Avversita’, chi ne ha bisogno?

 

 

«Perché io?». Piangeva la donna, vedova da poco tempo.

«Perché no!» gridò l’uomo deforme, sicuro che le prove non sono per pochi eletti. Chi pensava di essere la donna, perché le venisse risparmiata la sofferenza?

La stessa cosa è vera per ognuno di noi  quando potremmo pensare di essere diversi dal resto dei figli di Dio. «Perché io?». Perché no davvero. È parte del piano.

 La prova viene in modi differenti, in differenti periodi della vita. Ma qualunque essa sia e qualora essa venga, quando il problema è vostro fa male.

C’era per esempio la ragazza adolescente che protestava col fratello gemello sui colpi che la vita le dava. Lei gli disse «Non è giusto. Non è assolutamente giusto. Hai capelli arricciati e il naso diritto»

Lui era un bravo fratello e voleva aiutare sua sorella nell’unico modo che spesso i fratelli hanno. Rispose « Va bene, ma pensala in questo modo. Tu hai i capelli dritti e il naso arricciato».

I capelli dritti e il naso arricciato a un certo stadio della vita possono far soffrire molto, ma le cose possono peggiorare. Perché siamo tentati? Perché l’avversità? Chi ne ha bisogno?

In apparenza tutti.

Siamo qui sulla terra per essere messi alla prova, per perseverare.  Tramite l’avversità possiamo ottenere  grande esperienza e comprendere la vita, i principi,  e la natura di Dio e dei suoi figli. L’avversità può ammorbidirci  e prepararci ad avvicinarci a Dio. L’avversità mette alla prova le persone in cui Dio ha fiducia. L’avversità di dà esperienza, ci porta più vicini al Signore.

Un giorno stavo andando al lavoro e mi ero fermato a un semaforo. C’era un forte vento che frustava gli edifici intorno. All’improvviso un ragazzo mi sorpassò mentre ero alla curva. Si fermò in mezzo al traffico che era molto intenso nell’ora di punta. Meravigliato mi feci avanti per fermarlo. E fu allora che capii che non era un giovane incosciente, ma era cieco. Stava andando al centro dei non vedenti che era due isolati più in là. Camminammo insieme in quella direzione, amici, ora che, egli disse, gli avevo salvato la vita. Mi spiegò che alla scuola per ciechi gli era stato insegnato di ascoltare i rumori del traffico prima di attraversare la strada. Comunque il vento quel giorno era così forte che non poteva sentire bene e decise di attraversare lo stesso. Era contento che io stessi guardando. Gli domandai da quanto tempo fosse cieco. Mi disse la sua storia.

«Quando avevo otto anni il mio unico scopo nella vita era di diventare il migliore e il più famoso giocatore di baseball» spiegò Glenn « un pomeriggio stavo facendo esercizio quando un compagno tirò la mazza dopo un’hit. Essa atterrò sui miei occhi. Questo incidente portò un terribile periodo di tribolazione per me e per la mia famiglia»

« Ero nel caos » disse Glenn «vissi ma non c’era niente che la scienza potesse fare per ridarmi la vista»

« Cosa è successo dopo?» domandai interessatissimo alla storia di questo ragazzo bello e vigoroso. «Mi ritirai dalla vita, tenni il broncio, feci capricci. Non volevo andare a scuola, non volevo parlare con gli amici, odiavo la mia famiglia e specialmente gridai arrabbiato contro Dio Proprio a voce, gridavo il mio odio con molto dispiacere di mia madre, profondamente religiosa. Questo andò avanti per molti mesi. Un giorno mio padre mi invitò ad andare fuori con lui per far volare un aquilone. Disse che avrei potuto sentire lo strappo del filo. Sarebbe stato bello anche se non avessi potuto vederlo.

Mandammo su l’aquilone, mi sentivo bene a tenere il filo e sentivo la forza al lavoro. Improvvisamente  il vento mutò e l’aquilone restò impigliato in un ramo.

