L’avversità mette alla prova coloro in cui Dio può aver fiducia. Chi di noi può stare fermo come Giobbe, obbediente e amare Dio a prescindere da quello che succede nelle nostre vite? Siamo provati tramite l’avversità.
Alcuni anni fa stavo parlando con alcune persone di Rexburg, Idaho sull’alluvione devastante venuto in seguito all’esplosione della Diga Teton.
La storia di una donna è interessante specie in vista del tema di questo capitolo.
Le chiesi se la sua famiglia fosse stata colpita seriamente dall’alluvione. Mi condusse su una collina che guardava la città a cui i cittadini erano corsi quando era stato dato l’allarme alluvione. Da là poteva vedere l’ondata dell’acqua impetuosa e seguire la distruzione delle loro case nella sua scia. «Sì » esclamò, «Siamo stati colpiti in modo grave, ma prima lasci che le dia qualche ragguaglio».
Mi disse che la famiglia aveva lottato per anni per avere una casa decente. Alla fine era arrivato il giorno e la casa era stata costruita con delle belle camere da letto e il magazzino dove poter tenere le provviste per un anno e altre cose. Una mattina prima dell’alba odorarono fumo. La loro casa nuova in mezzo ai campi stava per essere consumata dalle fiamme.
Il fuoco consumò ogni cosa tranne la loro vita e i pigiami che indossavano.
Ogni cosa incluso il cibo per un anno che avevano raccolto dietro consiglio di un profeta.
«Ma sorella Cannon. Era meraviglioso vedere schiudersi le benedizioni di Dio» continuò «Prima che il giorno fosse finito avevamo abiti da indossare e posti dove dormire con i vicini. Nel giro di un anno potemmo ricostruire un’altra casa e riempirla coi nostri figli e i mobili e le provviste per un anno»
«Meraviglioso» convenni
«Sì ma subito dopo aver traslocato la diga Teton si ruppe. Eravamo proprio nel mezzo di quella scopa d’acqua che spazzò la valle. Da questa collina dove stavamo abbiamo guardato andare via la nostra casa . Avevamo il binocolo, ma poiché stavamo piangendo non riuscivamo a vedere molto chiaramente».
Un vicino che non capiva il vangelo aveva deriso i futili preparativi per il futuro fatti dalla famiglia. Quando vennero le tribolazioni la loro raccolta di cibo era stata bruciata o spazzata dall’acqua. Ora il vicino disse alla famiglia. «A cosa serve raccogliere tutte quelle provviste di cibo e cose per emergenza?» Se farete di nuovo questa cosa ridicola è affar vostro, ma non parlatemene. Non vi è servito a niente. Perché rifare l’immagazzinamento se non potete mangiarvelo quando ne avete bisogno?»
La mia amica ci pensò sopra. Poi disse fermamente «Nessuno mi ha detto che avrei dovuto mangiarlo» .
E ha ragione, le era stato detto solo di farlo, ed era stata obbediente. Malgrado le avversità il suo spirito era dolce.
Pensai alla risposta di Joseph Smith alla tribolazione durante un certo periodo della sua vita. Era il 1842 solo due anni prima che venisse ucciso dai suoi nemici.
Si stava nascondendo e scrisse:«E quanto ai pericoli che sono chiamato ad attraversare non mi sembrano che poca cosa poiché l’invidia e la rabbia degli uomini sono state parte del mio destino tutti i giorni della mia vita…Dio conosce tutte queste cose… è in acque profonde che sono abituato a nuotare. Tutto ciò mi è diventato una seconda natura e mi sento come Paolo di esultare nelle tribolazioni poiché sino a questo giorno il Dio dei miei padri mi ha liberato da tutto questo e me ne libererà ancora; io trionferò sui miei nemici, poiché il Signore lo ha detto (D&C 127:2.)
Joseph noi possiamo trionfare sui nostri nemici, sormontare i nostri problemi. Possiamo farlo con l’aiuto del Signore.
Il Signore ci ha detto che se può fidarsi di noi, e che noi ci comporteremo come dei Santi e discepoli, usando la saggezza, tutto ci andrà bene.
