LITURGIA CATTOLICA E TEMPIO MORMONE

 

Marcus Von Wellnitz

La maggior parte delle religioni incorpora una qualche forma di rito nella sua adorazione, sia che si tratti solo del canto di un inno in una riunione, dell’indossare un abbigliamento particolare, o dell’ inginocchiarsi in un determinato momento e luogo.
Più antica è la religione è più complesse e numerose sembrano essere le cerimonie, e più spesso si assomigliano l’un l’altra, indicando con ciò la probabilità di un comune inizio ancestrale originato nell’ antichità  (1).

Ci si aspetta  che il cristianesimo condivida il suo aspetto ritualistico della religione. La più antica istituzione cristiana, le chiese cattoliche dei rami romano e orientale, hanno perpetuato molte antiche cerimonie nel nostro tempo, mentre i gruppi moderni di revival, e i germogli protestanti hanno perso o volutamente eliminato una grande parte del rituale e hanno semplificato i loro servizi. La chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, non essendo né cattolica né protestante rivendica una restaurazione divina di antichi modelli e ordinanze.
La chiesa mormone ha due diversi tipi di riunioni, ciascuno dei quali si specializza in un elemento diverso della liturgia. Il culto ordinario della cappella, con servizi alla mattina o alla sera, si riferisce alla forma di culto semplicistica dell’adorazione degli inizi, con formalità e cerimonie ridotte al minimo, mentre d’altro lato le cerimonie del tempio, ristabiliscono l’antico ordine di rituale solenne.
In quest’ultimo caso, accettando il fatto della restaurazione, dovrebbero esserci alcune somiglianze e connessioni tra gli aspetti cerimoniali delle ordinanze dei Santi degli Ultimi Giorni e le tradizioni e le pratiche cattoliche (2) .

 

I costumi liturgici in epoca romana e dei riti orientali, indicano la dipendenza delle cerimonie sacre dagli Ebrei e dai primi cristiani, anche se si dice che  il rituale cattolico può aver subito cancellazioni, aggiunte e alterazioni che hanno modificato il suo carattere nel corso dei secoli (3).

Nella maggior parte degli aspetti, la liturgia romana è abbastanza comprensibile ai santi degli ultimi giorni che hanno frequentato il tempio, anche se gli scrittori cattolici sostengono che i loro riti sono una cerimonia incomprensibile, che la maggior parte dei fedeli capisce su per giù quanto una cerimonia di religione buddista o un rito di qualche setta cinese (4), ma le componenti fondamentali e gli elementi base del rituale antico possono essere riconosciute, e sono spesso nettamente distinte sebbene la versione cattolica  sia diventata nel corso di quasi due millenni, una combinazione di servizi di molte fonti diverse, con ordinanze alterate e talvolta appena percettibili di natura inattiva, rispetto al modello dell’ archetipo.

La struttura di base dei servizi religiosi S.U.G. è correlata ad una varietà di fattori, ma sembra essenzialmente di carattere ebraico, eccetto per l’aggiunta del sacramento come una derivazione cristiana, delle riunioni domenicali nella cappella, che sembrano paragonabili nella loro forma basilare e scopo, alle riunioni nella sinagoga, con la preghiera, il canto, le letture bibliche e le esortazioni. Il servizio del tempio però mantiene il suo obiettivo tipico ed ultimo.

 I mormoni non negano la dipendenza e l’associazione tra le loro riunioni e i riti e i servizi ebraici, mentre le chiese cattoliche,  in tutta la storia, spesso state in qualche modo ostili al tentativo inevitabile di paragonare apertamente  la loro liturgia alle sorgenti e alle pratiche ebraiche (5). L’ evidenza è tuttavia innegabile e i moderni scrittori e teologi cattolici ora ammettono liberamente le proprie origini ebraiche, e citano con orgoglio dei riferimenti del Vecchio Testamento, e degli antecedenti incorporati nelle loro cerimonie e dottrine. Quindi ora è abbastanza ovvio che dobbiamo aspettarci di trovare all’interno della chiesa degli inizi ‘molte reliquie del giudaismo’ ( 6). Poiché la prima società cristiana a Gerusalemme iniziò la sua esistenza come gruppo, nello schema  dell’antica fede ebraica… il panorama della prima adorazione cristiana dev’ essere cercato in queste due istituzioni ebraiche del tempio e  della sinagoga (7). Il culto cristiano ‘prese dal giudaismo’ (8) tuttavia le chiese cattoliche diedero a tutto ciò un ‘nuovo significato’ (8).

Il fatto che Cristo ed i suoi discepoli fossero stati profondamente coinvolti con il tempio e la sinagoga è giustificato dalle scritture del Nuovo Testamento (10). Appare evidente che i primi cristiani non solo tenevano i loro servizi domenicali o in una sinagoga ebraica o a casa di membri, ma anche che conservavano ancora la visita periodica al tempio e non vedevano alcun conflitto nella duplice natura del loro culto.

 Più tardi dopo la distruzione del tempio fatta da Tito nel 70 d.C., il suo posto nelle attività dei primi cristiani non fu semplicemente lasciato vacante, ma fu subito rimpiazzato da un servizio sostitutivo di carattere cerimoniale e ritualistico, con una nuova essenza cristiana. Così due riunioni di forme e scopi differenti venivano celebrate simultaneamente nella  chiesa neonata. il servizio mattutino che ancora ricordava molto da vicino la riunione meno cerimoniosa della sinagoga e poteva essere paragonata alla scuola domenica mormone, e anche alla riunione sacramentale perché consisteva interamente di preghiere, lezioni dalle scritture e  sermoni su come vivere il Vangelo e sulla teologia (12). A volte ci si riferiva ad essa come alla riunione dei catecumeni, poiché i credenti non battezzati, i simpatizzanti di adesso, avevano il permesso di frequentarla.

Poiché molti dei primi convertiti erano di origine ebraica è molto probabile che si sentissero a loro agio in questa riunione perché era una cerimonia presa in prestito dai servizi delle sinagoghe (13).
La riunione più formale con il suo rituale di accompagnamento ricalcato essenzialmente dal tempio si teneva alla sera.  Era qui che la natura sacramentale con le sue promesse e i suoi obblighi veniva ritratta cerimoniosamente, anche se era stata modificata per includere alcuni nuovi elementi e caratteristiche cristiane.
Il culmine della riunione era la consacrazione e la distribuzione dell’ Eucaristia con la sua liturgia e il simbolismo affiliati. Solo membri degni e iniziati erano autorizzati a partecipare a questo rito. La distinzione sacra e formale del servizio del Ascolta

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tempio venne perciò trasferito a questa riunione che poi assunse la funzione e la statura dell’ oggi distrutto tempio di Gerusalemme (14).

Tuttavia la divisione tra le due riunioni non continuò a lungo. Presto, forse per convenienza, entrambi i servizi furono uniti e fusi in uno solo, con la parte eucaristica che teneva la precedenza sulla parte didattica, usurpando sempre più tempo, e importanza, fino a quando le prediche e le esortazioni diminuirono notevolmente (15).
Ma finché ci furono catecumeni adulti che richiedevano di essere battezzati, alcune letture bibliche ed insegnamenti teologici continuarono ad essere impartiti, in genere nella parte iniziale del servizio, dopo di che i non membri venivano fatti uscire quando iniziava la parte rituale più solenne e della liturgia per i membri battezzati (16). Vi erano allora in vigore due messe la ‘missa catecumenorum’ e la ‘missa sacramentorum‘ (17).

 Più tardi, quando la maggior parte delle persone in Europa si era convertita al cristianesimo cattolico, la combinazione del servizio non fu più considerata necessaria e fu quasi completamente abolita, mentre la messa divenne l’esclusiva cerimonia liturgica. È interessante notare che i riformatori protestanti cercarono di reintrodurre nei loro servizi i discorsi e l’apprendimento dalle scritture. ciò diede alle riunioni ancora una volta una retrospettiva di equilibrio dell’ordine paleocristiano, includendo una lezione, e non prolungando indebitamente la riunione il segmento cerimoniale fu ridotto e spesso spostato all’inizio del servizio, come anche lo schema nella tradizione mormone. L’ eucaristia rimane comunque il punto culminante e il gran finale nella messa cattolica.
Fare affidamento troppo rigorosamente sull’ istituzione del tempio però era scomodo per la chiesa primitiva, perché implicava che il cristianesimo non fosse originale, ma dovesse  il suo formato al retaggio ebraico.
D’altra parte, ignorare completamente il rituale suggerito del tempio, ignorando il favore apostolico di cui aveva goduto, indirettamente, ammetteva che qualcosa era andata persa, o ingiustificatamente esclusa dalle prime tradizioni.
Il corso più efficace da perseguire fu quello di integrare i ritagli del rituale del tempio
nella messa, in un contesto diverso.
Seguendo quel modus operandi la chiesa trattenne il meglio di entrambe le opzioni (18).

Se possibile gli edifici della prima chiesa venivano costruiti  da est verso ovest, secondo la tradizione del tempio di Gerusalemme(19). Anche i primi templi SUG furono costruiti con quell’ orientamento (20).
Nelle prime chiese l’entrata era ad ovest, mentre il luogo santo con l’altare era posizionato nella parte orientale per indicare che una persona che entrava lasciava la regione delle tenebre, il mondo temporale e procedeva in avanti verso la regione della luce dove sorgeva il sole (21). Nel IV secolo il vescovo Cirillo di Gerusalemme, spiegò ai suoi ascoltatori il significato di questo comportamento peculiare.
Prima di tutto si entrava nell’anticamera del Battistero e lì si stava di fronte all’ ovest e si  ascoltavano le istruzioni per stendere la mano e rinunciare a Satana, come se fosse presente.