«Persi ogni mio controllo, gridai e mi buttai sull’erba e scalciai. Ero un bambino terribile. Mio padre disperato chiamò i pompieri, essi vennero e presero l’aquilone dal ramo, ma era rotto, ancora capricci da parte mia: “Aggiustalo, aggiustalo” gridai, mio padre tentò di farlo, spiegandomi tutto, ma io non potevo consolarmi. Era soltanto un altro trucco sporco della vita. Poi papà prese la mia mano w muovendo le mie dita con le sue toccammo le bacchette rotte dell’aquilone.«Vedi figlio, è rotto, non può essere aggiustato, ogni lavoro di riparazione per quanto fatto bene aggiungerebbe peso all’aquilone ed esso non volerebbe. Non può essere aggiustato, proprio come i tuoi occhi! Andiamo e facciamo qualcos’altro».

 Poi il giovane si fermò scosse la testa al ricordo, si volse verso di me e disse «Quella fu la frase che fece la differenza ‘andiamo e facciamo qualcos’altro’. Dio ci ha dato un sacco di opportunità e papà ne avrebbe trovata un altra per noi. Adesso vado alla scuola per i ciechi e sto imparando un mestiere».

I suoi piedi avevano sentito i ciottoli nel cemento di fronte alla scuola come segno per i ciechi.

«Sono arrivato» disse pieno di fiducia«Grazie di nuovo. Faccia una buona giornata».

Non disse «Abbia una buona giornata» come dicono tutti. Disse «Faccia una buona giornata».

Con tutto ciò che possiamo fare, perché non fare un buon giorno?» Un approccio positivo è l’inizio di una vittoria.

Una cosa certa è che né qui né da nessun’altra parte emergeremo improvvisamente con buone qualità di carattere a meno che non le sviluppiamo. Non raggiungeremo il livello della vita celestiale se non ci siamo preparati. L’avversità è una parte vitale di questa preparazione per almeno tre motivi.

1.      L’avversità prova  di chi può fidarsi Dio. Chi di noi, come disse Giobbe  starà fermo, obbediente in tutte le circostanze  e amerà Dio, non importa quello che succede nella nostra vita?

2.      L’avversità ben sopportata può aumentare la nostra comprensione e compassione. Quando siamo sopravvissuti al fuoco del raffinatore siamo stati provati in modi che ci rendono più efficaci nell’incontrare le necessità degli altri. Impariamo tramite le avversità.

3.       L’avversità può condurci più vicini a Dio, quando siamo in profondo bisogno, di solito le preghiere sono più fervide e più frequenti.

Se avessimo ogni cosa che desideriamo e di cui abbiamo bisogno senza dover chiedere al Padre Celeste non vedremmo la mano di Dio nelle nostre vite.

Le circostanze più difficili possono diventare di valore per noi, in qualche modo se le si considera un addestramento unico per portarci la saggezza, per provare la nostra dignità, affidabilità e il nostro amore per Dio, e per accelerare la compassione verso i bisogni altrui.

Chi ha bisogno dell’avversità? Tutti. È parte del piano. È  “designata da Dio” per il benessere e lo sviluppo dei suoi figli. È  saggio allora andare incontro a questo esame con SUCCESSO.

 

Un classico riguardo all’affrontare l’avversità con spirito vincente è il resoconto dell’incendio dei laboratori  di Thomas A. Edison. Capitò un’esplosione accidentale e se ne generarono altre in una drammatica ripetizione del primo scoppio, allargandosi tra i vari impianti, i macchinari e si propagò sino alle taniche di alcool, il ché mandò in aria torri fantastiche di fiamme.

 La pressione dell’acqua mancava e il fuoco fu  al di là di ogni controllo. Fu un incendio spettacolare Edison mandò a chiamare sua moglie dicendole di portare le sue amiche perché non avrebbero più visto un incendio così in vita loro.

Più tardi quando Edison diede un’occhiata alle rovine annerite che racchiudevano gli sforzi della sua vita si volse ai suoi soci scoraggiati e disse «Potete sempre trarre una cosa buona da questo disastro: ci siamo liberati di un sacco di errori passati». A quel tempo aveva 67 anni e cominciò a ricostruire gli   impianti  prima che  l’ultima brace si fosse spenta sotto le rovine.

