L’avversita’ e il pianto

 

 di Elaine Cannon

Durante l’avversità si versano molte lacrime e, considerando l’ammontare di avversità nel mondo, oggi c’è un sacco d’acqua.

Come Geremia che lamentava la condizione miseranda di Gerusalemme, ci fu un tempo quando io stavo lamentando lo stato miserabile della mia vita in quel periodo. Quello voleva dire lacrime. E un sacco di buone lacrime.

Un giorno mentre stavo preparando la lezione per la Primaria mi imbattei in Lamentazioni 3:26 che dice: « E’ bene attendere in silenzio il soccorso del Signore» mi domandai vagamente se questo si applicasse anche alle donne.

Vedete, ero la moglie di un nuovo vescovo, giovane madre di tanti bambini. Per aiutare le finanze familiari scrivevo ogni giorno articoli per un giornale, e avevo uno show televisivo un giorno a settimana. La vita intorno a me era piena e frenetica. Mio marito mi pareva sempre che fosse via. Sedermi e aspettare che il soccorso del Signore mi sollevasse dai fardelli che mettevano alla prova la mia forza il mio spirito e il mio umore,  mi pareva troppo.

Avevo bisogno di aiuto, nessun dubbio su questo. Ero certa che Dio potesse aiutarmi, ma non ero sicura che lo volesse, o persino che dovesse farlo. Mi sentivo senza speranza. Ero in una situazione di stress le mie gambe ogni giorno diventavano più deboli e il respiro più affannoso.

C’era anche molta autocommiserazione, e un giorno mi ci stavo rivoltolando. Me ne accorsi quando decisi di fare una torta di cioccolata e di non darne ai miei figli fino a quando non mi ci fossi saziata io per prima.

Stavo guardando la ricetta quando ci fu un colpetto alla porta.

 Janet era là, una mia cara amica che insegnava all’università. Aveva rubato un momento tra le classi per venirmi a trovare. I suoi bambini erano a casa custoditi da suo marito un uomo colpito duramente dall’artrite che lo aveva reso invalido al lavoro.

Era mezza mattina e una visita a quell’ora era quanto mai insolita. Sicuramente fu mandata come un angelo ministrante, perché io ero nel baratro. Avevo bisogno di guardare ai miei problemi da un nuovo punto di vista, poi, secondo le sue parole potevo “riprendere le stanghe del mio carretto e ripartire verso ovest!”

Le diedi il benvenuto con gioia, ma lei non poteva entrare,  mi porse solo un pezzo di carta e tornò alla sua macchina. Guardai il messaggio che avevo in mano. Era solo una striscia di “Peanuts” con la gente di Charlie Brown. E io che speravo di avere speranza, conforto!

Poi lessi il dialogo…e colsi il suo messaggio. Lucy aveva sistemato una scatola da imballaggio al suo psico-negozio. Molti bambini usano sistemare una scatola per vendere limonata, ma Lucy stava vendendo consigli psichiatrici per 5 centesimi. Il cartello annunciava che il “dottore” era là.

Charlie Brown si avvicinò. Spiegò che voleva essere ammirato, considerato. Voleva essere l’anima di ogni festa e la speranza di ogni persona. Quando chiese a Lucy se capiva questi desideri lei disse che capiva perfettamente. Poi aggiunse “scordateli!”. (Vedere Charles M. Schulz, “Peanuts Treasury” [New York: Holt, Rinehart, and Winston, 1968], p. 13.)

Questa prospettiva preziosa che la mia amica condivise con me era il ricordo di non prendere troppo sul serio me e i miei problemi.

Dimenticarsi di quei desideri vuol dire ridere e scordarsi di se stessi..

Mentre ridere è una buona medicina per il momento,  la vita è un affare assai serio. Non possiamo scherzare con ogni senso di realtà o di responsabilità. Ma preoccuparsi troppo della nostra vita può smorzare la speranza.