“Voglio dirvi perché state di fronte all’ occidente, è necessario perché è la regione delle tenebre, quando avete rinunciato a Satana, si è aperto il paradiso di Dio, che Egli pose ad est e come simbolo di questo, vi siete girati da ovest verso est la regione della luce” (22).
Le basiliche più antiche erano divise in tre parti: la prima atrio, o uno spazio all’aperto, quindi la Chiesa vera e propria, con l’area per la congregazione e, infine, delimitata da una barriera, il luogo santo per l’altare e il clero officiante (23).
Così la chiesa divenne un tempio perché è un luogo dove i cristiani celebrano un
sacrificio, scrive uno studioso moderno. Il santuario cristiano  nella misura in cui era un tempio, ricordava qualche modo il Santo dei Santi nel tempio di Gerusalemme (24).
Le chiese  di Costantino venivano paragonate ai templi (25) e i primi padri le capivano come tali (26).  La liturgia bizantina prescrive persino oggi che il clero citi il salmo 5 entrando in una chiesa ” Io entrerò nella tua casa, mi chinerò nel tuo santo tempio” (27).
I cattolici romani esitano ad applicare effettivamente la parola tempio ad una chiesa, ma i primi convertiti ebrei spesso si riferivano alla chiesa come alla ‘casa di Dio’ (Beth Eloheim) o tradotto letteralmente “casa degli dei” (28). Più spesso la chiesa fu chiamata “Domus Dei
o “dominicum” o  ’la casa del Signore’ (29). Anche la dedicazione di una chiesa era osservata come se fosse davvero la struttura più sacra e più santa.  L’altare e le pareti erano cosparse con olio e vino, veniva pronunciata una preghiera su tutti i recipienti e gli oggetti della casa (30). Lo si faceva per metterli a parte per sempre per il servizio di Dio onnipotente, e per separarli dall’ uso profano (31).
Il primo rituale che un cattolico incontra è il battesimo; è ancora una cerimonia impressionante, anche se la maggior parte dei destinatari al momento sono solo dei neonati. Nei primi secoli dopo Cristo, era persino un’ ordinanza ancora più memorabile e elaborata di oggi. Il richiedente era un adulto e quindi era pronto a seguire le istruzioni intensive prima dell’ iniziazione nella chiesa.
Poiché i battesimi erano celebrati per lo più nel periodo pasquale, il candidato partecipava anche alla veglia pasquale, una solenne cerimonia per commemorare la luce che esce fuori dalle tenebre (32).  Il battesimo stesso non veniva somministrato nella chiesa, ma in un edificio separato o annesso, chiamato battistero (33).
Molte di queste strutture speciali sono ancora in esistenza per esempio i battisteri a Nocera, Rieti, Napoli, Pisa e Firenze (34). A volte l’edificio era di forma ottagonale, per simboleggiare l’ equivalente ebraico del battesimo: l’atto della circoncisione l’ottavo giorno– e anche per simboleggiare che Cristo risorse dai morti otto giorni dopo il sabato ebraico, ora chiamato domenica (35).
Il vescovo Cirillo di Gerusalemme ha lasciato un resoconto approfondito di tale cerimonia nella sua chiesa nel IV secolo.
Appena sei entrato Ti sei tolto la tunica di strada e questo era un simbolo di scuotere da te la vecchia persona e le sue azioni dopo esserti spogliato eri nudo imitando, anche in questo, Cristo che era nudo sulla croce. Tu eri nudo agli gli occhi di tutti gli uomini ma non ne provavi vergogna”.Dopo queste cose vi veniva mostrata la strada per il fonte e ad ognuno di voi era chiesto se credevate nel padre, nel figlio e nello spirito santo. Dopo aver confessato quello, scendevate in acqua tre volte (36). Dal momento che i candidati appaiono molto spesso nudi alla cerimonia evidentemente si tenevano servizi diversi tenuti per gli uomini e per donne (37). Un battesimo cattolico nel nostro tempo è essenzialmente simile e altrettanto formale nella sua esecuzione. Poiché i candidati sono di solito bambini, i genitori, i padrini e le madrine sono più coinvolti nel rito, e forniscono le risposte al posto del neonato durante la breve intervista. Quest’ azione implica una forte idea di cerimonie fatte per procura, nella teologia cattolica (38). La prima parte del servizio è simile all’
intervista richiesta per il battesimo dei Santi degli Ultimi Giorni.
sacerdote- Che nome volete dare al vostro bambino?
genitori – …
sacerdote – Che cosa chiedete  alla Chiesa di Dio ?
genitori- Il battesimo.
sacerdote – Avete chiesto di far battezzare il bambino in tal modo si
accettate la responsabilità di addestrarlo nella pratica della
fede, sarà il vostro dovere, come genitori cristiani allevarlo fino a mantenere
i comandamenti di Dio come ci ha insegnato Cristo amando  Dio e il vostro
prossimo, chiaramente che cosa state per fare?
genitori- Lo capiamo.
sacerdote ai padrini – Siete pronti ad aiutare i genitori di questo bambino
al loro dovere di genitori cristiani?
Padrini – Lo faremo (39).

Ecco allora che la solennità dell’occasione e la responsabilità, e le conseguenze del battesimo imminente sono impresse nei partecipanti, dopo qualche preghiera e rituale al candidato viene fatta un’altra intervista, per accertare la sua fede e la comprensione della dottrina della Chiesa. Anche in questo caso i genitori o padrini rispondono per il neonato.
sacerdote – Rigettate Satana?
genitori – Sì.
sacerdote – e tutte le sue opere?
genitori – Sì.
sacerdote – e tutte le sue vuote promesse
genitori – Sì.
sacerdote – Credete in Dio, Padre, onnipotente creatore del cielo e della terra?
genitori – Sì.
sacerdote – Credete in Gesù Cristo, suo unico figlio, nostro Signore che fu
generato dalla Vergine Maria, fu crocifisso, morì e fu sepolto, risorse dai morti ed è ora assiso alla destra del Padre?
genitori – Sì
sacerdote – Credi nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?
genitori – Sì (40).

Poi viene celebrato il battesimo come simbolo di” lavaggio e purificazione”
(41). Oggi il fonte non è più situato nelle vicinanze, ma nella chiesa stessa, mai vicino all’altare a Oriente, da qualche parte vicino all’ ingresso, preferibilmente nella parte occidentale dell’edificio  “Nel vestibolo per significare che il bambino non è ancora completamente un membro della famiglia di Dio” (42).

Comunque a questo punto l’ordinanza non è completa, durante il rito del battesimo ci sono due unzioni con l’olio consacrato. La prima con l’olio dei catecumeni, la seconda con l’olio del crisma. ognuno ricevuto  in una forma diversa di consacrazione il giovedì santo.
Durante l’unzione con l’olio consacrato il sacerdote dichiara “Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo ti ha liberato dal peccato, ti ha dato una nuova nascita dall’acqua e dallo Spirito Santo e ti ha accolto con favore nel suo santo popolo. egli ora ti unge con il crisma di salvezza, come Cristo fu unto sacerdote, profeta e re, così possa tu vivere sempre come un membro del suo corpo condividendo la vita eterna’ “.

 Poi poi il ministrante unge il bambino con l’olio (43). Anche questa ordinanza
era celebrata anticamente come evidenziato ancora una volta da Cirillo di Gerusalemme che riferisce il significato e la procedura come segue.

“L’olio viene applicato simbolicamente la fronte e gli altri sensi e prima eri unto sulla fronte, poi sulle orecchie, …poi sulle narici… poi sul petto” (44).

Egli procede a parlare del simbolismo di questa azione.
“essendo stati degni di questa santa unzione voi siete ora chiamati cristiani
perché prima di questa ordinanza non avevate diritto a quel titolo ma stavate solo procedendo sulla strada verso diventare cristiani. Essendo ora diventati compartecipi con Cristo potete essere chiamati cristi o unti”
(45).

Poiché Cristo (Christos) significa unto, Cirillo suggerisce che tutti noi possiamo  diventare piccoli cristi tramite l’ordinanza dell’unzione. Con questa imitazione la persona è ora anche “un sacerdote e un profeta… reale in natura ” ha spiegato un teologo(46).

“L’olio è il simbolo della guarigione divina, il dono della forza e del potere sacerdotale” (47). “Il corpo è lavato cosicché l’anima sia purificata. il corpo è unto cosicché l’anima possa essere purificata”, scrisse Tertulliano (48) . Anche lui associa questo all’atto di una purificazione rituale (49) .

L’olio è conservato in appositi contenitori ed è disponibile ‘ per curare, illuminare, pacificare e rafforzare’ (50) .  In rito copto una persona può essere unta in 36 diverse parti del corpo (51) .
Toccare varie parti del neonato immediatamente dopo il battesimo e ungerlo è ancora una cerimonia di rito cattolico moderno. Il sacerdote tocca le orecchie e la bocca del bambino con il pollice dicendo:”Il Signore Gesù faceva sentire i sordi e parlare i muti, possa Egli toccare le tue orecchie per ricevere la sua parola e la tua bocca per proclamare la sua fede, e per lode della gloria di Dio Padre” (52). L’ordinanza stessa nel VI secolo impiegava il seguente monologo:
Segno la fronte, segno i tuoi occhi in modo che possano vedere la gloria di Dio, segno le orecchie in modo che tu possa sentire la voce del Signore, segno le narici in modo che tu  possa respirare il profumo di Cristo, segno le tue labbra in modo che possa parlare le parole di vita, segno il tuo cuore in modo che tu creda nella Santa Trinità, segno le tue
spalle in modo da poter sopportare il giogo del servizio di Cristo, nel nome del padre e del Figlio e dello Spirito Santo, in modo che possa vivere in eterno e per sempre in saecula saeculorum
” (53).
Infine, dopo l’applicazione di acqua e olio la persona riceve una nuova veste bianca dal momento che è ormai considerata rinata, ed ha bisogno di abiti.
In occasione della cerimonia battesimale moderna il sacerdote presenta al bambino un abito bianco e dice: ‘Sei diventato una nuova creatura e ti sei rivestito di Cristo vedi in questo indumento bianco il segno esteriore della tua dignità cristiana con