Avrebbe potuto arrendersi. Invece dimostrò che la giovinezza  non è la sola ad avere il privilegio della crescita e che i predicatori non solo le sole persone che capiscono la speranza. Inoltre se l’avversità ci aiuta a liberarci dei nostri sbagli passati  ne abbiamo bisogno!

Ogni persona giovane e vecchia deve alzarsi o cadere sotto le sfide della sua vita. Come rispondiamo all’avversità  ci aiuta a diventare rapidamente quello che saremo.

Tempi piacevoli o terribili possono essere utensili per imparare se la nostra attitudine è appropriata. L’attitudine nell’avversità ci aiuta a trasformare la non speranza in speranza.

Dio è buono e onnipotente e tuttavia nelle strade della vita c’è indicibile sofferenza, sforzo, frustrazione, malvagità, crepacuore e ancora di più. Perché?

Alcune prove ce le procuriamo noi, su altre non abbiamo alcun controllo. Possiamo solo perseverare, affrontare, risolvere e imparare da esse. Ma qual è  lo scopo di Dio per noi in tutto questo?  Riferiamoci alla parola di Dio per capirla.

Ci fu una conversazione in cielo riguardo il piano di salvezza, riportata in Abramo 3:24- «… e

Creeremo una terra dove essi possano dimorare; e li metteremo alla prova per vedere se faranno tutte le cose che il Signore Iddio comanderà loro e a coloro che manterranno il loro  primo stato sarà aggiunto; e coloro che non manterranno il loro primo stato non avranno la gloria nello stesso regno con quelli che la manterranno; e coloro che terranno il loro secondo stato avranno gloria aggiunta sui loro capi per sempre e in terno».

Quello è il piano. Sappiamo che nel mondo prima di questo tutti abbiamo udito presentare questo piano di salvezza. Potemmo scegliere se volevamo  far parte dell’esperienza che esso forniva.

Come ci dev’essere apparsa preziosa, allora quell’esperienza! Come ci devono essere sembrate potenti le promesse! Tutti noi che siamo sulla terra decidemmo di venire. Avevamo il nostro arbitrio e decidemmo che non importava che cosa ci avrebbe potuto riserbare la vita nei minuti dettagli, non importava quello che avrebbe sofferto nell’apprendere e nel crescere volevamo essere parte di ciò. Votammo di prendere il corpo e affrontare la prova e apprendere.

Sebbene probabilmente non prendessimo visione dei dettagli  della griglia quotidiana, per me la nostra decisione di venire sulla terra significa che possiamo aver detto  qualcosa così:«Andrò e soffrirò una deformazione fisica e mentale»«Sopporterò un matrimonio pieno di frustrazioni»

«Avrò una vita solitaria»

«Lavorerò duramente per tutta la vita senza successo»

«Sarò vittima di un terribile aggressione, o oggetto di abuso».

Malgrado le sfide da fronteggiare volevamo andare lo stesso ed avere una notevole esperienza.

I grandi dirigenti della chiesa di Gesù Cristo hanno sempre incoraggiato le persone a venire a patti con lo scopo della vita. Comprendere il nostro scopo può aiutarci a fronteggiare la sofferenza e il sacrificio  e può volgerle a nostro beneficio.

Nel parlare di questo il Presidente Joseph F. Smith disse che lo scopo della nostra esistenza mortale

è di vedere se, tramite le tentazioni, le prove e le tribolazioni una persona possa mantenere un atteggiamento fedele e provarsi degna dell’esaltazione nel regno di Dio.