L’autocommiserazione può  frenare la saggezza. Le lacrime facili come dicono questi versi possono oscurare la prospettiva.

Non piangere! Sii amato perché quel torrente di lacrime

È come un velo liquido sui tuoi occhi

Che importa se un’altra alba porta sospiri

Un altro giorno ostile le sue pressioni di lacrime

Non piangere, un occhio che piange non può vedere mai 

Che grande ragnatela di conforto può essere tirata

Da un altro cuore sino al tuo

Neppure le mie due mani tese verso di te.

Che fare se l’alba spezza quella ragnatela di conforto

Schernisci l’alba, amore mio per amor mio.

 

-W. B. Yeats (from Ah, Sweet Dancer [New York: The Macmillan Company, 1971], p. 134)

 

Così ci asciughiamo gli occhi e andiamo avanti con la vita, non importa quello che ogni giorno ha in serbo per noi.

Uno dei modi più rapidi per uscire dall’autocommiserazione è di considerare con chi vorresti scambiare il tuo ruolo quando arrivano i problemi. Pare che ognuno ne abbia in quantità, o per propria scelta o per qualcosa che non possono controllare.

Quando considerate i fardelli di altre persone smettete di piangere per voi stessi. Ecco qui alcuni versi  per risvegliare la vostra prospettiva migliore.

Benedetti sono coloro che capiscono

Il mio passo traballante e la mia mano paralizzata

Benedetti coloro che sanno che le mie orecchie oggi

Devono sforzarsi per sentire le cose che essi dicono

Benedetti coloro che sembrano sapere

Che i miei occhi non vedono bene e il mio umore è basso

Benedetti quelli che hanno un sorriso allegro

Che si fermano a chiacchierare per un po’

Benedetti quelli che non dicono mai,

“Questa storia l’hai già detta due volte oggi”

Benedetti quelli che mi fanno sapere

Che sono amato, rispettato e non solo

Benedetti quelli che sanno che sono in difficoltà

Nel trovare la forza di portare la croce

Benedetti quelli che rendono più facile il giorno

Del mio viaggio a casa, in modi amorevoli

-Esther Mary Walker

Mentre stavo servendo come presidentessa generale delle Giovani Donne, ricevetti un biglietto anonimo con acclusi venti dollari stropicciati.

 Nella lettera una donna confessava che aveva rubato quell’ammontare dalla cassa quando era ad un campeggio delle Giovani Donne vent’anni prima. Aveva sofferto tutti questi anni per quell’atto disonesto. Ogni volta che andava a un’intervista per avere una raccomandazione per il tempio si preoccupava e piangeva. Si sentiva indegna, sebbene tenesse quel problema per se, e ottenesse la sua raccomandazione.

Un giorno lesse qualcosa che il pres. Spencer W. Kimball aveva scritto sul pentimento, il perdono e la pace. Improvvisamente vide le cose in una luce differente. C’era un’uscita. Non aveva più bisogno di piangere dentro e temere il futuro. Poteva fare qualcosa per questo.

Il suo problema era un tipo speciale di rodimento che peggiorava, mentre lei imparava di più sul vangelo e voleva vivere più coerentemente, risolvendo tutti i problemi secondo la volontà del Signore.

Più ci sforziamo di fare il bene, di essere come Cristo, più chiare ci diventano le nostre colpe. Questa brava sorella decise di  risolvere il problema, di non irritarcisi più, sopra. Trovò un modo per cancellare il suo comportamento autodistruttivo e di continuare con la sua vita.

Un’altra donna, dopo la morte precoce di suo marito telefonò al nostro ufficio per chiedermi un appuntamento. Soffriva per la sua perdita. Ma non era solitudine soltanto quella che portava le sue lacrime fino alla disperazione era il pensiero che avrebbe potuto non essere degna di raggiungere suo marito nel mondo di là.  Chiese ripetutamente aiuto, alla fine decise di smettere di piangere e prepararsi per il giorno della riunione. La sua preparazione includeva quella di raddrizzare ogni cosa sbagliata .