la tua famiglia e amici per aiutarti con la parola e l’esempio a portare quella dignità senza macchia nella vita eterna del cielo” (54). L’abito è anche indicato come l’abito della giustizia o la veste di luce (55).
Ambrogio paragonò l’ indumento ad un velo. ” Dopo queste cose avete ricevuto indumenti bianchi per dimostrare che avete messo da parte il mantello del peccato, e indossato il velo casto dell’ innocenza”(56).
Anche Cirillo di Gerusalemme usava degli indumenti bianchi nei suoi servizi di iniziazione: “Ma adesso, dopo aver messo via i vostri vecchi abiti, ed esservi vestiti di questi abiti bianchi, dovete sempre rimanere vestiti di bianco”(57).
L’iniziato doveva indossare questi particolari indumenti per il resto della giornata e
dopo questa ordinanza (58) riceveva anche un nuovo nome.
Anche quando una persona decide di entrare in un monastero o convento, lui o lei lascia la vecchia vita alle spalle e quindi simbolicamente mette da parte la persona vecchia ed i suoi abiti e riceve una veste nuova indicativa dell’ordine monastico particolare scelto.
L’antica cerimonia era molto elaborata e il destinatario doveva sottoporsi a una
serie di riti “si facevano certi interrogatori e si imponevano delle prove e venivano date delle istruzioni” prima che uno fosse ammesso allo stato sacerdotale ( 59).
Il novizio spesso accetta anche un nuovo nome, di solito quello di un santo cattolico che a volte gli viene assegnato, mentre in altri ordini può sceglierselo da solo.
Come abbiamo visto anche di recente, un papa della Chiesa Cattolica Romana,
entrando nella sua nuova chiamata, sceglie da solo anche un nome nuovo.
La cerimonia del battesimo cattolico è dunque un rito di iniziazione  (60). Il Concilio Vaticano II ha proclamato: ” La persona battezzata, la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo sono consacrati come una dimora spirituale e un sacerdozio santo (61).
L’ ordinanza è anche caratterizzata come un suggellamento compiuto dallo Spirito Santo al battesimo (62).  In alcune delle chiese più antiche ci sono a volte speciali camere di unzione ( 63).  Tutto questo sembra molto familiare ai santi degli ultimi giorni. Nel rito cattolico si compie un’ ulteriore unzione al momento

della confermazione. Qui il padrino pone la mano sulla spalla del destinatario che è inginocchiato nella cappella vicino all’altare.
Il vescovo appoggia la mano destra sulla testa dei candidati mentre il pollice unge la fronte della persona con l’olio. Dopo il crisma dà un buffetto alla guancia (64) dei confermandi. Questo rituale “ci dà la autorità di agire nel nome di Cristo e in nome della sua chiesa. Quando siamo confermati siamo autorizzati a fare la stessa cosa che Cristo farebbe se fosse qui, oggi” (65).
Nella chiesa orientale viene applicato dell’ olio sulla fronte, le orecchie, gli occhi, il torace, la bocca, il naso, le mani ed i piedi, per purificarli da peccati commessi attraverso il loro uso (66).
Tutti questi riti, viene insegnato, sono “sacramenti cristiani d’ iniziazione” (67),
una rappresentazione di una realtà sacra tramite segni materiali (68).
Dopo una lunga assenza nel rituale e nella  teologia, anche la pratica dell’unzione
dei malati, come supplemento dell’estrema unzione, (69) è stata ripresa dalla chiesa cattolica. Anche in questo caso al destinatario si applica l’olio sugli occhi, il naso, le orecchie,  la bocca le mani e i piedi (70).
Entrando in un edificio della chiesa  un cattolico si trova davanti ad una rievocazione
del rito di purificazione al battesimo. Anticamente una basilica includeva una vera fonte con l’acqua nell’ atrium di fronte all’ edificio stesso della chiesa. Qui i partecipanti alla liturgia “venivano spinti a lavarsi prima di entrare in chiesa” (71).
E’ stato suggerito che tale fonte non fosse che un residuo del vecchio impluvium della
villa romana (72). Eppure quasi tutti i templi dell’antichità e le moschee arabe ancora oggi hanno un lavabo cerimoniale vicino all’ ingresso (73).
Invece di presumere che l’atrio e la fonte in un chiesa cattolica sono modellati come una casa romana non sarebbe più adatto a suggerire che la villa possa essere stata modellata secondo gli elementi di base del luogo sacro delle ordinanze, il tempio?
In seguito questi bacini divennero sempre più piccoli e meno evidenti, e furono modificati in acquasantiere, vicino alle porte delle chiese cattoliche (74). Il loro scopo è quello di purificare tutte le creature dalle influenze maligne del demonio e

proteggerle contro tutto ciò che minaccia la loro salute e i loro beni (75). Sono sicuramente collegati con l’usanza domenicale di spruzzare la congregazione con l’acqua santa. L’usanza fu sostituita nei giorni feriali dallo spruzzarsi da soli “(76). Dunque una pulizia con  l’acqua è necessaria prima di entrare nella presenza di Dio (77).

Mentre la messa nei primi secoli dopo Cristo era stata limitata alla domenica, divenne successivamente una pratica celebrare dei servizi più volte a settimana e, infine, anche ogni giorno. Le riunioni alla sinagoga si tenevano solo una volta alla settimana
e la frequenza del culto cristiano sembra che fosse stata modellata su di essa, ma il fatto di offrire servizi in diversi momenti della giornata, dall’alba al tramonto, e in diversi giorni della settimana, mostra che le riunioni cristiane erano state fatte a imitazione del rituale del tempio, con i suoi sacrifici quotidiani (78).

E’ anche interessante notare l’ antica pratica di tenere uomini e donne separati nella chiesa proprio come erano disposti in luoghi diversi nel tempio di Gerusalemme (79).
Le donne dovevano stare su lati diversi della navata nella cappella, o erano ristrette in un balcone che si affacciava sulla grande sala principale (80).
Inoltre era giusto che nascondessero il capo con un velo o qualche tipo di copertura (81.) Una consuetudine che è diventata obsoleta in gran parte degli Stati Uniti, ma che è ancora prevalente nelle nazioni cattoliche del sud America e in Europa.
Per quanto riguarda la presentazione della storia e del progresso dell’uomo rimane molto poco nei rituali della chiesa odierni, sia come un dramma o recitazione.
Tuttavia alcuni resti ora oscuri attestano che il primo cattolicesimo conosceva il concetto come parte cerimoniale della chiesa. L’ atrium o uno spazio all’aperto delle basiliche ricorda la corte del tempio, e il giardino il refrigerium delle tradizioni, e in letteratura. l’atrio di una chiesa viene descritto come un cortile privato… con un pozzo al centro…. un bel giardino piccolo con pini e cipressi conosciuto come un paradiso” (82).

Qui poi incontriamo l’idea del giardino, il paradiso un boschetto splendido reale e ben tenuto, un giardino di eden con alberi “sempreverdi, una vite e delle rose”, prima che uno entri nella struttura sacra del tempio che rappresenta il luogo santo (83). Non tutti potevano entrare nella cappella per assistere ai servizi della chiesa primitiva. Il portinaio, un ordine minore del sacerdozio, già stava alla porta per vedere che entrassero solo le persone meritevoli e affidabili (84).
Un ultimo residuo dei guardiani del luogo sacro sono le statue di angeli, santi, sfingi e persino di bestie, e di creature dall’aspetto terribile agli ingressi dei santuari nel medioevo. Questi sembrano ricordare alla persona che chiede di essere ammessa
che dev’ essere pulita nelle azioni e nei pensieri prima di presentarsi alla divinità e partecipare alle sacre ordinanze.
Una cerimonia molto suggestiva di un ambiente della creazione è la vecchia veglia pasquale del rito cattolico, nel tempo di Pasqua. I catecumeni e i membri potevano essere ammessi. Si pensa che fosse un periodo di istruzione generale prima dell’ iniziazione di questi ultimi, ed una commemorazione per chi era già stato iniziato. Questo antico “festival della creazione” raccontava il passaggio o il rito di passaggio dalla nascita alla morte, da uno stato di vita ad un altro (85).
Iniziava con la congregazione che era nella più completa oscurità et tenebrae erant
super faciem abissi. La lux Christi veniva fuori da una pietra focaia, poi il cerimoniale cero pasquale era acceso nella tetra oscurità.( fiat lux) e la candela passava fra i partecipanti che accendevano le loro candele proprio da essa, in mezzo a grande gioia e grida di giubilo (jubilate et exultate). Questa festa sembra simboleggiare la creazione fuori dalle tenebre, e la venuta di Cristo come una luce per illuminare il mondo che era nelle tenebre.

Associata a questo rito era la lettura della storia della creazione, il resoconto delle inondazioni e l’esodo d’Israele dall’Egitto, come parabola dei progressi dell’uomo che indica la nascita e rinascita, speranza  e  disperazione (86).
La veglia è particolarmente notevole visto che accadeva immediatamente prima dell’iniziazione dei catecumeni e la liturgia sacrificale all’altare nel santuario della basilica. In particolare durante i periodi rinascimentale, barocco, e rococò le chiese furono trasformate in luoghi distintamente ultraterreni di gloria, divennero un misto di sale del trono imperiali, e celesti sale di stato (87). Furono impiegati i migliori scultori architetti e pittori e nessuna spesa fu mai risparmiata per trasformare le sale della chiesa in ambasciate celesti in cui i partecipanti ai riti divini potevano sentirsi come se fossero stati in cielo, alla presenza del re del mondo, per un certo periodo di tempo, prima di ripartire per la sfera mortale fuori dall’ edificio. Nulla può essere troppo buono, troppo costoso, troppo bello per la casa di Dio ( 88). Le chiese spesso assomigliano, e molte infatti superano, la grandezza e la maestria della sala celeste dei vecchi templi SUG della nostra epoca.

L’idea della chiesa come una corte celeste è stata abbandonata per uno stile più semplice e spesso dichiaratamente anonimo, che simboleggia la tristezza del mondo.