Disse il Presidente Smith, «  Se per noi questo fosse l’ultimo momento della nostra vita non significherebbe molto, o niente…la vita ci è cara adesso perché ci sarà sempre cara per tutto il tempo che durerà-e anche dopo, quando i giorni non saranno più numerati e dove il passaggio degli anni è misurato solo dall’infinità delle cose a venire». D. H. Wells suggerì che dobbiamo passare attraverso una prova mortale per dimostrare se saremo fedeli alla nostra fiducia, alla nostra integrità e al nostro Dio. Se le persone faranno questa cosa importante potranno «uscire alla prima resurrezione rivestititi di immortalità e vita eterna» (In Journal of Discourses, 12:136.)

Il presidente Ezra Taft Benson ci ha insegnato l’importanza del libero arbitrio nella vita di ogni figlio di Dio. Questo è stato al centro di tutti i suoi insegnamenti. Disse questo riguardo l’importanza delle scelte nella vita. «Questa vita è una prova-una prova in cui voi ed io scopriamo il meglio di noi stessi, una prova che ha conseguenze eterne per ognuno di noi. E adesso è il nostro tempo  e la nostra stagione -ogni generazione ha il suo tempo e la sua stagione-per imparare i loro doveri e farli».

 

«Il Signore ha disposto le cose in modo tale che gli uomini sono liberi di agire da se stessi-di fare il bene o il male» (An Enemy Hath Done This [Salt Lake City: Parliament Publishers, 1969], pp. 53- 54.)

Questa grande avventura di scegliere bene è ad ogni stadio della battaglia. Siamo qui per imparare quello che il Salvatore imparò. Dio è l’autore del formato, e l’insegnante. Non ci negherà il nostro diritto di imparare da soli quelle lezioni che ci metteranno alla prova e segneranno il nostro sviluppo. Questo sviluppo include la nostra reazione a ciò che ci può capitare, come sentiamo sulla vita e su Dio,  e quanto impariamo  ciò che è di valore per noi ora e nell’eternità. La vita è un tipo di scuola molto speciale. Essa è un terreno di prova per il nostro prossimo stato. Quando diventiamo convertiti a ciò-non solo convinti di quella verità e idea  le nostre fatiche e privazioni avranno più significato per noi. Avversità chi ne ha bisogno? Ognuno. L’avversità  è parte del piano di Dio. Nel resto del libro discuteremo l’avversità in termini dei suoi effetti nelle nostre vite. Dopotutto, se dobbiamo avercela è meglio sapere che cosa c’è in essa che ci può aiutare.

Questa è la sfida della vita:

vedere quanto possiamo perseverare

di sconfitta e crepacuore

e ancora venire avanti

con la nostra fede intatta.

3. L’AVVERSITÀ METTE ALLA PROVA COLORO DI CUI DIO PUÒ AVER FIDUCIA

L’avversità mette alla prova coloro in cui Dio può aver fiducia. Chi di noi può stare fermo come Giobbe, obbediente e amare Dio a prescindere da quello che succede nelle nostre vite? Siamo provati tramite l’avversità.

Alcuni anni fa stavo parlando con alcune persone di Rexburg, Idaho sull’alluvione devastante venuto in seguito all’esplosione della Diga Teton.

La storia di una donna è interessante specie in vista del tema di questo capitolo.

Le chiesi se la sua famiglia fosse stata  colpita seriamente dall’alluvione. Mi condusse su una collina che guardava la città a cui i cittadini erano corsi quando era stato dato l’allarme alluvione. Da là poteva vedere l’ondata dell’acqua impetuosa e seguire la distruzione delle loro case nella sua scia. «Sì » esclamò, «Siamo stati colpiti in modo grave, ma prima lasci che le dia qualche ragguaglio».

Mi disse che la famiglia aveva lottato per anni  per avere una casa decente. Alla fine era arrivato il giorno e la casa era stata costruita con delle belle camere da letto e il magazzino dove poter tenere le provviste per un anno e altre cose. Una mattina prima dell’alba odorarono fumo. La loro casa nuova in mezzo ai campi stava per essere consumata dalle fiamme.

Il fuoco consumò ogni cosa tranne la loro vita  e i pigiami che indossavano. Ogni cosa incluso il cibo per un anno che avevano raccolto dietro consiglio di un profeta.