Mentre parlavamo e piangevamo insieme espresse i dettagli di un vecchio problema.

Anni fa era stata insincera nel guadagnare un premio speciale in uno dei programmi della Chiesa per giovani donne. Venne nel mio ufficio per restituire il premio. Il fardello della separazione da suo marito fu alleggerito, mentre lei intraprese un corso di azione positiva esaminando la sua vita e preparandosi per la vita dopo la morte.

La morte di un marito è un’esperienza personale molto penosa. In quel periodo ci sono davvero lacrime. Ma ci sono modi di sublimare i sentimenti che sorgono da tale separazione, o di togliere l’amarezza da essa.

Persino il  trascorrere del tempo può arrotondare gli aspri spigoli della morte, ma infine solo il pensiero della riunione finale ci può rendere assuefatti ad essa. Così quando gli occhi brillano di lacrime c’è bisogno più che un puro conforto durante quest’ultimo esame di solitudine gli esempi che seguono mostrano come alcune donne trovarono la pace di cui avevano bisogno.

« Quando mio marito morì improvvisamente nel sonno, il mio mondo sembrò andare in pezzi» ricordò la sorella Elva Cowley. «Mi era sempre piaciuto uscire ma persino in un giorno di sole il cielo mi pareva oscuro, dopo che lui morì. Guardavo le persone e mi meravigliavo a come esse potessero camminare lungo la strada sorridendo».

Pianse e soffrì per mesi e alla fine accettò un posto come receptionist all’Ospedale dei bambini della Primaria. Quello fu il primo passo per trovare di nuovo gioia nella vita. Paragonava la sua sorte con quella degli altri. E in quell’ospedale c’è abbastanza avversità da far asciugare le lacrime di ognuno.

«Alcune persone possono  portare guai» spiegò « alcuni imparano lezioni da queste esperienze  e vanno avanti. Ma alcuni si piegano soltanto. Mi stavo solo piegando anch’io fino al giorno in cui una giovane madre venne in ospedale…col bambino più pietosamente deformato che avessi mai visto.

 Mi stupii che avesse un morale così alto. Le chiesi come facesse fronte ad una simile prova».

Replicò « So che il mio Pade celeste mi ama perché sapeva che avrebbe potuto mandarmi questo piccolo spirito a me e che io lo avrei amato veramente e che mi sarei presa cura di lui ».

Sorella Cowley continuò« Quello fu il giorno in cui io vidi con occhi nuovi. Cominciai a contare la mia riserva di benedizioni che provavano che il Padre Celeste ama anche me. Sapevo che non dovevo cedere al negativismo con cui Satana ci tenta».

Il pianto può durare per un poco, ma quando le lacrime e l’autocompassione sono prolungate siamo gli obiettivi di un problema maggiore. Il nostro progresso viene impedito.

 Alcuni mesi dopo la morte dell’anziano Richard L. Evans  del Quorum dei Dodici Apostoli andai a trovare sua moglie, Alice.Volevo sapere come stava senza suo marito e le piacevoli esperienze di cui aveva goduto grazie alla loro posizione nella Chiesa .

«Lascia che ti legga il versetto di Ether 12:6 -Mi rispose sorella Evans. Aprì un Libro di Mormon molto consunto e lesse:

«Pertanto non disputate perché non vedete, poiché non riceverete alcuna testimonianza se non dopo aver dato prova della vostra fede»

Perdere un marito che si è amato così tanto  è la prova ultima della tua fede. Adesso lo so.

 Questa faccenda della fede è tutto ciò a cui ci si può rivolgere in tempi come questo.

Abbiamo insegnato ai nostri quattro figli l’importanza di persistere nella fede. Ho fatto dei brevi discorsi  e ho condiviso la mia testimonianza sulla fede. Poi all’improvviso la mia grande prova venne con la morte di Richard. La cosa che più mi ha aiutato  in questo periodo di difficile adattamento è la conoscenza sicura che Richard, come Cristo, vive! Non so cosa facciano le persone senza questa fede».