 L’ uomo è diventato un vagabondo e uno straniero, alla ricerca di un cielo e gli edifici della chiesa raffigurano la natura transitoria della vita umana. Essi rappresentano una tenda. Nel pellegrinaggio del genere umano sulla terra la Chiesa è ora la “chiesa pellegrina” (89).
Anche le processioni in luoghi diversi all’interno della chiesa e fuori, ci ricordano gli stadi della vita, il movimento continuo verso uno stadio di esistenza migliore e progressivo, un pellegrinaggio una mostra un leone, l’altra un drago; esse denotano rispettivamente Cristo e Satana che ci guidano attraverso questa esistenza, secondo chi abbiamo scelto di seguire (91).
Durante il nostro pellegrinaggio terreno dovremmo cercare la strada giusta ‘seguendo Cristo…fino alla nostra casa nell’ eternità’ (92).
A quanto pare le chiese cattoliche sono consapevoli dei diversi stadi delle rappresentazioni del tempio, inclusi quei riferimenti ad essi nel rituale della chiesa.
Anche l’introduzione della musica nella liturgia ha la precedenza nel tempio, e non nella sinagoga.
Sebbene il tempio mormone non utilizzi nelle sue cerimonie delle esibizioni musicali
il grande santuario di Gerusalemme impiegava l’uso di strumenti, canto corale, brani per orchestre e, probabilmente, anche di un organo (93).
Anche l’abito da cerimonia del clero cattolico durante la celebrazione delle ordinanze liturgiche è strettamente conforme ai paramenti sacerdotali del servizio al tempio (94).

“L’abito sacro era indossato da solo dal sacerdote che ministrava all’altare”. Scrisse Giuseppe ” lo indossava entrando nel luogo santissimo” (95), mentre altre persone che partecipavano al rito ebraico del tempio potevano essere anche vestiti di abiti speciali è solo il sacerdote e i suoi aiutanti vicini nella rappresentazione che sono vestiti  negli abiti rituali.  Egli indossa quegli abiti come procuratore della congregazione, davanti al Signore,  e li indossa anche perché rappresenta Dio per il popolo in attesa. Mentre officia all’altare il prete in un certo senso lascia questa terra, ed entra in un altro mondo  (96). Poiché l’ altro mondo,  il regno celeste era una regione di purezza e di gloria il colore tradizionale degli abiti fu per molto tempo il bianco.

Dovremmo concludere senza dubbio che l’abito appropriato agli uffici più solenni del sacro ministero durante l’epoca primitiva era sempre il bianco, persino negli scrittori medievali troviamo riconoscimento di abiti bianchi come il giusto abito per il ministero cristiano (97). La veste lunga e bianca che era indossata anche dal coro era usata solo nelle chiese, ma oggi non è necessariamente sempre bianca (98).

Tuttavia il camice è bianco, e bianca è la cotta del prete al momento della sua ordinazione (99). L’abito del papa si dice che assomigli a quello dei consoli romani, e i dittici antichi rappresentavano il papa in tutta la maestà di quei grandi dignitari romani e bizantini (100). Eusebio si rivolse ai vescovi di Tiro:”Voi  che siete vestiti con l’abito sacro che arriva ai piedi, ornato con le corone di gloria celeste” (101). Si dice che  i vescovi anticamente portassero mitrie o cappelli sacerdotali secondo il modello dei preti ebraici, che erano modellati come un turbante o un berretto (102). Gerolamo descrisse il copricapo dei sacerdoti: ” il quarto dei paramenti è un berretto rotondo piccolo, come se una sfera dovesse essere divisa attraverso il centro, e una parte si mettesse sul capo ma non c’è un picco in alto, né copre tutto il capo, per quanto i capelli si estendono, ma lascia scoperto circa un terzo della parte anteriore del capo;  è attaccato ad una striscia sul retro della testa, in modo da non cadere (103).
La beretta indossata nel secondo millennio del cattolicesimo era un berretto quadrato con tre angoli o sporgenze in aumento dalla sua corona e che hanno per la maggior parte un fiocco che pende (104). Il copricapo dell’ officiante è importante, quando si eseguono atti ufficiali.

che sono per lo più di natura autorevole (105). Associato al copricapo è il taglio dei capelli all’ ordinazione dei  sacerdoti, la tonsura, che è anche di carattere cerimoniale (106).  E ‘ anche importante notare che il clero, soprattutto monaci e monache, sono letteralmente sepolti nelle loro vesti (107).

Ci sono altri oggetti che fanno parte delle vesti rituali, come la cintura collegata alla tonaca e il camice. è ‘lunga come una sciarpa’  e rappresenta la prontezza ad eseguire i comandi di Dio, l’esattezza nelle osservanze religiose e  la vigilanza per quanto riguarda la nostra salvezza eterna (108). La stola è un altro articolo che fa parte del vestito completo durante la liturgia. Viene indossata dal clero sopra le spalle o intorno al collo, ma su lati diversi a seconda del grado all’interno del sacerdozio. Il diacono, ad esempio la indossa sopra la spalla sinistra, e la fissa sul lato destro (109), mentre il sacerdote e il vescovo la indossano incrociata sul petto (110). Mentre ci si veste con la stola viene detta una preghiera speciale ‘restituiscimi  Signore la stola dell’immortalità, che ho perso attraverso la trasgressione dei miei progenitori” (111).
La maggior parte del cambiamento del vestito si svolge in un ambiente particolare, il sacretarium (112). Tuttavia il sacerdote toglie ancora alcune parti delle vesti durante la cerimonia stessa, e prende altri articoli e li indossa mentre sta officiando (113). Ma non solo i partecipanti presso l’altare sono incaricati di indossare alcuni indumenti particolari. Gerolamo incoraggiava anche i visitatori alla liturgia di indossare vestiti nuovi per l’occasione, anche se meno rituali di carattere: “Anche noi non dovremmo entrare nel santo dei santi nelle nostre vesti di tutti i giorni, proprio come ci piace, quando queste sono diventate contaminate dall’uso della vita ordinaria, ma con la coscienza netta e abiti puliti “(114).

Indossare abiti nuovi e puliti è abbastanza appropriato per chiunque, quando si entra nella casa di Dio ma il sacerdote, che partecipa attivamente alle ordinanze, opera con un codice diverso e deve apparire in abiti cerimoniali, perché entra nell’area dell’altare, il santuario e un luogo santo in una chiesa cattolica.

La realtà di un altare in una cappella presenta un altro suggerimento che la liturgia della messa e le ordinanze siano davvero un amalgama delle cerimonie dei luoghi di culto e centri di rituale sacro. il concetto di un altare non fu preso dal servizio nella sinagoga perché non c’era altare, è un adattamento dal tempio di Gerusalemme o da qualsiasi tempio, per quel che si sa. In origine i pagani accusavano primi cristiani di non possedere un santuario con un altare nelle loro sale di riunione. Un altare era stato parte integrante della maggior parte delle religioni antiche e dei rituali (115). Non potrebbe essere che l’altare sia stato quindi deliberatamente introdotto nella chiesa per dare ad essa l’aspetto di un santuario sacro, e allo scopo di dare agli ebrei e ai pagani convertiti un tocco di familiarità nostalgica che facilitasse la loro accettazione del cristianesimo?  Nelle prime chiese si vedeva un solo altare, ma il numero di essi aumentò gradualmente nei secoli successivi fino a quando alcune delle grandi cattedrali vantavano una molteplicità di cappelle laterali, ognuna con il suo altare (116).
Una volta che la chiesa era diventata un tempio e l’altare era stato introdotto, necessariamente vennero adottati altri oggetti correlati e altre pratiche fra questi naturalmente incenso e candele che erano caratteristiche standard del tabernacolo e del sacro santuario di Gerusalemme (117). Le candele sull’altare erano evidentemente una copia delle candele menorah di solito sette in una chiesa cattolica, ma ce ne possono essere anche  di meno, una sola è coppia il minimo accettabile per la messa (118).
Un altra adozione di un rituale esterno era il velo che le donne erano tenute ad indossare in chiesa, in particolare all’altare per la cerimonia nuziale (119). Clemente lo insegnò in questo modo: “E inoltre lasciate che la donna abbia questo che le copra interamente la testa e se quindi velo coprirà gli occhi con modestia e con un velo non sarà fuorviata né fuorvierà gli altri esponendo il suo viso al percorso pericoloso del peccato. per questo vuole dire la parola visto che si addice alla donna pregare a testa coperta “(120). Con l’introduzione dell’altare nella chiesa la miscela del tempio e la sinagoga divenne ancora più completa. L’ altare ancora era una struttura della corte esterna e non del tempio sacro, ma l’appartenenza di entrambi i luoghi fu presto stabilita. Il sito dell’altare nella chiesa fu trasformato in un santuario, e lo scopo e la funzione dell’ arca dell’alleanza nel sancta sanctorum fu trasferito verso l’altare. Con il vero e proprio tempio di Gerusalemme distrutto e la chiesa cattolica come suo successore auto-denominatasi, il sito dell’altare della chiesa ora simboleggiava il luogo più sacro, il sancta sanctorum (121). Questo fu drammaticamente sottolineato dagli architetti rinascimentali e barocchi, che spesso circondavano l’altare con statue di angeli che rappresentavano i cherubini della presenza del Signore sull’ arca dell’alleanza (122). Essi dovevano proteggere la struttura più sacra e anche agire come testimoni delle ordinanze e delle promesse e dei giuramenti fatti alla loro presenza (123).

Infine fu adottato anche il velo che separava il santo e la sua arca dal resto della sala. Nella sua versione cattolica fu eretta una barriera tra l’altare e il resto della chiesa, dove i fedeli si riunivano per assistere ai riti liturgici. Il santuario è chiamato il luogo santo (Haikal) ed è tagliato fuori dalla navata da uno schermo di reticolo (124).

Giovanni Crisostomo, nel suo tempo, parla di veli che coprivano il santuario durante la consacrazione degli emblemi sacramentali, e una poesia di san Paolino di Nola inizia con un verso “velati sono i sacri altari ” (125). Nei riti orientali del cattolicesimo, l’altare ” è nascosto dietro uno schermo solido “(126).

