L’esistenza di Dio – dal momento che la fede in Dio costituisce il fondamento del credo religioso e della pratica, e come una conoscenza degli attributi e del carattere della deità — è essenziale ad un intelligente esercizio di Fede in Lui, questo soggetto prende il primo posto nel nostro studio delle dottrine della chiesa mormone.
L’esistenza di Dio a stento può essere un tema per una disputa razionale; non richiede prove tratte dalle deboli dimostrazioni della logica dell’uomo, perché il fatto è ammesso praticamente dalla famiglia umana senza questione, e la consapevolezza della soggezione ad un potere supremo è un attributo innato dell’ umanità.
Le prime scritture non trattano di una dimostrazione primaria dell’esistenza di Dio, né di attacchi alle sofisticherie dell’ateismo, e da questo fatto possiamo dedurre che gli errori del dubbio si sono sviluppati in qualche epoca posteriore. Il consenso universale dell’umanità all’esistenza di Dio è a dir poco fortemente corroborante.
C’è , nella natura umana, una passione filiale che fiammeggia verso il cielo. Ogni nazione, ogni tribù, ogni individuo, anela a qualche oggetto di riverenza. Per l’uomo è naturale adorare ; la sua anima non è soddisfatta fino a quando non trova un dio. Quando gli uomini, tramite la trasgressione cadono nelle tenebre riguardo al Dio vero e vivente, si sono stabiliti altri dei, e così sorsero le abominazioni dell’ idolatria. E tuttavia, persino le pratiche più rivoltanti testimoniano dell’esistenza di un Dio dimostrando così la passione ereditaria dell’uomo per l’adorazione
L’ evidenza su cui l’umanità basa la sua convinzione riguardo all’esistenza di un Essere Supremo, può essere classificata per convenienza sotto i tre punti seguenti:
1. L’ evidenza della storia e della tradizione.
2. L’ evidenza fornita dall’esercizio della ragione umana .
3. L’ evidenza conclusive della rivelazione diretta da Dio.
- 1. La storia e la tradizione storica come scritta dall’uomo, e autentica tradizione come trasmessa di generazione in generazione prima della datazione di ogni documento scritto ora esistente, dà evidenza dell’attualità di Dio e dei rapporti intimi e personali fra Dio e l’uomo nelle prime epoche dell’esistenza umana.
Uno dei primi resoconti conosciuti, la sacra Bibbia, chiama Dio Creatore di tutte le cose, e inoltre dichiara che Egli si è rivelato ai nostri progenitori terrestri ed a molti altri sacri personaggi nei primi giorni del mondo.
Adamo ed Eva udirono la sua voce nel giardino, e persino dopo la loro trasgressione continuarono ad invocare Dio ed a sacrificare a Lui. Perciò è chiaro, che essi portarono con loro, fuori dal Giardino una conoscenza personale di Dio. Dopo la loro cacciata udirono ‘la voce del Signore dalla direzione del Giardino di Eden sebbene non lo vedessero; ed Egli diede ad essi comandamenti a cui essi obbedirono. Poi venne ad Adamo un angelo e lo Spirito Santo, ispirò l’uomo e gli portò testimonianza del Padre e del Figlio.
Caino ed Abele seppero di Dio dagli insegnamenti dei loro genitori e dalle loro esperienze personali. Dopo che l’offerta di Abele fu accettata e quella di Caino rigettata e dopo il fratricidio di Caino, il Signore parlò con Caino, e Caino rispose al Signore. Caino perciò deve aver portato una conoscenza personale di Dio dall’Eden alla terra dove ando a dimorare. Adamo visse novecentotrenta anni e gli nacquero molti figli. Egli li istruì nel timore di Dio e molti di essi ricevettero, ministrazioni dirette da Lui.
Dei discendenti di Adamo, Set, Enos, Cainan, Mahalaleel, Jared, Enoch, Matusalemme, e Lamec il padre di Noè, ognuno rappresenta una distinta generazione, vivevano tutti al tempo di Adamo. Noè non nacque che centovent’anni dopo la morte di Adamo, e inoltre visse quasi seicento anni con suo padre Lamec, da cui, senza dubbio, fu istruito nelle tradizioni che riguardavano le manifestazioni personali di Dio, Lamec aveva appreso dalle labbra di Adamo.