In Dottrina ed Alleanze 112:13 leggiamo le sue parole. «E dopo le loro tentazioni e molte tribolazioni, ecco, io il Signore avrò compassione di loro e se non induriscono il loro cuore e irrigidiscono il loro collo contro di me…io li guarirò»
In seguito ad un incarico di chiesa che mi spinse nel Wyoming una donna mi chiese se poteva parlare qualche minuto con me. Non voleva vantarsi o dire cose inappropriate mentre condivideva un’esperienza personale. Voleva solo testimoniare della bontà di Dio verso i suoi figli e voleva che l’ascoltassi per un momento.
Mi diede il permesso di usare la sua storia.
Questa famiglia aveva sempre avuto un grande orto. Al padre piaceva zappare. Era solito dire, dalla semina sino al raccolto che era buono per l’anima dell’uomo come per il suo stomaco preparare il suolo e curarsi dei semi.
Poi giungeva il mattino in cui pa’ girava per casa gridando “Tempo di raccolto!” a la famiglia avrebbe fatto gare scherzose di corsa fino alla zona delle fragole, o agli alberi di pere, o alle pannocchie per cogliere le primizie di ogni cosa.
Era stato un lavoro duro inframmezzato nelle attività frenetiche dei membri della famiglia, ma dopo il raccolto si vedeva che ne valeva la pena. Papà aveva insegnato loro bene.
Improvvisamente il loro mondo felice andò in pezzi. In molti modi un guaio si aggiungeva all’altro. Il padre fu ferito gravemente in un’esplosione avvenuta sul posto di lavoro. Viveva ma sarebbero passati molti mesi prima che potesse lavorare di nuovo.
Un figlio sposato stava avendo problemi e aveva bisogno continuamente di aiuto. I membri giovani della famiglia avevano bisogno di sicurezza e di guida. La forza della madre si stava esaurendo mentre guidava dall’ospedale a casa per incontrare le necessità dei membri della famiglia e svolgere i suoi doveri di casalinga.
Alla fine papà tornò a casa, ma venne anche un nipotino. Ognuno di loro richiedeva un grande ammontare di tempo. Non c’era tempo per lavorare fuori.
Nel campo c’era l’erba di giugno dove prima si trovavano le verdure. La donna si scusò col marito per essergli venuta meno in questo senso. Sospirò:«Non ci sarà orto quest’anno».
Matteo di dieci anni stava ascoltando:«Ma dobbiamo fare l’orto, mamma! Hai sentito il presidente Kimball alla conferenza . Ha detto che tutti devono avere un orto. Lui è il profeta. Dobbiamo fare l’orto!»
«Il bambino fu l’insegnante del genitore» continuò la mia nuova amica «E sebbene fossimo in ritardo di settimane per avere un buon raccolto, sapevo che dovevamo almeno tentare». Prima di mettere i semi nel terreno li inzupparono nell’acqua calda, e pregarono nel circolo familiare per le piante, per i campi e per gli elementi della natura oltre che per la salute del padre e il benessere della famiglia che aveva così tanti problemi.
Quell’anno il tempo buono durò più a lungo del solito abbastanza perché maturasse il raccolto.
Una mattina tardi a stagione avanzata la famiglia fu destata da un padre gioioso che diceva “tempo di raccolto!”. Ed era tempo di raccolto, per il prodotto ciò di cui avevano veramente bisogno per l’inverno e per le benedizioni che avevano ricevuto dal Padre Celeste in risposta a una preghiera fervente.
Questa bella famiglia provò che sarebbe stata fedele e avrebbe seguito la parola di Dio e il consiglio del suo profeta anche in tempi di terribili durezze. Queste persone sono testimoni che il Signore aiuterà sempre noi nei nostri guai se ci sforziamo di fare ciò che dobbiamo.
Di chi può aver fiducia Dio? Chi soffrirà volentieri pur di imparare le lezioni, essere l’esempio di un credente e un testimone alla mano di Dio negli affari degli uomini? Chi sopporterà le tribolazioni per aiutare nell’opera del regno di Dio sulla terra?
Durante la metà degli anni settanta la chiesa si espanse rapidamente dal Canada sino allo Stato di New York. C’era un’incredibile mescolanza etnica di gente che viveva in quella zona con differenti tipi di necessità e problemi. Uno dei bisogni più pressanti era la costruzione di edifici vicini a dove viveva quella gente. Avevano bisogno di addestramento agli incarichi di chiesa e avevano bisogno di guida. Avevano bisogno di nuovi edifici in cui accogliere nuovi membri e simpatizzanti.