A volte si tratta di una “tenda che nasconde l’altare durante l’anafora” (127). Quasi tutte le chiese nei primi secoli possedevano un divisorio di rete che separava l’altare dal resto della chiesa e anche gli altari laterali venivano “velati da uno schermo” (128). Nella chiesa posteriore i veli e gli schermi furono eliminati progressivamente o convertiti in una balaustra, un recinto ornato con un cancello, chiamato i cancelli (129). Tuttavia a quelli non ancora ordinati di solito non veniva permesso di entrare nell’ altare del santuario, e anche re e imperatori ne venivano esclusi ad eccezione di determinate occasioni, come la loro incoronazione (130). I primi altari solevano essere coperti da un baldacchino sorretto da colonne e conosciuto come  ciborio. Dal tetto del ciborio pendevano dei veli di stoffa preziosa (131). Così l’altare appare anche come il trono di Dio, il propiziatorio, coperto da un baldacchino reale, come un trono reale dal quale governava il suo dominio (132). Vicino all’altare inoltre stanno i seggi delle autorità presidenti che le cerimonie nel santuario (133) alcune delle chiese barocche e rinascimentali presentano un altro simbolo interessante al di sopra dell’altare sul soffitto. E’ l’occhio onniveggente di dio dipinto o scolpito come un vero e proprio occhio, spesso circondato da un triangolo, rappresentato altre volte, meno ovviamente, come un cerchio da cui emettono raggi o addirittura come una finestra rotonda attraverso la quale penetra la luce giù nel santuario.  Qui, poi, è apparente l’ ulteriore tentativo di imprimere nei partecipanti al rito l’idea che il Signore è sempre presente e osserva tutte le cose in particolare le azioni e voti presso l’altare. L’ aggiunta di questo ornamento simbolico divenne appropriata durante il Rinascimento perché l’ altare a quel tempo era abitualmente eretto sulla parete di fondo della navata,una pratica che non esisteva nei primi secoli dopo Cristo. A quel tempo l’altare era in posizione tale che il sacerdote poteva trovarsi di fronte alla congregazione durante la celebrazione della liturgia (134 ).

La messa cattolica si evolvette intorno all’altare, che era il luogo centrale del culto e del rituale nella chiesa. Esso era letteralmente l’arca dell’alleanza dove contraevano alleanze con Dio e si facevano dei voti (135).
Di rilievo tra queste sono le promesse di matrimonio ratificate dall’anello,dal bacio, e dalla stretta di mano della coppia, mentre gli sposi ponevano le mani giunte sul libro del Vangelo (136). Comunque  l’altare è anche una sostituzione dell’altare del sacrificio nel cortile del tempio di Gerusalemme, e paragonabile al tavolo del sacramento nella cappella mormone, perché simboleggia il sacrificio di Cristo e, al tempo stesso, il sacrificio che ogni singolo partecipante è disposto a fare per Cristo (137 ).
Poiché l’altare è collocato alcuni gradini più in su del resto della chiesa, si può propriamente chiamare il monte del sacrificio (138). Siccome i sacrifici animali non erano più effettuati nel rituale cristiano, l’altare divenne noto come il luogo di sacrifici spirituali (139). E’ il luogo del sacrificio della morte di Cristo ed anche allo stesso tempo il luogo del suo trionfale ritorno alla vita e della sua conquista sulla morte (140). La messa come parte della liturgia diventa così un’ altra iniziazione (141),  “il rifacimento dell’ opera della nostra salvezza sotto un velo simbolico” (142). Durante il sacrificio figurativo poniamo noi stessi sull’altare”, scrive un teologo cattolico, “e quando siamo all’altare è nostro dovere trasformare i nostri cuori….. noi annunziamo in modo simbolico che la nostra intera giornata appartiene a Dio” (143). In quanto la messa è davvero un’ altra iniziazione, i celebranti sono obbligati a passare attraverso un’ ulteriore cerimonia di purificazione prima di iniziare la liturgia, come ci si aspetta prima di una iniziazione. Il sacerdote si lava le mani in un breve rito noto come il lavabo (144). Anticamente lo si faceva prima di recitare le preghiere (145).  Un modo di purificazione vagamente oscuro, ma puramente riconoscibile viene richiesto anche ai fedeli che entrano in chiesa per assistere alla messa e ricevere la comunione. Sono già stati purificati al battesimo, ma poiché la messa rappresenta un rinnovamento dell’iniziazione hanno bisogno di lavarsi di nuovo e lo fanno prendendo po’ d’acqua dal bacino all’ingresso della chiesa

a varie parti del loro corpo, ora sono puri e possono entrare nel tempio e ricevere le ordinanze sacramentali. Come indicato in precedenza, il candidato al rito del battesimo veniva intervistato per determinare la sua dignità e preparazione. Un tale scrutinium era una ricerca in profondità nell’anima del richiedente (146.) Questo stesso tipo di intervista, naturalmente, diventa ancora necessario prima che uno partecipi alla messa che è un’ altra iniziazione, ma in questo momento è la persona stessa che ha bisogno guardare dentro di se e determinare la propria dignità, prima di andare alla messa e comunicarsi presso l’altare. Se ha commesso delle trasgressioni l’applicazione del sacramento della penitenza idealmente dovrebbe precedere l’atto del ricevere l’Eucaristia. Nessuno con gravi peccati sulla coscienza dovrebbe andare alla santa comunione senza prima confessare i suoi peccati (147). Se perciò sente di avere dei peccati non confessati che turbano la sua anima, un cattolico deve comparire dinanzi al suo sacerdote ed essere assolto e dichiarato di nuovo degno di rinnovare i voti presso l’altare (148). Può persino essere escluso dalla comunione, se non è ritenuto pronto a condividere il sacrificio (149). La chiesa cattolica insiste quindi su una qualche forma di intervista, prima di partecipare alle ordinanze del santuario. La frequenza alla comunione dipende quindi dalla frequenza alla confessione (150), ma a un cattolico non si chiede necessariamente di andare a confessarsi, se si comunica molto di frequente, magari ogni giorno, a meno che non abbia commesso qualche peccato grave dall’ l’ultima comunione, tuttavia egli deve sottomettersi alla confessione almeno una volta l’anno (151).

L’ attività della confessione potrebbe rappresentare una scena simbolica al velo, perché il candidato compare davanti a Dio, che solo può rimettere i peccati e che è rappresentato dal sacerdote; egli si incontra con lui in solitudine,  per un esame personale e per ascoltare, e separato solo da una tenda o schermo. L’occasione per l’incontro può essere diversa, ma le condizioni ritualistiche sono appropriate e familiari.

E’ il sacerdote che esegue la maggior parte della messa, in quanto egli rappresenta al tempo stesso Dio e la congregazione. La recente tendenza comunque è stata quella di coinvolgere la gente molto più che in passato.

 Il Concilio Vaticano II del 1960 ha suggerito una maggiore partecipazione alla messa da parte della congregazione. La chiesa desidera vivamente che i fedeli cristiani, quando sono presenti a questo mistero della fede, non dovrebbero essere lì come estranei, o muti spettatori, ma dovrebbero prendere parte all’azione sacra consapevoli di ciò che stanno facendo con impegno e piena collaborazione. Ogni persona presente all’ assemblea dei fedeli deve fare bene la sua parte. ” Il maestro delle cerimonie dirige tutti quelli nel santuario ricordando con tatto di assolvere i loro ruoli correttamente” (152). Anche se il coinvolgimento è limitato ad alcuni movimenti fisici ed alle risposte vocali alla presentazione da parte dell’ officiante  all’altare. ” Qualche volta cantate, qualche volta leggete, qualche volta ascoltate, qualche volta voi ve ne state seduti, qualche volta vi alzate, qualche volta vi inchinate, altre volte vi inginocchiate” scrisse un teologo antico (153).

Durante le istruzioni e la maggior parte delle letture, la congregazione si siede (154), mentre altre volte deve stare in piedi (155). E’ una consuetudine universale alzarsi e rimanere in piedi in presenza dei superiori, in modo che pregare stando in piedi è un segno esteriore di rispetto verso Dio (156 ). Si sta anche in ginocchio. Il significato simbolico denota umiltà, supplica alla ricerca di aiuto, e anche un’ ammissione di colpa (157).

Ad una messa moderna la congregazione si alza almeno sei volte nel corso della presentazione, e si inginocchia non meno di tre volte (158). E’ anche appropriato chinare il capo soprattutto quando il coro canta il Gloria Patri o quando ci si avvicina o ci si allontana dall’altare (159). La partecipazione vocale implica principalmente le risposte e le affermazioni a stadi specifici per tutta la cerimonia liturgica. “Non ascoltavano semplicemente le preghiere del sacerdote, in silenzio, ma le ratificavano con acclamazioni ” come è stato registrato (160). Come nella maggior parte delle riunioni delle confessioni cristiane anche il cattolico risponde con un amen al termine di una preghiera (161), ma ci sono ancora altre risposte da dare  dopo altre recitazioni degli officianti; dopo la Nobis quoque peccatoribus “il grande atto di ringraziamento si chiude, mentre siamo d’accordo col dire amen” (162). Così pure al Gloria tibi Domine e ad alcune altre preghiere è richiesto un amen dalla congregazione, e dopo il Dominus vobiscum, c’ è anche una risposta di prammatica quando  si risponde con ‘ et cum Spirito Tuo‘ (163). Il sacerdote però è coinvolto più attivamente nella liturgia, e le sue azioni presso l’altare sono quindi molto più pronunciate e di natura elaborata. Si genuflette e china la testa diverse volte durante la messa (164). In determinate fasi prega rivolto a est (165). Altre volte si rivolge verso la congregazione e guarda debitamente ad ovest. Simbolicamente il sacerdote rappresenta la gente quando si volge ad est, verso Dio, e rappresenta il Signore quando ha di fronte i fedeli nella chiesa (166). Quando diversi ministri partecipano alla messa a volte stanno attorno all’altare, anche se non tutti possono toccare singolarmente la tavola dell’altare (167).

Comunque alcune delle azioni più ritualistiche del sacerdote eseguite con le mani spesso passano del tutto inosservate allo spettatore casuale. Egli tocca il corpo segnando parti speciali di esso col segno della croce e si batte anche ripetutamente il petto (168). Più evidenti sono le mani alzate al Memento al Comunicantes al Nobis quoque peccatoribus e  all’Igitur (169). Al secreta prima della consacrazione degli emblemi, nonché per l’ Oremus il Prefactus, il Canone e il Pater noster “il prete si alza anche con le mani alzate… verso est e originariamente anche i fedeli si alzavano in piedi… fronteggiando l’est e con le braccia sollevate” (170).  Ai nostri giorni, è forse un po’ insolito nei nostri servizi di culto rivolgersi al Signore e presentare una petizione in questo modo, ma di regola era molto importante che i fedeli stessero in piedi, con le mani alzate fronteggiando l’ est con gli occhi fissi in direzione del sorgere del sole (172).
Difficilmente visibili sono le diverse posizioni delle dita del prete durante la cerimonia della consacrazione eucaristica, particolarmente quando tocca ed eleva l’ostia (173).