Un’Autorità Generale e sua moglie sono in posizione di vedere le le persone hanno problemi-persino persone che sembrano come se avessero proverbialmente preso il mondo per la coda. Così la sorella Alice Evans trascorre una buona parte del suo tempo condividendo il suo meraviglioso calore e bontà nel preoccuparsi di persone con problemi, specie vedove e donne sole

«Quando penso al cerchio d’amore in cui sono vissuta» commenta sorella Evans, « e confronto la mia solitudine di adesso a quella di una vecchia donna mai sposata, so che i suoi problemi sono peggiori dei miei. Suppongo che ci siano molti modi in cui aver la propria fede messa alla prova. Sta a noi superarla».

Un’altra sorella, Barbara,  era una studentessa che stava prendendosi il diploma come insegnante di educazione fisica. L’estate prima del suo ultimo anno all’università restò ferita in un incidente automobilistico che la lasciò paralizzata dalla cinta in giù.

Barbara era fedele, inevitabilmente fedele nella sua vita. Era sempre stata così. Questa naturalmente era la prima volta in cui fronteggiava una grande avversità. Ma non si lasciò piegare. Le preghiere familiari e personali a Dio, da cui lei sapeva di essere amata avrebbero avuto risposta, lei sarebbe stata bene.

Era una paziente determinata e pronta a cooperare. Ma la fede portò solo sogni infranti. Tutte le benedizioni, la terapia e il trattamento la disposero al meglio solo per una vita in carrozzina.

Un giorno, sola nella sua stanza di ospedale, chiese quietamente a Dio che nella sessione di terapia quel pomeriggio sentisse qualcosa, qualche segno di guarigione.

Una tenebra profonda entrò nel suo cuore. Improvvisamente seppe che dopo tutto non sarebbe guarita. Vennero le lacrime, la debolezza di spirito, il bisogno disperato di conforto e comprensione, l’emozione la sopraffece, che avrebbe preferito essere morta.

Poi, dopo alcuni lunghi minuti in cui aveva ceduto alla disperazione Barbara si lamentò dentro se stessa “Oh, Dio, caro Padre Celeste aiutami! Aiutami a sopportare questa tragedia terribile. La tua volontà sia fatta».

Non disse più aiutami a camminare. Barbara si mise totalmente nelle mani di Dio, sottomettendo la sua volontà interiore alla conoscenza più grande che Dio ha della vita di lei. Poi venne la dolcezza dello Spirito che si gonfiò dentro di lei.

Il mutamento dell’attitudine di Barbara non era solo rassegnazione all’inevitabile. Era sottomissione volontaria a Dio. “Sia fatta la tua volontà” è dire che qualsiasi cosa Dio volesse per lei era quello che anche lei avrebbe voluto. Poteva farlo. Non era sola.

La sua fede e la sua accettazione non presero il corso di una placida rassegnazione. Lei fece dei piani. E quei piani includevano l’essere un tipo di angelo ministrante per gli altri pazienti con problemi simili ma senza il suo tipo di fede.

Lei è andata avanti  nel divenire una splendida serva nel lavoro del Signore. Ha completato il dottorato nel campo che aveva scelto della salute e dell’educazione fisica. E’ un’ insegnante popolare e una oratrice. E avrebbe potuto limitarsi a continuare a piangere e ad asciugarsi gli occhi.

Il divorzio non era quello che Maggie avrebbe voluto.E neppure l’infedeltà di suo marito rientrava nei suoi piani. Lo sforzo di Maggie di essere come Cristo nella sua prova richiedeva molti esami interiori e lettura delle scritture.

