L’esistenza di Dio

Gennaio 9, 2009

L’esistenza di Dio – dal momento che la fede in Dio costituisce il  fondamento del credo religioso e della pratica, e come una conoscenza degli attributi e del carattere della deità — è essenziale ad un intelligente esercizio di Fede in Lui, questo soggetto prende il primo posto nel nostro studio delle dottrine della chiesa mormone.

L’esistenza di Dio a stento può essere un tema per una disputa razionale; non richiede prove tratte dalle deboli dimostrazioni della logica dell’uomo, perché il fatto è ammesso praticamente dalla famiglia umana senza questione, e la consapevolezza della soggezione ad un potere supremo è un attributo innato dell’ umanità.

Le prime scritture non trattano di una dimostrazione primaria dell’esistenza di Dio, né di attacchi alle sofisticherie dell’ateismo, e da questo fatto possiamo dedurre che gli errori del dubbio si sono sviluppati in qualche epoca posteriore. Il consenso universale dell’umanità all’esistenza di Dio è a dir poco fortemente corroborante.

C’è , nella natura umana, una passione filiale che fiammeggia verso il cielo. Ogni nazione, ogni tribù, ogni individuo, anela a qualche oggetto di riverenza. Per l’uomo è naturale adorare ; la sua anima non è soddisfatta fino a quando non trova un dio. Quando gli uomini, tramite la trasgressione cadono nelle tenebre riguardo al Dio vero e vivente, si sono stabiliti altri dei, e così sorsero le abominazioni dell’ idolatria. E tuttavia, persino le pratiche più rivoltanti testimoniano dell’esistenza di un Dio dimostrando così la passione ereditaria dell’uomo per l’adorazione

L’ evidenza su cui l’umanità basa la sua convinzione riguardo all’esistenza di un Essere Supremo, può essere classificata per convenienza sotto i tre punti seguenti:

1. L’ evidenza della storia e della tradizione.

2. L’ evidenza fornita dall’esercizio della ragione umana .

3. L’ evidenza conclusive della rivelazione diretta da Dio.

  • 1. La storia e la tradizione storica come scritta dall’uomo, e autentica tradizione come trasmessa di generazione in generazione prima della datazione di ogni documento scritto ora esistente, dà evidenza dell’attualità di Dio e dei rapporti intimi e personali fra Dio e l’uomo nelle prime epoche dell’esistenza umana.

Uno dei primi resoconti conosciuti, la sacra Bibbia, chiama Dio Creatore di tutte le cose, e inoltre dichiara che Egli si è rivelato ai nostri progenitori terrestri ed a molti altri sacri personaggi nei primi giorni del mondo.

Adamo ed Eva udirono la sua voce nel giardino, e persino dopo la loro trasgressione  continuarono ad invocare Dio ed a sacrificare a Lui. Perciò è chiaro, che essi portarono con loro, fuori dal Giardino una conoscenza personale di Dio. Dopo la loro cacciata udirono ‘la voce del Signore dalla direzione del Giardino di Eden sebbene non lo vedessero; ed Egli diede ad essi comandamenti a cui essi obbedirono. Poi venne ad Adamo un angelo e lo Spirito Santo,  ispirò l’uomo e gli portò testimonianza del Padre e del Figlio.

Caino ed Abele seppero di Dio dagli insegnamenti dei loro genitori e dalle loro esperienze personali. Dopo che l’offerta di Abele fu accettata e quella di Caino rigettata e dopo il fratricidio di Caino, il Signore parlò con Caino, e Caino rispose al Signore. Caino perciò deve aver portato una conoscenza personale di Dio dall’Eden alla terra dove ando a dimorare. Adamo visse novecentotrenta anni e gli nacquero molti figli. Egli li istruì nel timore di Dio e molti di essi ricevettero, ministrazioni dirette da Lui.

 Dei discendenti di Adamo, Set, Enos, Cainan, Mahalaleel, Jared, Enoch, Matusalemme, e Lamec il padre di Noè, ognuno rappresenta una distinta generazione, vivevano tutti al tempo di Adamo. Noè non nacque che centovent’anni dopo la morte di Adamo, e inoltre visse quasi seicento anni con suo padre Lamec, da cui, senza dubbio, fu istruito nelle tradizioni che riguardavano le  manifestazioni personali di Dio, Lamec aveva appreso dalle labbra di Adamo.