Tramite Noè e la sua famiglia una conoscenza di Dio per tradizione diretta fu portata al di là del diluvio; e, inoltre, Noè aveva una diretta comunicazione con Dio, e visse per istruire dieci generazioni dei suoi discendenti. Poi seguì Abramo, il quale anch’egli aveva una comunione personale con Dio, e dopo di lui Isacco, e Giacobbe o Israele, fra i cui discendenti il Signore operò grandi meraviglie tramite Mosè. Così, se non ci fossero stati resoconti scritti, la tradizione avrebbe preservato e trasmesso una conoscenza di Dio.
Ma anche se i resoconti della più antica comunione personale con Dio fossero stati sbiaditi col tempo, e perciò avrebbero avuto una risonanza più debole avrebbero potuto non fare altro che dare luogo ad altre tradizioni basate su manifestazioni posteriori della personalità divina. Fino a Mosè il Signore si faceva conoscere, non solo da dietro la Cortina di fuoco e lo schermo di nuvole, ma con una comunione faccia a faccia, laddove l’uomo contemplò persino “le sembianze” del suo Dio.
Questo resoconto di comunione diretta fra Mosé e Dio, era condivisibile in parte col popolo a seconda della sua fede e purezza, è stato preservato da Israele in tutte le generazioni. E da Israele le tradizioni dell’esistenza di Dio si sono diffuse in tutto il mondo; cosicché troviamo tracce di questa antica conoscenza persino nelle mitologie pervertite delle nazioni pagane.
2. La ragione umana, operando su osservazioni della natura, dichiara a gran voce l’esistenza di Dio. La mente, già imbevuta di verità storiche della divina esistenza e la sua intima relazione con l’uomo, troverà evidenza confermatoria nella natura da ogni parte; e persino a colui che rigetta la testimonianza del passato, e presume che il suo giudizio è superiore al credo comune delle epoche, le natura rivolge un appello le molteplici evidenze del disegno della natura si rivolgono. L’ osservatore è impressionato dall’ordine manifesto e dal sistema della creazione; egli nota la regolare successione del giorno e della notte che forniscono alternati periodi di lavoro, gli animali, le piante. La sequenza delle stagioni, ognuna coi suoi periodi di attività più lunghi e recupero; la dipendenza reciproca di animali e piante; la circolazione dell’acqua dal mare alla nuvola, dalla nuvola ancora alla terra con effetto benefico.
Man mano che l’uomo procede ad un esame più accurato delle cose, trova che tramite lo studio e l’investigazione queste prove sono moltiplicate molte volte.
Egli può imparare le leggi tramite le quali la terra e i suoi mondi associati sono governati nelle loro orbite, tramite le quali i satelliti sono subordinati ai pianeti, e i pianeti ai soli; egli può contemplare le meraviglie dell’anatomia vegetale e animale, ed il meccanismo insuperabile del suo proprio corpo ; e con tali appelli alla sua ragione che crescono a ogni passo, la sua meraviglia su chi ha ordinato tutto questo da luogo all’adorazione per il Creatore la cui presenza e potere sono così proclamate con forza; e l’osservatore diventa un adoratore.
Ovunque in natura c’è l’evidenza di causa ed effetto; da ogni parte c’è la dimostrazione dei mezzi adatti allo scopo. “Ma tali adattamenti”, dice uno scrittore pensieroso, “indicano adattamento per un dato scopo, e l’adattamento è l’ evidenza di intelligenza, e intelligenza è l’ attributo della mente, e la mente intelligente che ha costruito l’universo stupendo è Dio .”
Ammettere l’esistenza di un disegnatore davanti all’evidenza del disegno, dire che ci dev’essere un adattatore in un mondo di adattamento intelligente, credere in un adattatore quando la vita dell’uomo dipende direttamente dall’adattamento più perfetto che ci possa concepire non è altro che accettare verità evidenti in se stesse.
Il fardello di prove sulla non esistenza di Dio spetta a colui che mette in dubbio la solenne verità che Dio vive. “Ogni casa è costruita da qualcuno; ma colui che costruisce tutte le cose è Dio.”
Chiaro come la verità così espressa, che fra gli uomini ci siano alcuni che professano di dubitare dell’evidenza della ragione e di negare l’autore del loro stesso essere. Non è strano che, qui e là ci sia uno, che trova nell’adattamento esibito dalla formica nel costruire la sua casa, nell’architettura dell’alveare e nella miriade di casi di istinti ordinati, fra i più piccoli esseri viventi , una prova di intelligenza da cui l’uomo potrebbe imparare ad essere saggio, e tuttavia mette in discussione l’operazione dell’intelligenza nella creazione dei mondi e nella costituzione dell’ universo?