Quando si erano sposati nel tempio Maggie era sicura che lei e Todd sarebbero stati insieme per sempre. In seguito le azioni di lui e la scomunica che ne seguì sembrarono cancellare dalla mente di Todd ogni ricordo delle mete comuni e delle alleanze contratte. Maggie voleva dimenticare e perdonare e tentare di nuovo.

Todd insisteva per divorziare.

Fu fatto. Fu umiliante e devastante in innumerevoli modi. Il fatto di sentirsi rifiutata era aggravato dalla circostanza che “l’altra donna” era sua vicina di casa e che portava in grembo il figlio di Todd.

I dettagli sono stancanti. La storia è così comune in questi giorni.

Ma ciò che rende la storia di Maggie degna di parlarne di un libro sull’avversità è la sua reazione.

Ciò che fece fu di asciugarsi gli occhi e imbarcarsi in un piano per trasformare una prova in una benedizione. Era il suo unico modo per sopravvivere, non si parlava neppure di essere felice. Con l’aiuto di Dio si creò un piano. Avrebbe risolto i problemi della vita secondo i  principi di Dio.

Per prima cosa aveva bisogno di un’attitudine positiva, un’idea che avrebbe cacciato via la malinconia.

 Decise di fare una festa meravigliosa dal tema “Di nuovo libera” (come se la libertà fosse ciò che avesse sempre voluto).

Secondo, voleva attorno a lei gente che l’avrebbe capita.

Fece una lista di invitati composta da altre giovani madri abbandonate da mariti adulteri. Erano donne che amavano il Signore, amavano il vangelo e lo vivevano.

Terzo, aveva bisogno di una prospettiva nella sua vita così da non ripetere gli stessi sbagli.Alla festa un fazzoletto di lino segnava ogni posto. Maggie espiegò il tema “Di nuovo libera!”

Il fazzoletto segnava l’umore. Doveva essere usato per salutare la libertà, per una nuova opportunità e una vita migliore.Tutte loro avevano imparato qualcosa dal loro dolore. Avrebbero potuto avere un fazzoletto in un buffo gesto di celebrazione.

Se qualcuna voleva usare il fazzoletto per piangere poteva farlo; ma dovevano farlo solo per breve tempo. Tutte loro erano state rifiutate, avevano pianto per i loro sogni infranti, ricordare i dettagli adesso non era ciò di cui avessero bisogno. Questa era un’occasione in cui contare le proprie benedizioni e un tempo per guardare avanti.

Discussero un piano di crescita. Esso includeva avere aiuti qualificati per il loro tipo di problemi -essere genitori singoli, pianifiche finanziarie, diritti legali. Ma più di quello essere volevano aiuto spirituale. Erano in una posizione di chiedersi quali fossero gli scopi del Signore per loro e per  loro figlioletti.

Volevano sapere di più su ciò che la Chiesa forniva e il vangelo prometteva.

Volevano che i loro valori fossero più solidi in modo da non cadere in un’altra situazione precaria. Fu un giro di vite per molte di loro. Per mesi si ingegnarono a imparare e godettero della compagnia di amiche che si capivano fra loro.

Questa compagnia si rafforzò le spinse a crescere, ad andare avanti verso la loro meta ultima ed eterna, esse mantennero il loro aspetto personale ed  ogni donna col tempo ebbe un marito nuovo e migliore del primo.

Un’altra prova che potrebbe farci piangere è un trasloco forzato. Lasciare la casa di famiglia in genere rompe il cuore di qualcuno. Perché essa vuol dire che tutto ciò che significava sicurezza, tradizione, identità e felicità è stato spazzato via, diviso, messo in scatole, o buttato via.

Si versano lacrime pensando ai ricordi. Devono essere prese decisioni traumatiche.

Quale può essere la benedizione dietro questo tipo di avversità? Dove si trova il conforto in un mutamento così incombente? Quale attitudine o corso di comportamento può asciugare l’occhio che piange?

