Questa è una breve presentazione su come i mormoni vedono la fede, e un’esortazione affinché tutti, in vita loro sentano il desiderio di sperimentarla.
Nel Libro di Mormon il profeta Alma andò a predicare ad un popolo (gli Zoramiti) che si era allontanato molto tempo prima dalla verità. Il primo segno che mostra l’allontanamento dalla rettitudine di un popolo sono le ingiustizie sociali.
Gli Zoramiti avevano cacciato dai loro templi le persone più povere della loro cerchia; queste ultime dopo aver lavorato alla costruzione dei templi si videro poi precluso l’accesso a causa dei loro abiti rozzi. “….non era permesso entrare loro nelle sinagoghe per adorare Dio, essendo considerati immondi; pertanto erano poveri; sì erano considerati come feccia dai loro fratelli…”.
Di fronte ad una situazione del genere Alma resta sconcertato e dice loro dei principi basilari: uno di questi è il valore della prova. L’essere stati scacciati dalle sinagoghe li ha aiutati a divenire umili ed a poter ascoltare la parola., a poter essere ricettivi ed a pentirsi dei loro peccati.
Ma l’argomenti più bello di cui parla Alma in questo capitolo è la fede. Al versetto 21 del capitolo 32 il profeta Alma ci definisce la fede. Una definizione di cui troviamo traccia anche nell’Epistola di Paolo agli Ebrei. “…la fede non è l’avere una conoscenza perfetta delle cose, perciò se avete fede sperate in cose che non si vedono, ma che sono vere”(Alma 32:21).
Alma dice che Dio vuole che tutti gli uomini abbiano fede e così esorta questi poveri discepoli a fare un esperimento.
Per iniziarlo non occorre avere la fede, basterebbe solo il desiderio di credere. “…lasciate che questo desiderio di credere operi in voi fino a che crediate, in modo che possiate far posto a una porzione delle mie parole”.
“:::ora, se fate posto, affinché un seme possa essere piantato nel vostro cuore, ecco, se è un vero seme, ossia un buon seme,se voi non lo espellete con la vostra incredulità, così da opporvi allo Spirito del Signore, ecco, esso incomincerà a gonfiarsi nel vostro petto e quando sentirete queste sensazioni di crescita, comincerete a dirvi: Questo è necessariamente un buon seme,ossia che la parola è buona, poiché comincia a dilatare la mia anima,: sì, comincia ad illuminare il mio intelletto”.
Dopo aver provato queste sensazioni, lo sperimentatore dirà a se stesso che il seme che ha piantato era buono. A questo punto sa qualcosa in più. Il seme che ha piantato è valido, e lui sente la sua mente espandersi, e vede le cose più chiaramente.
La sua conoscenza non è perfetta e davanti a questo seme che ora è diventato una pianticella , un seme che già è stato accertato essere buono, lo sperimentatore dice a se stesso: “Nutriamolo con gran cura, affinché possa mettere radici, affinché possa crescere e produrci dei frutti…se lo nutrite con molta cura metterà radici, crescerà produrrà frutti”.
Cosa avverrebbe se la pianticella venisse trascurata? E’ evidente che non ci sarebbero radici e in poco tempo il calore del sole la ucciderebbe. E questo non perché il seme fosse cattivo, ma perché non ce ne siamo curati, perché la “nostra terra” è sterile.
“Ma se nutrirete la parola, sì, se nutrirete l’albero mentre comincia a crescere, mediante la vostra fede, con grande diligenza e con pazienza, attendendone il frutto esso prenderà radice; ed ecco sarà un albero che crescerà alla vita eterna….allora fratelli miei raccoglierete la ricompensa della vostra fede e della vostra diligenza, pazienza e longanimità nell’attendere che l’albero vi porti frutto” Alma 32:41, 43).