Tramite Noè  e la sua  famiglia una conoscenza di Dio per tradizione diretta fu portata al di là del diluvio; e, inoltre, Noè aveva una diretta comunicazione con Dio, e visse per istruire dieci generazioni dei suoi discendenti. Poi seguì Abramo, il quale anch’egli aveva una comunione personale con Dio, e dopo di lui Isacco, e Giacobbe o Israele, fra i cui discendenti il Signore operò grandi meraviglie tramite Mosè. Così, se non ci fossero stati resoconti scritti, la tradizione avrebbe preservato e trasmesso una conoscenza di Dio.

Ma anche se i resoconti della più antica comunione personale con Dio fossero stati sbiaditi col tempo, e perciò avrebbero avuto una risonanza più debole avrebbero potuto non fare altro che dare luogo ad altre tradizioni basate su manifestazioni posteriori della personalità divina. Fino a Mosè  il Signore si faceva conoscere, non solo da dietro la Cortina di fuoco e lo schermo di nuvole, ma con una comunione faccia a faccia, laddove l’uomo contemplò persino “le sembianze” del suo Dio.

Questo resoconto di comunione diretta fra  Mosé e Dio, era condivisibile in parte col popolo a seconda della sua fede e purezza, è stato preservato da Israele in tutte le generazioni. E da Israele le tradizioni dell’esistenza di Dio si sono diffuse in tutto il mondo; cosicché troviamo tracce di questa antica conoscenza persino nelle mitologie pervertite delle nazioni pagane.

2. La ragione umana, operando su osservazioni della natura, dichiara a gran voce l’esistenza di Dio. La mente, già imbevuta di verità storiche della divina esistenza e la sua intima relazione con l’uomo, troverà evidenza confermatoria nella natura da ogni parte; e persino a colui che rigetta la testimonianza del passato, e presume che il suo giudizio è superiore al credo comune delle epoche, le natura rivolge un appello le molteplici evidenze del disegno della natura si rivolgono. L’ osservatore è impressionato dall’ordine manifesto e dal sistema della creazione; egli nota la regolare successione del giorno e della notte che forniscono alternati periodi di lavoro, gli animali, le piante. La sequenza delle stagioni, ognuna coi suoi periodi di attività più lunghi e recupero; la dipendenza reciproca di animali e piante; la circolazione dell’acqua dal mare alla nuvola, dalla nuvola ancora alla terra con effetto benefico.

Man mano che l’uomo procede ad un esame più accurato delle cose, trova che tramite lo studio e l’investigazione queste prove sono moltiplicate molte volte.

Egli può imparare le leggi tramite le quali la terra e i suoi mondi  associati sono governati nelle loro orbite, tramite le quali i satelliti sono subordinati ai pianeti, e i pianeti ai soli; egli può contemplare le meraviglie dell’anatomia vegetale e animale, ed il meccanismo insuperabile del suo proprio corpo ; e con tali appelli alla sua ragione che crescono a ogni passo, la sua meraviglia su chi ha ordinato tutto questo da luogo all’adorazione per il Creatore la cui presenza e potere sono così proclamate con forza; e l’osservatore diventa  un adoratore.

Ovunque in natura c’è l’evidenza di causa ed effetto; da ogni parte c’è la dimostrazione dei mezzi adatti allo scopo. “Ma tali adattamenti”, dice uno scrittore pensieroso, “indicano adattamento per un dato scopo, e l’adattamento è l’ evidenza di intelligenza, e intelligenza è l’ attributo della mente,  e la mente intelligente che ha costruito l’universo stupendo è Dio .”

Ammettere l’esistenza di un disegnatore davanti all’evidenza del disegno, dire che ci dev’essere un adattatore in un mondo di adattamento intelligente, credere in un adattatore quando la vita dell’uomo dipende direttamente dall’adattamento più perfetto che ci possa concepire non è altro che accettare verità evidenti in se stesse.

Il fardello di prove sulla non esistenza di Dio spetta a colui che mette in dubbio la solenne verità che Dio vive. “Ogni casa è costruita da qualcuno;  ma colui che costruisce tutte le cose è Dio.”