L’ ostia simboleggiava il signore e i suoi emblemi non possono evidentemente essere maneggiati a meno che le dita non abbiano assunto una stranissima posa. Nel quarto secolo, Cirillo di Gerusalemme discusse alcuni di questi riti. “Quando vi avvicinate all’altare, pertanto, non venite coi polsi estesi o le dita aperte, ma con la vostra mano sinistra fate un trono per la destra come per ricevere un re, dopo aver incavato il palmo della mano ricevete  il corpo di Cristo e dite amen. Venite anche vicino alla coppa del suo sangue, ma non stendere le mani invece curvatele in avanti e dite amen, in segno di riverenza e di culto (174).

Le preghiere all’altare nella messa cattolica sono anche molto familiari a un osservatore SUG. Una vasta gamma di argomenti è inclusa nelle petizioni per considerazione speciale da parte del Signore. Intercessioni venivano chieste per il popolo, per i re, e per altre necessità (175). Agostino menzionava la pace del mondo, la chiesa, i re, l’esercito, la città, i bisognosi, i carcerati, i vecchi e gli stanchi, i marinai, gli schiavi, i malati, i morti, il tempo, i buoni raccolti, e le vendemmie (176). Poiché la maggior parte degli elementi ricordati riguardavano le esigenze terrene e fisiche, essi erano evidentemente inclusi per mostrare tolleranza verso i non membri che erano preoccupati per questi favori. L’inserimento degli imperatori e l’esercito si pensa fosse stato fatto per placare gli organi dello Stato, in un momento in cui i primi cristiani erano ancora fortemente perseguitati (177).

Questa preghiera generale per la chiesa e il mondo, la cosiddetta Communis oratio era offerta in antifona, in modo che la congregazione ripeteva ciò che il sacerdote pronunciava (178).
Di nuovo il vescovo Cirillo lasciò una breve istruzione riguardo a questa supplica:

 ”chiediamo a Dio la pace comune nella chiesa, il benessere del mondo per i re e per i soldati, e per gli alleati, per i malati e per gli afflitti, e in una parola per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto noi tutti preghiamo e offriamo questa ordinanza. Ricordiamo anche coloro che sono morti prima di noi i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri” ( 179).

Cirillo include poi nella sua commemorazione i dirigenti defunti della chiesa, così come i parenti e gli amici che sono morti. Il ricordo dei morti è dunque un altro aspetto importante della messa giornaliera, nella fede cattolica (180) durante il Memento il prete chiede una benedizione scelta per i santi defunti ed altre persone importanti che sono morte. ” In origine i nomi delle persone per cui si pregava nella liturgia erano scritti su tavolette o pergamene che venivano piegati due volte ed erano chiamati dittici” (182).

 Nel rito orientale questo libretto o rotolo veniva chiamato il”libro dei vivi e dei morti” poiché conteneva i nomi delle che erano gravemente ammalate e richiedevano una speciale considerazione durante la preghiera, presso l’altare (183). In un primo momento i nomi si leggevano ad alta voce, ma pare che ci volesse troppo tempo per leggere ogni singolo nome “Quindi il registro dei nomi venne posto sull’altare e semplicemente lo si citava nel Memento” (184). Anche se questa cerimonia non è più interamente inclusa nella messa è una degli ultimi resti di un qualche tipo di lavoro per i morti nel rito cattolico. Il luogo di queste preghiere è stato forse preso dalla messa speciale chiamata ” di Requiem “celebrata esclusivamente per i parenti defunti. Seguendo l’apice della liturgia, che è la consacrazione dell’Eucaristia, il fedele fa un passo avanti per ricevere l’emblema (185).

Per i mormoni il sacramento lo si riceve in un servizio nella cappella; comunque per i cattolici il luogo può essere, correttamente cambiato nel santuario del tempio, in quanto l’altare sacrificale era una funzione del rituale del Tempio di Gerusalemme. Il consumo della carne animale da parte del sacerdote, dopo il sacrificio, era necessario nel giudaismo. Il rituale aveva la sua importanza nella nozione di  un’espiazione (186).

Anche la distribuzione al gruppo dell’ emblema sacrificale è fatta in modo simbolico, nella cappella cattolica. Mentre le chiese più moderne non mostrano più, necessariamente, la barriera attorno all’altare, le vecchie strutture sì. Chi riceve l’ eucaristia si inginocchia da un lato della balaustra e il sacerdote che rappresenta il signore sta dall’altro lato. Questo simboleggia ancora una volta Dio che distribuisce la sua grazia e la sua speciale santificazione ai suoi figli, dietro il tramezzo. E’ di fatto l’unica interazione che avviene tra l’officiante e il destinatario (187). In passato si usava un’ altra connessione fisica tra i ministri del santuario e tra la gente in assemblea. Questa era il sommo rituale bacio di pace che si verificava subito prima della comunione con Dio.” Il prete lo dà al diacono e il diacono  al suddiacono , quest’ultimo al resto del clero… [fino all'VIII secolo] tutti i presenti hanno preso parte al rito uomini e donne separatamente (188). Ma ancora una volta l’ordinanza non si è protratta nel nostro tempo,  perché nel XIII secolo, mentre l’ abbraccio continuava, il bacio fu eliminato (189). Esso rappresenta l’accettazione della persona come un compagno iniziato, e la sua accoglienza nella comunità (190). Oggi rimane solo ‘un abbraccio leggero’, e spesso non è più di una stretta di mano, però l’idea di base di un contatto fisico vicino all’altare è arrivata dall’antichità come un rito sacro.
L’ingresso solenne in chiesa e all’altare nel santuario è anche esibito nel rituale d’apertura della porta santa. La Porta Santa in San Pietro a Roma, e in altre chiese accuratamente scelte (191).

Questo rito viene eseguito solo ogni 25 anni e rappresenta l’entrata dei figli di Dio alla presenza del Signore. Le medaglie medievali incise per l’occasione, mostrano spesso Cristo da un lato del portale e il papa o la gente dall’ altro (192). Il papa picchia tre volte con un martello d’oro, a questo bussare  la porta viene aperta dai muratori e lui può entrare e procedere verso il santuario.

Poi il resto del clero e del popolo lo segue. Una preghiera detta da papa VIII Clemente durante il rito nel 1600 dimostra chiaramente che la cerimonia effettivamente rappresenta l’ingresso nel tempio di Dio: “Apritemi i cancelli della giustizia quando sarò entrato loderò il mio Signore; entrerò o Signore nella Tua casa ti adorerò nel tuo timore, nel tuo tempio” (193).  Che il Signore sia nascosto dietro un qualche tipo di barriera lo si deduce dai molti  dipinti e steli provenienti da chiese e cimiteri dei primi secoli del cristianesimo. Dio non è mai completamente visibile, ma può essere visto solo il braccio mentre si stende da dietro un velo, una tenda, una nuvola o uno schermo, come nelle chiese di Nola, SS Cosma e Damiano a Milano, San Apollinare in Classe a Ravenna, e altre (194) .

Anche se la corretta interpretazione può eludere il fedele moderno è evidentemente un antico simbolo di grande significato e di realtà trascendente.

Varie ordinanze e rituali nella liturgia cattolica poi derivano dal tempio e sono state adottate dalla Chiesa in un contesto nuovo. Roma non ha abolito i riti del tempio, però, ma li  semplicemente adottati, ogni particella delle antiche ordinanze e delle immagini è stata assorbita dai sacramenti cristiani” (195).  Per i percettivi santi degli ultimi giorni vi sono paralleli evidenti e relazioni ovvie. In effetti somiglianze di  forma e di scopo mostrano la probabilità di una fonte comune e di una  comune origine fornendo un supporto interessante alle  rivendicazioni SUG di una restaurazione divina di alcune verità eterne apparentemente conosciute e praticate anticamente dai santi dei primi giorni

 

 

Note

Marcus Von Wellnitz insegna a Brema, Germania occidentale, all’università del Maryland.

1. Vedere per esempio Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend, Hamlet’s mill, (Boston, David R. Godine, 1977); Joseph Campbell, the Hero with a thousand faces, (Princeton, N.J. Princeton University Press 1949).

2. La comprensione dei SUG non verte tanto sulle somiglianze e possibili duplicati nei rituali, quanto sulla giusta autorità divina per convalidare e celebrare le ordinanze.

Fernand Cabrol, The holy sacrifice: A simple explanation of the mass, trans C. M. Anthony pseud

(London Burns Oates & Washbourne ltd 1937) p 2.

4. Ibidem p.1

5 Vedere l’eccellente dissertazione di Hugh Nibley, l’invidia cristiana del tempio, quando le luci si spensero, (Salt Lake City, Deseret Book Company 1970).

6. Reginald M. Woolley, The liturgy of the primitive church, (Cambridge England  the university press 1910, p.26).

7. Ralph F Martin, Worship in the early church, (London, Marshall, Morgan e Scott, 1964) p.18-19.

8. Ludwig Eisenhofer e Joseph Lechner, The liturgy of the Roman rite, trans A.  J. e E. F. Peeler (New York Herder and Herder, 1961).

9. Dom Jan De Punier, The Mass, its origins and history, trans the Benedectines of Stanbrook, (London, Brooks, Oates & Washburn Ltd) p. 27

10. Cristo arrivò persino ad officiare nella sinagoga (vedere Luca 4:16; Giov. 18:20) e tutti i primi convertiti conoscevano bene la sua struttura (vedere Atti 2:46; 3:1; 13:13-14; 17: 1-2; 18:4). I cristiani venivano considerati come una setta puramente giudaica. (Atti 16:13; 19:9).