Il disastro finanziario prosciugò le risorse della nostra famiglia. Fummo costretti a traslocare dalla nostra casa di tre piani a un appartamento. Nel migliore dei casi saremo stati stretti così non potevamo portare la maggior parte delle nostre cose.

 Anni di crescita, celebrazioni, servizio, studio e acquisizione affiollavano ogni stanza e anche il ripostiglio. Dovevamo decidere su ogni oggetto.

Dopo un consiglio di famiglia-una preghiera e una prova sullo scopo ultimo di Dio per i suoi figli-decidemmo che invece di avere uno yard sale, avremmo condiviso le cose che non avremmo più potuto usare, i tesori come anche la “spazzatura preziosa”.

Nella nostra ora di infelicità potevamo portare delizia agli altri.

 Tenemmo un affare “venite e prendete”, e lo facemmo anche con stile.

La sala era piena degli abiti migliori, dolci e limonata. Fiori dal giardino erano disposti nell’ingresso. Era un momento di festa.

Vicini, amici intimi, e parenti anche non stretti di tutte le età vennero invitati  a vagare nelle varie camere da letto per vedere la mostra degli oggetti che davamo via. Gli ospiti potevano scegliere di prendere tutto quello che volevano. Libri e dischi erano disponibili nella libreria. Giochi e articoli per hobby nella stanza di famiglia. E così per tutta la casa.

Naturalmente la gente  era stupita, quasi non ci credeva all’inizio. Ma presto questa soluzione divenne divertente e pratica per i nostri problemi. Le persone non solo se  ne andarono cariche di doni dalla nostra casa di famiglia, ma impararono anche quello che uno deve fare in tempi di avversità per tramutare le lacrime in gioia.

Fu anche un momento per ricordare la grandezza di Dio e per scambiarsi dei sentimenti reciproci di amicizia. Questa era stata una casa felice dove si sono imparate buone lezioni sino all’ultimo giorno “dall’abbondanza del cuore” davvero!

Guai grossi tendono a far sottovalutare le relazioni fra le persone. La nostra famiglia era attiva nella chiesa. Ci sostenevamo l’un l’altro nei doveri di chiesa, come in quelli di casa o nella comunità. Ci amavamo l’un l’altro  e quando giunsero le prove ci trovammo persino più legati di prima.

Naturalmente ognuno si sentiva devastato a lasciare la casa di famiglia. Ammettiamo che le lacrime venivano facilmente fino a quando non decidemmo di portare gioia agli altri. Quel piano capovolse l’intera esperienza.  La cosa notevole è che molti anni dopo ci accorgemmo che ciò che sembrava un terribile fardello e delusione ( rompere e lasciarci alle spalle la nostra casa di famiglia) fu una solida preparazione  per esperienze ancor più difficili che i membri della famiglia dovettero fronteggiare in seguito.

Invece di versare solo lacrime, sforzatevi di esser grati-dell’opportunità di avvicinarvi maggiormente a Dio, di mostrarvi degni della sua fiducia, di imparare lezioni che ci possono aiutarci ad aiutare gli altri. Questa doveva essere la nostra attitudine e il nostro obiettivo.

Si, dirlo è più facile che farlo, specie all’inizio ma con la giusta pratica possiamo essere capaci di fiorire sotto le avversità.

La lettera che segue mi fu spedita alcuni mesi fa. Avevo fatto un discorso ad una riunione multipalo e avevo usato questa scrittura:”E io ti attornierò con le braccia del mio amore. Ecco, io sono Gesù Cristo il figlio di Dio” (D&A 6:20-21).

Un signore nell’uditorio fu toccato da esso a causa di una esperienza sacra che aveva avuto un anno prima. Udire una scrittura che descriveva ciò che gli era accaduto, lo spinse a scrivere una lettera in cui condivideva i dettagli di una risposta alla sua preghiera. Potrebbe aiutarvi.