Chiaro come la verità così espressa, che fra gli uomini ci siano alcuni che professano di dubitare dell’evidenza della ragione e di negare l’autore del loro stesso essere.  Non è strano che, qui e là ci sia uno, che trova nell’adattamento esibito dalla formica nel costruire la sua casa, nell’architettura dell’alveare e nella miriade di casi di istinti ordinati, fra i più piccoli esseri viventi , una prova di intelligenza da cui l’uomo potrebbe imparare ad essere saggio, e tuttavia mette in discussione l’operazione dell’intelligenza nella creazione dei mondi e nella costituzione dell’ universo?

La consapevolezza dell’uomo gli parla della sua stessa esistenza; la sua osservazione prova l’ esistenza di altre del suo tipo e di innumerevoli ordini di esseri organizzati.

Da questo concludiamo che qualcosa dev’essere sempre esistita, perché se ci fosse stato un tempo di non esistenza , un periodo di nulla, l’esistenza non avrebbe mai potuto iniziare, perché dal niente non può derivare niente. L’esistenza eterna di qualcosa, allora, è un fatto al di là di ogni discussione; e la domanda che richiede risposta è cos’è quell’eterno qualcosa quell’esistenza che è senza inizio e senza fine? 

La materia e l’ energia sono realtà eterne; ma la materia in se stessa non è né vitale né attiva , né lo è la forza intelligente in se stessa; tuttavia la vitalità e l’ attività sono caratteristiche di cose viventi, e gli effetti dell’intelligenza sono presenti universalmente. La natura non è Dio; e scambiare l’una per l’altro è chiamare l’edificio un architetto, la stoffa disegnatore, il marmo scultore, e la cosa il potere che l’ha fatta.

Il sistema della natura è la manifestazione di un ordine che implica un’intelligenza direttiva; e quell’ intelligenza è di caratteristica eterna, coeva con l’esistenza stessa.

La natura stessa è una dichiarazione di un essere superiore, la cui volontà e scopo mostra nei suoi variati aspetti.  Al di là e al di sopra della natura sta la natura di Dio.

Mentre l’esistenza è eterna, e perciò non c’è mai stato un inizio all’esistenza, non ci sarà mai una fine, in un senso relative ogni stadio dell’organizzazione deve aver avuto un inizio, e ad ogni fase di esistenza come manifestata in ognuno degli innumerevoli ordini delle cose create, ci fu un primo come ci sarà un ultimo; sebbene ogni fine o  conclusione in natura non è che un altro inizio.

Così, l’ ingenuità dell’uomo ha inventato teorie per  illustrare, se non per spiegare, una possibile sequenza di eventi tramite i quali la terra è stata portata da uno  stato di caos alla sua condizione abitabile al presente; ma tramite queste ipotesi questo globo una volta era una sfera sterile, su cui non avrebbe potuto esistere nessuna delle innumerevoli forme di vita che la popolano adesso.

Il teorico deve ammettere perciò un inizio di vita sulla terra, e tale inizio è spiegabile solo presumendo qualche atto creativo, una generazione spontanea, o un contributo dall’ esterno della terra. Se ammette l’ introduzione della vita sulla terra da qualche altra e più antica sfera, non fa altro che estendere i limiti della sua inchiesta riguardo all’inizio della vita; perché spiegare l’ origine di un roseto nel nostro giardino dicendo che è stato trapiantato da un germoglio di rosa che cresceva altrove, non è una risposta alla domanda concernente l’ origine delle rose.

La scienza presume di necessità un inizio per i fenomeni vitali su questo pianeta, e ammette una durata finita della terra in suo corso corrente di cambiamento progressivo; e come per la terra così coi corpi celesti in generale.

 L’eternità di esistenza, poi, non è più positiva come indicazione di un Governatore eterno di quanto lo sia l’infinita sequenza del cambiamento, ogni stadio del quale ha sia l’inizio che la fine. L’ origine delle cose create, l’inizio di un universo organizzato, è dichiaratamente inspiegabile su ogni assunzione di un cambiamento spontaneo della materia, o di un’operazione fortuita ed accidentale delle sue proprietà.

La ragione umana, così facile ad errare trattando soggetti di minore importanza, non può da sola condurre il suo possessore a una convincente conoscenza di Dio; tuttavia il suo esercizio lo aiuterà nella sua ricerca, rafforzando e confermando verso il suo il Fattore il suo istinto ereditato.