11. Atti 2:46.

12. Giustino Martire,1 Apologia 67, Tertulliano De Animo 9. Da notare l’attinenza alla sinagoga che iniziava con la Shema Israel, e poi veniva seguita dalle preghiere, dalle lezioni dalla legge e dai profeti, e dall’esposizione di un sermone.

13. Cabrol, The holy sacrifice, p.46

14. Vedere Woolley, Liturgy of primitive church, p.34

15. Ibid. p. 35, 38, 39, vedere anche Giustino Martire, I’ Apologia, 65, 67. Tertulliano De Animo 9. Origene Romans 10: 33; . Ludwig Eisenhofer e Joseph Lechner, The liturgy of the Roman rite, trans A.  J. e E. F. Peeler (New York Herder and Herder, 1961) p 245.

16. Vedere Woolley, Liturgy of primitive church, p.35 e segg.

17. Ivo of Chartres, Epistula 219, Woolley, Liturgy of primitive church, p 33, 36.

18. Hugh W Nibley, The idea of the temple in history, Millenial Star 120, aug. 1958 p. 230 ristampato con il titolo, What is the temple? ( Provo, Utah, BYU University Press 1963).

19. Tertulliano, Apologia, 10; Adversus Valentinum, 3.

20 N. B. Lundwall, Temples of the most high, (Salt Lake city, Bookcraft, 1968) pg. 112.

21. Joseph Rykwert, The twentieth century enciclopedia of Catholicism, vol 120 Church Building, (New York, Hawthorn book, 1966), p. 27; 

Trascrizione fonetica

Dizionario

   Charles Walker, ” The ritual reason why” (Oxford A. R. Mowbray & co) 1901 pp 22, 23.

22. Cyril of Jerusalem, Catechetical Lectures, 19 (first lecture about the Ordinances) 2. 4. 9.

23.John H Miller Fundamentals of the liturgy, (Notre dame ind. Fides Publishers Association 1959) p. 83.

24. Joseph Rykwert, Church Building, p. 7, 14

25. Eusebius, Ecclesiastical History, 10. iv, 45.

26. Ambrose, Epistula 20 n. 2.

27. Meletius M. Solovey, The byzantine divine liturgy- history and commentary, (Washington D.C. Catholic University of America press inc 1970)  p. 115

28. Eduard Syndikus, The twentieth century encyclopedia of catholicism vol 1211, Early Christian Art (New York, Hawthorn Books, 1962) pp. 38ff. Il suffisso heim fa Eloheim tecnicamente plurale, sebbene non venga tradotto al plurale. Comunque, se letteralmente tradotto, “Beth Eloheim” sarebbe la “Casa degli dei” forse per suggerire che quelli che entrano diventano dei.

29. Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 106, 107. La parola dom deriva da ‘domus

basilica viene dal greco ‘basileus’ re e regno. Forse è da questo termine chei Testimoni di Geova chiamano i loro luoghi di riunione ‘Sale del Regno’.

30.Il rito gallicano è contenuto nel missale Francorum 56,53 Altre dedicazioni si trovano nel Reginensis 1, 88, particolarmente nella preghiera Deus Sanctificatinimis, anche nell’ Ordo Romanus 41. 1– 31  anche nella sezione Ordo quomodo ecclesia debeat.

31. Walker, The ritual ‘reason why’ p 55.

32. Arthur Mc Cormack, the twentieth century encyclopedia of catholicism vol 50 Christian initiation, (New York Hawthorn Books 1969 pp. 54-60).

33. Irene- Henri Dalmais, The twentieth century encyclopedia of catholicism vol. 112 Eastern liturgies (New York Hawthorn Books1966)  p. 68 ; Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite, p. 135.

34.Syndicus, Early Christian Art, pp. 70–71.

35. Ambrose, Exposito in evangelium secundum Lucam,5.49; De Abrahamo 2 xi 79.

­­­­­­­­­­­­­­­­­36. Cyril of Jerusalem, Catechetical Lectures, 20.2, 4.

37. McCormack, Christian Initiation p. 63

38. Ibid.,pp 70-71.

39 The rite of baptism, (Collegeville Minn. The liturgical Press. 1970) p 3-4

40. Ibid,. pp 9-10.

Ascolta

Trascrizione fonetica

41. McCormack, Christian Initiation p 32.

42 Ioseph E Payne, Together at baptism Notre Dame dame ind Ave Maria press 1971 p. 15 see also the Rituale Romanum, 2, i 46.

43. The rite of baptism, p.11.

44. Cyril of Jerusalem, Cathechetical Lectures, 21, 3, 4.

45. Ibid,.pp 5 and 1.

46. Payne Together at baptism p. 37.

47. Miller, Fundamental of the liturgy, p. 208

48.Tertulliano, De Resurrectione, 8, Il Battesimo nell’insegnamento cattolico simboleggia l’aspetto negativo, in quanto rimette i peccati ma non fa nulla per elevare l’uomo. Lo rende solo neutrale agli occhi di Dio eliminando il peccato originale. L’unzione rappresenta l’aspetto positivo in quanto santifica l’uomo e gli dà una posizione presso Dio (Vedere Mc Cormack, Christian Initiation, p.67).

49. Tertulliano, De baptismo, 7.

50. Robert Lesage, The twentieth century Enciclopedia of Catholicism, vol,. 114, Vestments and church  furniture,(New York, Hawthorn Books 1960) pg. 76; Tertulliano, De Baptismo,p. 7.

51. Dalmais, Eastern Liturgies, p.73.

52.The Rite of Baptism, p.12

53. Mc Cormack, Christian Initiation, p.50. Vedere anche Louis Bouyer, Christian Initiation, (New York McMillan Co., 1960); M E, Boissard, I renounce Satan his pomp and his works, cited in D George et al, Baptism in the New Testament London Geoffrey Chapman 1964.

54. The Rite of Baptism, p.11

55. Dalmais, Eastern Liturgies, p.72. E’ usato anche come indumento in cui seppellire i bambini morti prima dei sette anni perché “Noi possiamo essere certi che dormano in Gesù”. Walker, The ritual ‘reason why’ p 190.

56. Ambrogio De Misteriis, 7.

57. Cyril of Jerusalem, Cathechetical Lectures, 22.8.

58. Mc Cormack, Christian Initiation, p.65.

59. Ta Vita Pachomii 7. 22.

60. Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 338

61. Constitution of the church, 2.20

62. Bernard J Cooke, Christian Sacraments and Christian Personality (/New York Holt Rinehart and Winston 1965 p 27-28.

63. Rykwert, Church Building, p.22

64. Fulton. J Sheen, These are the sacraments, (New York Hawthorn Books 1962) p. 40 44

65. Payne Together at baptism p. 49.

66. Francis J Connell, The Seven Sacraments what they are, what they do, Glen Rock (N J Paulist Press 1966) p.59.

67. Bernard J Cooke, Christian Sacraments and Christian Personality,p. 23.

68.Bernard Piault, What is a sacrament? vol. 49; The twentieth century Enciclopedia of Catholicism(New York Hawthorn Books 1963)p. 42. Vedere anche Clemente, Stromata, 6.15; Giovanni Crisostomo, Commentary on first Corinthians; Giustino Martire li condannava come un’imitazione di Satana delle cose reali. 1 Apology, 66.

69. Francis Nicholas Halligan, The ministry of the celebration of the Sacraments: Sacraments of reconciliation (New York Alba House 1973) 2, 195 ff.

70. Sheen, These are the sacraments, p.99-101

71. Miller, Fundamentals of the liturgy p. 112; vedere anche Paulinus of Nola epistulae 32. 15.

72. Ibidem

73. Vedere Esodo 30:18

74.Rykwert Church Building p. 23

75. Lesage, Vestments and church furniture, p 69.71. Ci sono tre tipi di acqua benedetta per differenti occasioni. (p. 69).

76. Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 136; vedere anche il liber Pontificalis 1. 172 e the apostolic constitution 8 i 29.

77. Miller, Fundamentals of the liturgy p. 307; vedere anche Eusebius, Ecclesiastical History 10. 4. 78.. Joseph A. Jungmann, The mass of the  roman rite: its origins and development (Missarum Sollemnia) (New York Benziger Brothers Inc. 1961).P.175; Miller, Fundamentals of the liturgy p. 235.

79. Alfred Edersheim, The temple its Ministry and Services, (Grand Rapids Mich.: Wm B Eerdmans

Publishing Comp reprint 1958 p. 48).

80. Rykwert Church Building p. 29.

81. Wharton B Marriott, Vestiarium Christianum the origin and gradual development of the dress of Holy ministry in the church,

(London Rivingtons 1868 p xxiv vedere anche le ammonizioni di Paolo in 1 Corinzi 11.

82. Syndicus, Early Christian Art,p.40

83. Ibid. p. 47. Da notare anche i giardini attorno al tempio dei Santi degli Ultimi Giorni. La “piazza del tempio”.

84. Connell, The seven sacraments, p. 83

85 McCormack, Christian initiation, pp. 55-58.

86. Ibid. pp. 58-60

87. Miller, Fundamentals of the liturgy p. 93.

88. Joseph A Dunney, The mass, (New York, the McMillan Company 1925) p. 348.

89. Miller, Fundamental of the liturgy, p. 93-94

90. Walker, The ritual ‘reason why’ p. 99.

91. Ibid.,p. 101.

92. Miller, Fundamental of the liturgy, p.200

93. Alfred Edersheim, The temple p.76-81.

94.Marriott, Vestiarium Christianum, pp. iv-v

95. Josephus, The jewish wars,5 v. 7.

96. Jungmann, The mass of the roman rite, p. 198

97. Marriott, Vestiarium Christianum, pp. xxxiii-xxxiv

98. Lesage, Vestments and church furniture, p. 97-98

99. John O’ Brien, History of the Mass and its ceremonies in the eastern and western church, (New York, New Catholic Publication Society Co., 1885) pg. 37: Connell, The seven sacraments, p- 146;

vedere anche 1 Samuele 2:18; Apocalisse 15:6; Cristo stesso era vestito di bianco (Luca 22:11).