“Circa un anno fa mia moglie ed io eravamo molto tristi nello spirito a causa dei problemi finanziari. Mi ricordo di aver chiesto nelle mie preghiere forza e conforto per continuare ad andare avanti nei momenti difficili. Versai lacrime di pena e di frustrazione, chiesi soccorso al Padre Celeste. Una notte, mentre pregavo il mio cuore si sentì sovraccarico dei problemi e delle preoccupazioni del mio mondo e non ne vedevo la fine. Mentre giacevo dormendo, qualcuno entrò nella mia stanza e mi chiamò dal letto, mi disse che stavo per ricevere altri incarichi di Chiesa e che prima che questi mi fossero dati avrei avuto un’intervista nel tempio.

“Subito mi trovai in piedi in una stanza (in che tempio fosse non so  ma ne stavo ammirando le decorazioni). Avevo un sentimento di apprensione, come sempre prima di un intervista.

 La mia schiena era rivolta alla porta. Mentre stavo aspettando così, la porta dietro di me si aprì e in quel momento divenni conscio che  potevo discernere spiritualmente o vedere ogni cosa e in ogni direzione nella camera, anche se non mi muovevo fisicamente.

Il personaggio che stava sulla soglia irradiava amore, e calore, e luce così tanto che riempiva la stanza e permeava ogni fibra del mio essere. La sua sola presenza era una testimonianza. Seppi col corpo e con lo spirito, col cuore e con la mente, che ero in presenza del mio Salvatore e Redentore Gesu’ Cristo. 

“Ero così sopraffatto dal potere del suo amore che non potevo far altro che stare là dove mi trovavo e piangere. Non avevo la forza di muovermi. Io lo vidi! Con i miei occhi spirituali lo vidi!

“Attraversò la stanza venendo verso di me. Non vennero pronunciate parole. Non erano necessarie. Venne a me, e da dietro mi circondò in un abbraccio amorevole. Non dimenticherò mai il tocco delle sue braccia intorno a me, neppure la pressione del suo abbraccio.

“Poi il momento passò, l’intervista era finita. Mi trovai di nuovo a letto, piangendo silenziosamente tra me.

“In seguito, per settimane, persino un pensiero casuale a questa esperienza sacra portava lacrime ai miei  e mi ricordavo del suo amore. E mi sentivo di nuovo sopraffatto.

 ”Vorrei poter dire che le prove terribili finirono, allora. Non accadde.

 In effetti le cose divennero peggiori. Ma il punto è che non importa. E non importa! Perché io sarei andato dovunque lui avesse voluto, avrei sofferto qualunque sofferenza mi avrebbe data, come   punizione, crescita, cambiamento, durezza, sapendo che Lui è con me e che mi ama.

Quella conoscenza alleggerisce i fardelli. Non li porta via (ma io non gli ho mai chiesto che me li portasse via) ma il mio cuore è leggero e la mia mente in pace. Posso soffrire le tribolazioni con buon umore e gratitudine.

“Sono ancora lo stesso uomo, un uomo comune. Dio ha ritenuto bene rispondere alla mia preghiera e onorare il nostro digiuno. Mi ha dato un dono al di là di ogni prezzo e misura. Egli darà lo stesso dono a chiunque cerchi e lo cerchi in modo giusto. Testimonio così”.

In Isaia 30:20-21 c’è il consiglio seguente: “E sebbene il Signore vi dia il pane dell’avversità e l’acqua dell’afflizione tuttavia i tuoi insegnanti non saranno più rimossi  e i tuoi occhi vedranno  coloro che ti istruiscono. E le tue orecchie udranno una parola dietro di te che dirà “questa è la via, cammina in essa”.

 Questo tipo di consiglio ha un modo di asciugare gli occhi che piangono cosicchè possano vedere  gli scopi di Dio più chiaramente. In mezzo all’afflizione possiamo andare avanti, trovare una soluzione ai nostri problemi, o sviluppare un’attitudine e una perseveranza che echeggia la nostra fede.

L’idea è quella di trattenersi

dal creare problemi più grossi.

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