“Lo stolto ha detto in cuor suo: “Dio non c’è “. In questo passaggio secondo l’uso della scrittura in altri passi, lo sciocco è un uomo malvagio, uno che ha perso la sua saggezza facendo il male, portando tenebra al posto della luce nella sua mente, ed ignoranza invece di conoscenza. Con un percorso del genere, la mente diventa depravata e incapace di apprezzare i migliori argomenti della natura. Un peccatore incallito diventa sordo sia alla voce dell’intuizione che della ragione nelle cose sacre e perde il privilegio di comunicare col suo Creatore, perdendo così i mezzi più forti di ottenere una conoscenza personale di Dio.


Testimonianza di Vanessa Malara

Gennaio 4, 2009

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Testimonianza di Vanessa Cicciò

 

Desidero condividere la mia testimonianza che io so che Gesù Cristo vive. So che Egli mi ama e che continua a parlare con suoi figli mediante i profeti, e risponde alle nostre preghiere, quando i nostri desideri sono sinceri.

So che Joseph Smith è stato chiamato da Dio per riportare la verità sulla  terra. So che il Libro di Mormon è un altro testamento di Gesù Cristo e che nel leggerlo possiamo sentire lo spirito di Dio che ci conferma la sua veridicità.

So che le famiglie possono essere eterne ed essere felici per sempre, grazie al sacrificio di Gesù Cristo fino alla fine della vita su questa terra Egli continuerà a dimostrare il suo amore e misericordia verso i suoi figli.


Un tempio in Italia

Ottobre 4, 2008

UN TEMPIO IN ITALIA

Un tempio a Roma!

 

Oggi nel corso della prima sessione della 178 conferenza, il Presidente della chiesa Thomas Monson ha annunciato la costruzione di un tempio in Italia, proprio in Italia, a Roma!

Una sorpresa per tutti mormoni italiani, e la voce si è diffusa subito anche fra coloro che non avevano visto la sessione, perché le buone notizie corrono presto.

Cosa si può dire quando si riceve una notizia che si era aspettata da tanto tempo, e che ormai non si sperava più di ricevere?

Che è bello.

Che cambierà la nostra vita.

Che vorremmo fare qualcosa anche noi per contribuire ad affrettare la realizzazione di questo “sogno”, ma che da qui, da Alessandria a Roma, ci sono quei seicento chilometri che ci impediscono di essere là, a portata di mano, e che il tempio possiamo solo desiderarlo, e andarci ma solo quando sarà completato, e invece, i fortunati saranno quelli che lo vedranno crescere, come si vede crescere un bambino che gattona, poi si alza e vacilla e poi corre.

Noi lo vedremo solo correre….

Sinora ci eravamo recati al tempio svizzero, due, tre volte l’anno, ma fra due anni circa, il nuovo tempio entrerà in funzione e potremo recarci in questo luogo santo senza spese eccessive, e di conseguenza più frequentemente.

L’emozione ci fa vibrare, certo, il tempio è nostro, un altro punto fermo nell’universo, un punto in cui esiste solo il bene, e la presenza di Dio, un luogo dove potremo recarci quando le cose di fuori si faranno troppo difficili, per vincerle solo con le nostre forze. Un luogo dove riceveremo potere e illuminazione e forza.

Non bastano parole per esprimere i sentimenti di gioia che sentiamo nel cuore.

Grazie Padre!


L’avversita’ e il pianto

Luglio 26, 2008

 

 di Elaine Cannon

Durante l’avversità si versano molte lacrime e, considerando l’ammontare di avversità nel mondo, oggi c’è un sacco d’acqua.

Come Geremia che lamentava la condizione miseranda di Gerusalemme, ci fu un tempo quando io stavo lamentando lo stato miserabile della mia vita in quel periodo. Quello voleva dire lacrime. E un sacco di buone lacrime.

Un giorno mentre stavo preparando la lezione per la Primaria mi imbattei in Lamentazioni 3:26 che dice: « E’ bene attendere in silenzio il soccorso del Signore» mi domandai vagamente se questo si applicasse anche alle donne.