100. Fernand Cabrol, The holy sacrifice, p. 78-79.

101. Eusebius, Ecclesiastical History, p. 10, 4.

102. Marriott, Vestiarium Christianum, p. 188; per il sacerdote ebreo vedere Esodo 28:4

103. Letter to Faciola, citato in Marriott, Vestiarium Christianum pp.13-14.

104. John O’ Brien, History of the Mass and its ceremonies, p- 52-53.

(105) Ludwig Eisenhofer e Joseph Lechner, The liturgy of the Roman rite p.155.

(106) Connell, The Seven Sacraments p. 147; non solo i sacerdoti cattolici hanno i capelli tagliati ma questa era un usanza antica fra i mesopotamici, gli egiziani e nel lontano oriente, nel sud est asiatico e persino in India anche oggi. Negli Stati Uniti i preti cattolici non hanno la tonsura.

(107) Vedere The Catholic Enciclopedia, ed. Charles C. Hebermann, 15 voll. (New York Robert Appleton Company 1908) 3:72.

(108) O’ Brien, History of the Mass and its ceremonies, p. 39; 42-43; (italics in the original); Martin, Worship in the early church, p. 37

(109) Ibid. p. 46. Una buona foto si può vedere in Sheen, These are the sacraments, p.113.

(110) Walker, The ritual ‘reason why’ p 42; Dunney, The mass, p. 360

 (111) O’ Brien, History of the Mass and its ceremonies, p. 47.

(112) Francois Amiot,The twentieth century Enciclopedia of catholicism, voll. 110, History of the mass,( New York Hawthorne Books, 1958) p. 22

(113) . Jungmann, The mass of the roman rite, p 199; Walker, The ritual ‘reason why’ p. 169

(114) Gerolamo, on Ezechiel, 44.

(115) Minucius Felix, Octavius, 32.

(116) Per la chiesa antica vedere Eusebio, Ecclesiastical History, 10.4

(117) Lesage, Vestments and church furniture pp 40 ff., 59 ff., 81 ff.

(118) Miller Fundamentals of the liturgy, pp.108-109

(119) Dalmais, Eastern liturgies, p.116.

(120) citato in Marriott, Vestiarium Christianum p. xxv.

(121) Dunney, The mass, p, 129; Vedere anche Eusebius, Eecclesiastical history p.10 4

(122) Esodo 25:18- 19.

(123) John Moschus, Pratum Spirituale, 4 10.

(124) Dalmais, Eastern liturgies, p 59.

(125) Citato in Dunney, The mass, p 127, 128.

(126) Rykwert, Church Building, p.56.

(127) Amiot, History of the mass, p. 77 fn. 2

(128) O’Brien,  History of the mass and its ceremonies,frontespizio e p. iii, spiegazione f.

(129) Walker, The ritual ‘reason why’ p. 23 e Miller, Fundamentals of the liturgy,pp. 110-111

(130) Miller, Fundamentals of the liturgy,p 111.

(131) Dunney, The mass, p, 126-127.

(132) Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 123.

(133) Dunney, The mass, p,23

(134) Jungmann, Mass of the roman rite, p. 181; Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 124-125. L’altare è stato rimosso dalla parete ai tempi nostri dal Concilio Vaticano secondo che ha decretato che, se possibile l’altare doveva essere più vicino al popolo così che tutti potessero guardare i procedimenti della messa.

(135) Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 126.

(136) Dalmais, Eastern Liturgies, pp. 117-120.

(137) Cooke, Christian Sacraments and Christian Personality, p. 138

(138) Walker, The ritual ‘reason why’ p. 23.

(139) McCormack, Christian Initiation p 117, 122 segg.

(140) Il baldacchino sull’altare è il ciborio, da kiborion in greco e keber in ebraico, entrambi significano ‘tomba’ (Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 123).

(141) Halligan, Sacraments of Reconciliation, (p. v. Foreword), O Brien, History of the Mass and its ceremonies p. 1, da myesis un’ordinanza di iniziazione, o massah, un debito o obbligazione, si cita anche teleion, un rituale di perfezione (p.3).

(142) Miller, Fundamentals of the liturgy, p. 212.

(143) Ibid., p. 217, 219.

(144) O Brien, History of the Mass and its ceremonies p 178-179; Amiot, History of the Mass,p. 67-68. Tertulliano, De Oratione, 13; Clemente, Stromata 4. 22

(145) Tertulliano, De Oratione, 13.

(146) Miller, Fundamentals of the liturgy, p. 146

(147) Cooke, Christian Sacraments, and Christian Personality, p. 88.

(148) Dalmais, Eastern Liturgies, p. 97 e segg.

(149) Halligan, Sacraments of Reconciliation, pp. 127 e segg.

(150) Eisenhofer e Lechner, The liturgy of the Roman rite, 373.

(151) Connell, The seven sacraments, pp. 114-115.

(152) James D Walker, Commentators lectionary, (Milwaukee, The Bruce Publishing Company, 1965), preface.

(153) Walker, The ritual ‘reason why’ p. 83.

(154) Ibid., vedere anche Luca 4:20; Giovanni 8:2; Atti 20:9; 1 Cor. 14:30; Giustino Martire I Apology 67; Apostolic Constitution 8. 6. 2

(155) Vedere Marco 11:25; Matteo 6:5; Luca 18:11; Salmi 134:2; 1 Re 1:26; Giustino Martire I Apology 67; Apostolic Constitution 8. Concilio di Nicea, Canone 20.

(156) Eisenhofer e Lechner, Liturgy of the roman rite p. 85, Tertulliano, De Oratione 23.

(157) Ibid., 85-86; Tertulliano, De Oratione 23; Apostolic Constitution 8. 6. 8; 3 Re 8:54; 19:8 Daniele 6:12; Luca 22:41; Matteo 20:36; Atti 29:40. La prostrazione, fatta al tempo dell’ordinazione sacerdotale mostra la più grande umiliazione (p. 87).Vedere anche Genesi 17:3 e Giosuè 5:14.

(158) James D Walker, Commentators lectionary, p. 2

(159) Walker, The ritual ‘reason why’ p.74-75. Adesso è normale genuflettersi quando si passa davanti all’altare.

(160) Jungmann,. The Mass of the Roman Rite, p. 170.

(161) Amiot, History of the Mass, p. 104.

(162) Walker, Commentators lectionary, p. 8.

(163) Miller, Fundamental of the liturgy, p. 248; Dunney, The Mass, p. 45.

(164) Vedere  L Kuenzel A Manual of the Ceremonies of Low Mass,(New York, Frederick Puster e Co., 1938); Pierre Jounel, The Rite of  Concelebration of The mass and of  Communion under both species,( New York, Desclee Company, 1967) p. 192.

(165) Miller, Fundamental of the liturgy, p. 194.

(166) Walker, The ritual ‘reason why’ p.116-117.

(167) Jounel, Concelebration, p. 84.

(168) Kuenzel, Ceremonies of Low Mass.

(169) Jounel, Concelebration, p.116-118.

(170) Jungmann, Mass of the Roman Rite, pp. 246-247.

(171) Dunney, The Mass, p. 17; vedere anche Amiot, History of the Mass, p.82; Esodo 17:11, 9:19; Salmi 27:2; 62:5; 133:2; Luca 24:50; Isaia 1:15; Tertulliano, De Oratione, 14, Clemente 1 Epistola ai Corinzi 29. Anchise fa lo stesso nell’Eneide di Virgilio 2. 688, quando prega a Giove.

(172) Jungmann, Mass of the Roman Rite, p. 172.

(173) Kuenzel, Ceremonies of Low Mass p. 133, 137; Per una fotografia vedere quella del card. Sheen nel testo di Henri Daniel Rops, This is the Mass,(New York, Hawthorn Books, Inc. 1958) pp. 105, 109, 113, 117, 121.

(174) Cirillo di Gerusalemme, Cathechetical Lectures,23, 21-22.

(175) G. G. Willis, Essay in Early Roman Literature (London S.P.C.K.1964) pp. 5 e segg. Vedere anche Ambrogio, De Sacramentis , 5 V. 14.

(176) Agostino, Sermons, 4. 9. 8; vedere anche 1 Timoteo 2: 1-2;  Giustino Martire I Apologia 1. 17; Tertulliano, Apologia, 30.

(177) Woolley, Liturgy of primitive church, p.32.

(178) Jungmann, Mass of the Roman Rite, p. 305.

(179) Cirillo di Gerusalemme, Cathechetical Lectures 23, 8-9.

(180) Jungmann, Mass of the Roman Rite, p. 41 e segg.

(181) Amiot, History of the Mass, pp. 83-84, 106-108.

(182) Walker, The ritual ‘reason why’ p. 127.

(183) Jungmann, Mass of the Roman Rite, p. 396

(184) Ibid., 399. Vedere anche Hugh W. Nibley, The Early Christian Prayer Circle,  Brigham Young University Studies, 19 (Fall-1978) 41-78.

(185) I cattolici ricevono solo l’ostia alla comunione, il prete prende il vino, come delegato della congregazione.

(186) Edersheim, The temple, pp. 105 e segg.

(187) E’ interessante notare l’ordine della distribuzione dell’eucarestia durante la comunione, “il capo, (vescovo o prete) dell’assemblea era il primo a riceverla” ( Jungmann, Mass of the Roman Rite, p. 490).

(188) Amiot, History of the Mass, p. 121. vedere anche Romani 16:16; Giustino Martire I Apologia 65.

(189) Amiot, History of the Mass, p. 121; Jungmann, Mass of the Roman Rite, p. 483.

(190) Miller, Fundamental of the liturgy, p. 449.

(191) Herbert Thurston, The Holy Year of Jubilee, (London, Saints and Co., 1900). Questa porta è paragonata al Cancello del Re, o al Cancello  Sacro, o persino al Cancello d’oro di Gerusalemme.

(192) Ibid., p. 50.

(193) Ibid.,p. 221, 244. Per una foto del Papa Paolo VI che celebra la cerimonia vedere The Pope Speaks, vol. 19 n. 3 (1975) p. 179.

(194) Syndicus, Early Christian Art, pp 138-142; Per una figura vedere J. Davis, The Early Christian Church (New York, Holt Rinehart and Winston 1965) illus. 10.

(195) Hugh W. Nibley, The Christian Envy, p. 72.

 

 

 

 

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