La consapevolezza dell’uomo gli parla della sua stessa esistenza; la sua osservazione prova l’ esistenza di altre del suo tipo e di innumerevoli ordini di esseri organizzati.
Da questo concludiamo che qualcosa dev’essere sempre esistita, perché se ci fosse stato un tempo di non esistenza , un periodo di nulla, l’esistenza non avrebbe mai potuto iniziare, perché dal niente non può derivare niente. L’esistenza eterna di qualcosa, allora, è un fatto al di là di ogni discussione; e la domanda che richiede risposta è cos’è quell’eterno qualcosa quell’esistenza che è senza inizio e senza fine?
La materia e l’ energia sono realtà eterne; ma la materia in se stessa non è né vitale né attiva , né lo è la forza intelligente in se stessa; tuttavia la vitalità e l’ attività sono caratteristiche di cose viventi, e gli effetti dell’intelligenza sono presenti universalmente. La natura non è Dio; e scambiare l’una per l’altro è chiamare l’edificio un architetto, la stoffa disegnatore, il marmo scultore, e la cosa il potere che l’ha fatta.
Il sistema della natura è la manifestazione di un ordine che implica un’intelligenza direttiva; e quell’ intelligenza è di caratteristica eterna, coeva con l’esistenza stessa.
La natura stessa è una dichiarazione di un essere superiore, la cui volontà e scopo mostra nei suoi variati aspetti. Al di là e al di sopra della natura sta la natura di Dio.
Mentre l’esistenza è eterna, e perciò non c’è mai stato un inizio all’esistenza, non ci sarà mai una fine, in un senso relative ogni stadio dell’organizzazione deve aver avuto un inizio, e ad ogni fase di esistenza come manifestata in ognuno degli innumerevoli ordini delle cose create, ci fu un primo come ci sarà un ultimo; sebbene ogni fine o conclusione in natura non è che un altro inizio.
Così, l’ ingenuità dell’uomo ha inventato teorie per illustrare, se non per spiegare, una possibile sequenza di eventi tramite i quali la terra è stata portata da uno stato di caos alla sua condizione abitabile al presente; ma tramite queste ipotesi questo globo una volta era una sfera sterile, su cui non avrebbe potuto esistere nessuna delle innumerevoli forme di vita che la popolano adesso.
Il teorico deve ammettere perciò un inizio di vita sulla terra, e tale inizio è spiegabile solo presumendo qualche atto creativo, una generazione spontanea, o un contributo dall’ esterno della terra. Se ammette l’ introduzione della vita sulla terra da qualche altra e più antica sfera, non fa altro che estendere i limiti della sua inchiesta riguardo all’inizio della vita; perché spiegare l’ origine di un roseto nel nostro giardino dicendo che è stato trapiantato da un germoglio di rosa che cresceva altrove, non è una risposta alla domanda concernente l’ origine delle rose.
La scienza presume di necessità un inizio per i fenomeni vitali su questo pianeta, e ammette una durata finita della terra in suo corso corrente di cambiamento progressivo; e come per la terra così coi corpi celesti in generale.
L’eternità di esistenza, poi, non è più positiva come indicazione di un Governatore eterno di quanto lo sia l’infinita sequenza del cambiamento, ogni stadio del quale ha sia l’inizio che la fine. L’ origine delle cose create, l’inizio di un universo organizzato, è dichiaratamente inspiegabile su ogni assunzione di un cambiamento spontaneo della materia, o di un’operazione fortuita ed accidentale delle sue proprietà.
La ragione umana, così facile ad errare trattando soggetti di minore importanza, non può da sola condurre il suo possessore a una convincente conoscenza di Dio; tuttavia il suo esercizio lo aiuterà nella sua ricerca, rafforzando e confermando verso il suo il Fattore il suo istinto ereditato.
“Lo stolto ha detto in cuor suo: “Dio non c’è “. In questo passaggio secondo l’uso della scrittura in altri passi, lo sciocco è un uomo malvagio, uno che ha perso la sua saggezza facendo il male, portando tenebra al posto della luce nella sua mente, ed ignoranza invece di conoscenza. Con un percorso del genere, la mente diventa depravata e incapace di apprezzare i migliori argomenti della natura. Un peccatore incallito diventa sordo sia alla voce dell’intuizione che della ragione nelle cose sacre e perde il privilegio di comunicare col suo Creatore, perdendo così i mezzi più forti di ottenere una conoscenza personale di Dio.
Pubblicato da arcimausa 
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