«Ma sorella Cannon. Era meraviglioso vedere schiudersi le benedizioni di Dio» continuò «Prima che il giorno fosse finito avevamo abiti da indossare  e posti dove dormire con i vicini. Nel giro di un anno potemmo ricostruire un’altra casa  e riempirla coi nostri figli e i mobili e le provviste per un anno»

«Meraviglioso» convenni

«Sì ma subito dopo aver traslocato  la diga Teton si ruppe.  Eravamo proprio nel mezzo di quella scopa d’acqua che spazzò la valle. Da questa collina dove stavamo abbiamo guardato andare via la nostra casa . Avevamo il binocolo, ma poiché stavamo piangendo non riuscivamo a vedere molto chiaramente».

Un vicino che non capiva il vangelo aveva deriso i futili preparativi per il futuro fatti dalla famiglia. Quando vennero le tribolazioni la loro raccolta di cibo  era stata bruciata o spazzata dall’acqua. Ora il vicino disse alla famiglia. «A cosa serve raccogliere tutte quelle provviste di cibo e cose per emergenza?» Se farete di nuovo questa cosa ridicola  è affar vostro, ma non parlatemene. Non vi è servito a niente. Perché rifare l’immagazzinamento se non potete mangiarvelo quando ne avete bisogno?»

La mia amica ci pensò sopra. Poi disse fermamente «Nessuno mi ha detto che avrei dovuto mangiarlo» .

E ha ragione, le era stato detto solo di farlo, ed era stata obbediente. Malgrado le avversità il suo spirito era dolce.

Pensai alla risposta di Joseph Smith  alla tribolazione durante un certo periodo della sua vita. Era il 1842 solo due anni prima che venisse ucciso  dai suoi nemici. Si stava nascondendo e scrisse:«E quanto ai pericoli che sono chiamato ad attraversare  non mi sembrano che poca cosa poiché l’invidia e la rabbia degli uomini sono state parte  del mio destino tutti i giorni della mia vita…Dio conosce tutte queste cose… è in acque profonde che sono abituato a nuotare. Tutto ciò mi è diventato una seconda natura e mi sento come Paolo di esultare nelle tribolazioni poiché sino a questo giorno il Dio dei miei padri mi ha liberato da tutto questo e me ne libererà ancora; io trionferò sui miei nemici, poiché il Signore lo ha detto(D&C 127:2.)

Come Joseph noi possiamo trionfare sui nostri nemici, sormontare i nostri problemi.  Possiamo farlo con l’aiuto del Signore.

 

Il Signore ci ha detto che se può fidarsi di noi, e che noi ci comporteremo come dei Santi e discepoli, usando la saggezza, tutto ci andrà bene. In Dottrina ed Alleanze 112:13 leggiamo le sue parole. «E dopo le loro tentazioni e molte tribolazioni, ecco, io il Signore avrò compassione di loro e se non induriscono il loro cuore e irrigidiscono il loro collo contro di me…io li guarirò»

In seguito ad un incarico di chiesa che mi spinse nel Wyoming una donna mi chiese se poteva parlare qualche minuto con me. Non voleva vantarsi o dire cose inappropriate mentre condivideva un’esperienza personale. Voleva solo testimoniare della bontà di Dio verso i suoi figli e voleva che l’ascoltassi per un momento.

Mi diede il permesso di usare la sua storia.

Questa famiglia aveva sempre avuto un grande orto. Al padre piaceva zappare. Era solito dire, dalla semina sino al raccolto che era buono per l’anima dell’uomo come per il suo stomaco preparare il suolo e curarsi dei semi.

Poi giungeva il mattino in cui pa’ girava per casa  gridando “Tempo di raccolto!” a la famiglia avrebbe fatto gare scherzose di corsa fino alla zona delle fragole, o agli alberi di pere, o alle pannocchie per cogliere le primizie di ogni cosa.

Era stato un lavoro duro inframmezzato nelle attività frenetiche dei membri della famiglia, ma  dopo il raccolto si vedeva che ne valeva la pena. Papà aveva insegnato loro bene.