Divenne consuetudine prendere in affitto sale di vari tipi, e alcuni edifici di scuole pubbliche, ma ciò non promuoveva una buona immagine della Chiesa e dei suoi convertiti né permetteva di svolgere interamente il programma della Chiesa.
Il presidente di Palo era sicuro che prima che il palo crescesse così tanto da scindersi in altri pali e restringere i confini, dovevano esserci edifici appositi, eretti e dedicati. Iniziò un piano quinquennale per quest’obiettivo. Era troppo lento. Le persone non rispondevano.
Così il presidente del palo decise di mettere alla prova le persone con uno sforzo di offerte rapide per fondare almeno qualche edificio in breve tempo.
Era un coraggioso tentativo destinato al fallimento dissero alcuni quando si considerò il periodo di inflazione in cui si trovavano e i fardelli finanziari che gravavano sulle persone.
Secondo il presidente del palo lo spirito lo muoveva possentemente non c’era altra scelta.
Dovevano tentare!
Mentre si preparava per il raduno del palo a cui sarebbe stata fatta la proposta si sentì spinto a riversare, tramite il potere del sacerdozio una benedizione con la promessa sui membri di quel palo che avrebbero partecipato a quest’impresa.
Alla persone venne chiesto di digiunare e prepararsi prima di andare alla conferenza. Essi sentirono lo spirito del Signore in quella riunione, mentre il presidente del palo pronunciò su di esse una speciale benedizione. Se avessero faticato diligentemente per incontrare questa crisi il Signore avrebbe riversato davvero le sue benedizioni su di loro. Li avrebbe aiutati. Avrebbero potuto adempiere i loro impegni e contribuire al programma edilizio.
Così fu detto. Così fu adempiuto. Più tardi molti resoconti provarono le notevoli benedizioni dal cielo che venivano quando le persone chiedevano aiuto nel bisogno.
Per esempio, un uomo stava chiudendo la sua ditta perché i tempi erano difficili Dopo la preghiera all’improvviso ebbe un’idea per migliorarla. Seguì l’idea e le sue vendite aumentarono di volume in modo impressionante. Poté pagare il fondo edilizio e ancora, se ce ne fosse stato bisogno.
Lo sforzo di un altro per mantenere il suo impegno includeva la preghiera fervente in ginocchio, vicino alla sua sedia in ufficio. Gli venne l’idea di chiedere un aumento che coprisse l’ammontare del suo impegno verso il programma edilizio per rispondere alla sfida per il presidente del palo. Chiese l’aumento e gli fu dato con clausola retroattiva! Poté pagare il pieno ammontare del suo obbligo più presto di quanto avrebbe potuto fare agendo altrimenti.
Fu un meraviglioso risveglio spirituale per i membri in quell’area. Era un tempo di rafforzamento mentre in numerose famiglie avveniva lo spiegarsi di piccoli miracoli. Persone senza lavoro lo ottennero. Investimenti in apparenza sterili divennero profittevoli, conti bancari dimenticati tornarono alla luce; idee creative procurarono guadagno finanziario.
Le persone che provarono che Dio poteva fidarsi di loro furono benedette e raggiunsero l’obiettivo finanziario del palo. Nel giro di tre anni da quel palo ne derivarono altri tre. Più che edifici o numeri risultati da questo periodo di sacrificio e sforzo fu la crescita spirituale della gente.
D’altra parte lo studio delle scritture ci insegna che se non prendiamo l’avversità come dovrebbe una persona di fede, non ci andrà bene. Saremo nell’arena di Satana. La vita è piena di evidenze per sostenere questo.
Che così è la fiducia? Che cosa significa essere degni di fiducia sotto il peso della tentazione, i fardelli della malattia, della povertà, del fraintendimento, della delusione, della solitudine, dell’invalidità, del dolore di cuore, della persecuzione?
Dalla vita stessa possiamo tratte un paragone. Usiamo ogni giorno la fiducia. È essenziale alla vita, è illustrato nel caso del genitore amorevole che impiega una baby sitter. È illustrato nel caso del proprietario che lascia un nuovo impiegato a occuparsi del negozio. È evidenziato ogni volta che noi impostiamo un pacchetto prezioso per un nostro caro amico.
La fiducia implica responsabilità, affidabilità, stabilità, onestà, impegno. Webster definisce la fiducia come fede.