Vedete, ero la moglie di un nuovo vescovo, giovane madre di tanti bambini. Per aiutare le finanze familiari scrivevo ogni giorno articoli per un giornale, e avevo uno show televisivo un giorno a settimana. La vita intorno a me era piena e frenetica. Mio marito mi pareva sempre che fosse via. Sedermi e aspettare che il soccorso del Signore mi sollevasse dai fardelli che mettevano alla prova la mia forza il mio spirito e il mio umore,  mi pareva troppo. Leggi il seguito di questo post »


Nel mezzo dell’afflizione

Luglio 26, 2008

 

Di Elaine Cannon 

La vita è scuola.

Come disse Emerson “Questo tempo è buono come tutti gli altri solo se impariamo cosa farne”.

Se è il nostro momento e il nostro turno di essere messi alla prova la cosa migliore che possiamo fare è imparare dalle circostanze.

Un’attitudine di apprendimento ci aiuta a ricordare che nel mezzo dell’afflizione la nostra tavola è apparecchiata e la nostra coppa trabocca. (vedere “L’Eterno è il mio pastore” Innario italiano).

Possiamo ricordare che a prescindere da quanto male vadano le cose gli altri hanno guai peggiori. E possiamo ricordare quanto grandemente siamo stati benedetti dal Padre Celeste. Naturalmente sappiamo queste cose, ma ricordarle in tempi di prova porta conforto e la consapevolezza della bontà di Dio. Se nel mezzo delle nostre avversità possiamo contare le benedizioni, la guarigione è iniziata. Leggi il seguito di questo post »


L’avversità e il miracolo della preghiera

Luglio 26, 2008

 

Tramite l’avversità possiamo arrivare a conoscere Dio, ad amarlo, a valutare il piano e il dono della vita a, a vedere la sua mano nelle nostre benedizioni.

Pensatela in questo modo. Se non soffrissimo un po’, se avessimo ogni cosa che vogliamo,  e molto di ciò che ci è necessario senza chiederlo al Padre Celeste, potremmo allontanarci da Dio nelle nostre vite. Sicuramente non cresceremmo nella comprensione del fatto che siamo in debito con Dio  per tutte le nostre benedizioni.

E’ tramite l’avversità e le risposte alle nostre preghiere che diventiamo testimoni di miracoli nel nostro tempo.

L’avversità e i miracoli  avvenuti dopo una fervida preghiera  a causa di quella sofferenza sono una benedizione per le persone di tutte le epoche. Leggi il seguito di questo post »


Eppure e’ vero

Luglio 23, 2008

 

 

 

 

Successe tutto un pomeriggio di molti anni fa: trentacinque per essere precisi! Ah, la beata gioventù, com’è lontana adesso.

A quel tempo era vicina, vicina invece e luminosa, ma non me ne accorgevo, perché la stavo vivendo ed era possibile avere tanti sogni, e tanti progetti, perché ogni giorno era come se fosse il primo e lo vivevo con lo stesso stupore, e la stessa grinta.

 

A quel tempo ci eravamo iscritte a Magistero, io e mia sorella; e andavamo tutti i giorni ad una città piena di sole e di tramonti luminosi;  e com’era doloroso tornare ogni sera alla nebbia piemontese, dopo aver contemplato un altro mondo più vasto! Con l’andar dei giorni e l’aumento degli impegni scolastici decidemmo di prendere un appartamentino, avremmo lavorato per pagare l’affitto, ed avremmo anche studiato. Era un sogno che a furia di essere accarezzato diventò realizzabile con qualche modifica. Leggi il seguito di questo post »


Le cose dell’anima

Luglio 23, 2008

 

 Discorso di Boyd K.Packer

Nefi aveva la responsabilità di compilare gli annali del suo popolo. Egli tenne la storia del popolo su grandi tavole e delle altre tavole più piccole disse:

“Su queste scrivo le cose della mia anima e molte delle scritture… perché la mia anima si delizia nelle scritture, e il mio cuore le pondera e le scrive per l’apprendimento e il profitto dei miei figli.

Ecco, la mia anima si delizia nelle cose del Signore e il mio cuore pondera continuamente le cose che ho visto e udito” (2 Nefi 4:15-16). Ho tentato, quando mi è stata data l’opportunità, di insegnare e cose dell’anima. Questo libro riporta alcuni di quegli insegnamenti. Leggi il seguito di questo post »