Improvvisamente il loro mondo  felice andò in pezzi. In molti modi un guaio si aggiungeva all’altro. Il padre fu ferito gravemente in un’esplosione avvenuta sul posto di lavoro. Viveva ma sarebbero passati molti mesi prima che  potesse lavorare di nuovo.

Un figlio sposato stava avendo problemi  e aveva bisogno continuamente di aiuto. I membri giovani della famiglia avevano bisogno di sicurezza e di guida. La forza della madre si stava esaurendo mentre guidava dall’ospedale a casa per incontrare le necessità dei membri della famiglia e svolgere i suoi doveri di casalinga.

Alla fine papà tornò a casa, ma venne anche un nipotino. Ognuno di loro richiedeva un grande ammontare di tempo. Non c’era tempo per lavorare fuori.

Nel campo c’era l’erba di giugno dove prima si trovavano le verdure. La donna si scusò col marito per essergli venuta meno in questo senso. Sospirò:«Non ci sarà orto quest’anno».

Matteo di dieci anni stava ascoltando:«Ma dobbiamo fare l’orto, mamma! Hai sentito il presidente Kimball alla conferenza . Ha detto che tutti devono avere un orto. Lui è il profeta. Dobbiamo fare l’orto!»

«Il bambino fu l’insegnante del genitore» continuò la mia nuova amica «E sebbene fossimo in ritardo di settimane per avere un buon raccolto, sapevo che dovevamo almeno tentare». Prima di mettere i semi nel terreno li inzupparono nell’acqua calda, e pregarono nel circolo familiare per le piante, per i campi e per gli elementi della natura  oltre  che per la salute del padre e il benessere della famiglia  che aveva così tanti problemi.

Quell’anno il tempo buono durò più a lungo del solito abbastanza perché maturasse il raccolto.

Una mattina tardi a stagione avanzata la famiglia fu destata da un padre gioioso che diceva “tempo di raccolto!”. Ed era tempo di raccolto, per il prodotto ciò di cui avevano veramente bisogno per l’inverno e per le benedizioni  che avevano ricevuto dal Padre Celeste in risposta a una preghiera fervente.

Questa bella famiglia provò che sarebbe stata fedele e avrebbe seguito la parola di Dio e il consiglio del suo profeta anche in tempi di terribili durezze. Queste persone sono testimoni che il Signore aiuterà sempre noi nei nostri guai se ci sforziamo di fare ciò che dobbiamo.

Di chi può aver fiducia Dio? Chi soffrirà volentieri pur di imparare le lezioni, essere l’esempio di un credente e un testimone alla mano di Dio negli affari degli uomini? Chi sopporterà le tribolazioni  per aiutare nell’opera del regno di Dio sulla terra?

Durante la metà degli anni settanta la chiesa si espanse rapidamente dal Canada sino allo Stato di New York. C’era un’incredibile mescolanza etnica di gente che viveva in quella zona con differenti tipi di necessità e problemi. Uno dei bisogni più pressanti era la costruzione di edifici vicini a dove viveva quella gente. Avevano bisogno di addestramento agli incarichi di chiesa  e avevano bisogno di guida. Avevano bisogno di nuovi edifici in cui accogliere nuovi membri e simpatizzanti.

Divenne consuetudine prendere in affitto sale di vari tipi, e alcuni edifici di scuole pubbliche, ma ciò non promuoveva una buona immagine della Chiesa e dei suoi convertiti né permetteva di svolgere interamente il programma della Chiesa.

Il presidente di Palo era sicuro che prima che il palo crescesse così tanto da scindersi in altri pali e restringere i confini, dovevano esserci edifici appositi, eretti e dedicati. Iniziò un piano quinquennale per quest’obiettivo. Era troppo lento. Le persone non rispondevano.

 

Così il presidente del palo decise di mettere alla prova le persone con uno sforzo di offerte rapide per fondare almeno qualche edificio in breve tempo.

Era un coraggioso tentativo destinato al fallimento dissero alcuni quando si considerò il periodo di inflazione in cui si trovavano  e i fardelli finanziari che gravavano sulle persone.