Quando noi capiamo la meravigliosa opera di Dio e il nostro posto in essa, questi esempi possono sembrare troppo semplicistici, tuttavia ci aiutano a capire che la fiducia è imperativa all’ordine e la progresso così come la pace di mente. Ricordate, l’opera di Dio è di portare a compimento l’immortalità e la vita eterna dell’uomo. La nostra opera di aiutare Dio nel suo lavoro. Fare questo è essenziale per la nostra gioia personale.
Adesso, è opra del diavolo tentare e deviare il lavoro del Signore. Verrebbe alla mente il vecchio coinvolgente inno “Chi sta con il Signor ?”
Nell’ aprile 1830,quando la chiesa fu riorganizzata secondo la volontà del Signore, vennero date istruzioni da Dio come i doveri dei membri e quelli dei dirigenti. Fra altre cose fu dato questo consiglio “Ma c’è la possibilità che l’uomo possa decadere dalla grazia e allontanarsi dal Dio vivente. Perciò che la chiesa faccia attenzione e preghi sempre, per timore di cadere in tentazione” (D&A 20:32-33).
Gli anziani e i sacerdoti ricevettero inoltre il consiglio che i figli di Dio devono essere istruiti in tutte le cose riguardanti la chiesa «alla loro comprensione prima che essi partecipino al sacramento e i membri manifesteranno di fronte alla chiesa, e anche dinanzi agli anziani
Con maniere e parole pie, che essi ne sono degni affinché vi siano le opere e la fede in conformità con le Sacre Scritture camminando in santità dinanzi al Signore». (D&C 20:68-69.)
Questa è una possente istruzione da meditare quando siamo nei guai. Dobbiamo rispondere come persone di fede secondo la santa parola e il modo del Signore.
Recentemente ero a una riunione sacramentale e meditavo sul sacrificio di Cristo, mi meravigliavo anche della coppa amara che era stata appressata alle labbra mie e di mio marito ultimamente.
Era poco, se paragonata alla coppa di nostro Signore, ma avevamo lottato e sofferto, digiunato, pregato, aspettato. Nessuna risposta. C’era la disperazione, le lacrime, le notti insonni passeggiando e pregando, lo studio delle scritture, la lotta per la pazienza.
C’erano tempi di consultazioni a due, di ascoltare altri che avevano sopportato un simile trauma da crepacuore. Infine, quando si giunse alla fine della prova fummo felici di aver sopravvissuto a quel tempo traumatico con la nostra fede intatta. Infatti eravamo riempiti di una nuova intimità con Dio. In questo giorno particolare presi il sacramento in umiltà e gratitudine per la sua sofferenza per noi. Com’è buono Dio. Noi avevamo sentito la sua presenza che ci sosteneva persino mentre ci permetteva di attraversare questa prova perché crescessimo. Fui felice del fatto che noi non avevamo reso il problema più grosso rendendoci indegni della sua fiducia. Arrendersi, compiangersi, farsi troppe domande, distogliersi in ogni modo da Dio non è appropriato per uno che ha fatto delle sacre alleanze!
Quel giorno presi il sacramento con un nuovo impegno al lavoro del Signore, al piano e ai principi. Malgrado-forse persino a causa di ciò -tristezza e agonia nella lotta, io potevo pregare Dio. La lotta prova la presenza, la realtà di Cristo, la sua missione, e il suo sacrificio per noi. Sicuramente con tale dono per noi dovremmo essere degni di fiducia davanti a Dio.
Dio ci aiuterà in molti modi. Ci ha detto che se facciamo le cose che dobbiamo fare, quando dobbiamo farle, le «porte dell’inferno non prevarranno contro di voi; sì, e il Signore Iddio disperderà i poteri delle tenebre dinanzi a voi e farà sì che i cieli siano scossi per il vostro bene» (D&A21:6).
Il vangelo è più che un sistema etico,è fare sperimentazioni sulla parola, vivere secondo il modo di Dio, e la sua volontà. Ciò vuol dire sempre, nei tempi buoni e in quelli cattivi. Significa lavorare con efficacia crescente per evitare di attirarci disgrazie che derivino dal non vivere il vangelo, volgendo le benedizioni in fardelli. Ma qualsivoglia avversità venga, ognuna ci darà esperienza e sarà per il nostro bene eterno.
Né qui, né dall’altra parte
Emergeremo all’improvviso
Con qualità di carattere
E un livello di vita
Per cui non ci siamo preparati
Da noi stessi