Secondo il presidente del palo lo spirito lo muoveva possentemente non c’era altra scelta. Dovevano tentare!

Mentre si preparava per il raduno del palo a cui sarebbe stata fatta la proposta si sentì spinto a riversare, tramite il potere del sacerdozio una benedizione con la promessa sui membri di quel palo che avrebbero partecipato a quest’impresa.

Alla persone venne chiesto di digiunare e prepararsi prima di andare alla conferenza. Essi sentirono lo spirito del Signore in quella riunione, mentre il presidente del palo pronunciò su di esse una speciale benedizione.  Se avessero faticato diligentemente per incontrare questa crisi il Signore avrebbe riversato davvero le sue benedizioni su di loro. Li avrebbe aiutati. Avrebbero potuto adempiere i loro impegni e contribuire al programma edilizio.

Così fu detto. Così fu adempiuto. Più tardi molti resoconti provarono le notevoli benedizioni dal cielo che venivano quando le persone chiedevano aiuto nel bisogno.

Per esempio, un uomo stava chiudendo la sua ditta perché i tempi erano difficili  Dopo la preghiera all’improvviso ebbe un’idea per migliorarla. Seguì l’idea e le sue vendite aumentarono di volume  in modo impressionante. Poté pagare il fondo edilizio e ancora, se ce ne fosse stato bisogno.

Lo sforzo di un altro per mantenere il suo impegno includeva la preghiera fervente in ginocchio, vicino alla sua sedia in ufficio. Gli venne l’idea di chiedere un aumento che coprisse l’ammontare del suo impegno verso il programma edilizio per rispondere alla sfida per il presidente del palo. Chiese l’aumento e gli fu dato con clausola retroattiva! Poté pagare il pieno ammontare del suo obbligo più presto di quanto avrebbe potuto fare agendo altrimenti.

Fu un meraviglioso risveglio spirituale per i membri in quell’area. Era un tempo di rafforzamento mentre in numerose famiglie avveniva lo spiegarsi di piccoli miracoli. Persone senza lavoro lo ottennero. Investimenti in apparenza sterili divennero profittevoli, conti bancari dimenticati tornarono alla luce; idee creative procurarono guadagno finanziario.

Le persone che provarono che Dio poteva fidarsi di loro furono benedette  e raggiunsero l’obiettivo finanziario del palo. Nel giro di tre anni da quel palo ne derivarono altri tre. Più  che edifici o numeri risultati da questo periodo di sacrificio e sforzo fu la crescita spirituale della gente.

D’altra parte lo studio delle scritture ci insegna che se non prendiamo  l’avversità come dovrebbe una persona di fede, non ci andrà bene. Saremo nell’arena di Satana. La vita è piena di evidenze per sostenere questo.

Che così è la fiducia? Che cosa significa essere degni di fiducia  sotto il peso della tentazione, i fardelli della malattia, della povertà, del fraintendimento, della delusione, della solitudine, dell’invalidità, del dolore di cuore, della persecuzione?

Dalla vita stessa possiamo tratte un paragone. Usiamo ogni giorno la fiducia. È essenziale alla vita, è illustrato nel caso del genitore amorevole che impiega una baby sitter. È illustrato nel caso del proprietario che lascia un nuovo impiegato a occuparsi del negozio. È  evidenziato ogni volta  che noi impostiamo un pacchetto prezioso per un nostro caro amico.

La fiducia implica responsabilità, affidabilità, stabilità, onestà, impegno. Webster definisce  la fiducia come fede.

Quando noi  capiamo la meravigliosa opera di Dio e il nostro posto in essa, questi esempi possono sembrare troppo semplicistici, tuttavia ci aiutano a capire che la fiducia è imperativa  all’ordine e la progresso così come la pace di mente. Ricordate, l’opera di Dio è di portare a compimento l’immortalità  e la vita eterna dell’uomo. La nostra opera di aiutare Dio nel suo lavoro. Fare questo è essenziale per la nostra gioia personale.

Adesso, è opra del diavolo tentare e deviare il lavoro del Signore. Verrebbe alla mente il vecchio coinvolgente  inno “Chi sta con il Signor ?”

Nell’ aprile 1830,quando la chiesa fu riorganizzata secondo la volontà del Signore, vennero date istruzioni da Dio come i doveri dei membri e quelli dei dirigenti. Fra altre cose fu dato questo consiglio “Ma c’è la possibilità che l’uomo possa decadere dalla grazia e allontanarsi dal Dio vivente. Perciò che la chiesa faccia attenzione e preghi sempre, per timore di cadere in tentazione” (D&A 20:32-33).

Gli anziani e i sacerdoti ricevettero inoltre il consiglio che i figli di Dio devono essere istruiti in tutte le cose riguardanti la chiesa «alla loro comprensione prima che essi partecipino al sacramento e i membri manifesteranno di fronte alla chiesa, e anche dinanzi agli anziani

 Con maniere e parole pie, che essi ne sono degni affinché vi siano le opere e la fede in conformità con le Sacre Scritture camminando in santità dinanzi al Signore». (D&C 20:68-69.)

Questa è una  possente istruzione da meditare quando siamo nei guai. Dobbiamo rispondere come persone di fede secondo la santa parola e il modo del Signore.

Recentemente ero a una riunione sacramentale e meditavo sul sacrificio di Cristo, mi meravigliavo anche della coppa amara che era stata appressata alle labbra mie e di mio marito ultimamente.

Era poco, se paragonata alla coppa di nostro Signore, ma avevamo lottato e sofferto, digiunato, pregato, aspettato. Nessuna risposta. C’era la disperazione, le lacrime, le notti insonni passeggiando e pregando, lo studio delle scritture, la lotta per la pazienza. C’erano tempi di consultazioni a due, di ascoltare altri che avevano sopportato un simile trauma da crepacuore. Infine,  quando si giunse alla fine della prova  fummo felici di aver sopravvissuto a quel tempo traumatico con la nostra fede intatta. Infatti eravamo  riempiti di una nuova intimità con Dio. In questo giorno particolare presi il sacramento in umiltà e gratitudine per la sua sofferenza per noi. Com’è buono Dio. Noi avevamo sentito la sua presenza che ci sosteneva persino mentre ci permetteva di attraversare questa prova perché crescessimo. Fui felice del fatto che noi non avevamo reso il problema più grosso rendendoci indegni della sua fiducia. Arrendersi,  compiangersi, farsi troppe domande, distogliersi in ogni modo da Dio  non è appropriato per uno che ha fatto delle sacre alleanze!

Quel giorno presi il sacramento con un nuovo impegno al lavoro del Signore, al piano e ai principi. Malgrado-forse persino a causa di ciò -tristezza e agonia nella lotta, io potevo pregare Dio. La lotta prova la presenza, la realtà di Cristo, la sua missione, e il suo sacrificio per noi. Sicuramente con tale dono per noi dovremmo essere degni di fiducia davanti a Dio.

Dio ci aiuterà in molti modi. Ci ha detto che se facciamo le cose che dobbiamo fare, quando dobbiamo farle, le «porte dell’inferno non prevarranno contro di voi; sì, e il Signore Iddio disperderà i poteri delle tenebre dinanzi a voi e farà sì che i cieli siano scossi per il vostro bene» (D&A21:6).

Il vangelo è più che un sistema etico,è fare sperimentazioni sulla parola, vivere secondo il modo di Dio, e la sua volontà. Ciò vuol dire sempre, nei tempi buoni e in quelli cattivi. Significa lavorare con efficacia crescente per evitare di attirarci disgrazie  che derivino dal non vivere il vangelo, volgendo le benedizioni in fardelli. Ma  qualsivoglia avversità venga, ognuna ci darà esperienza e sarà per il nostro bene eterno.

Né qui, né dall’altra parte

Emergeremo all’improvviso

Con qualità di carattere

E un livello di vita

Per cui non ci siamo preparati

Da noi stessi.

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