Quando siamo sopravvissuti al fuoco del raffinatore siamo stati provati in modi che ci aiutano ad essere più efficaci nell’incontrare le necessità degli altri. Impariamo tramite l’avversità.
«Queste cose ti daranno esperienza» (D&A 122:7), ci ricorda il Signore affettuoso. Lui sa ciò che è bene per noi. Lui sa di quale aiuto abbiano bisogno i suoi figli. Lui può usarci per aiutare-e con l’esperienza saremo più efficaci nel servizio. L’avversità ci dà esperienza. Se l’affrontiamo secondo i principi di Dio troveremo benedizioni nei fardelli.
Era il giorno di Natale del 1973. La nostra famiglia stava nel mezzo dell’afflizione con un nostro beneamato membro della famiglia che aveva appena saputo di avere una malattia all’ultimo stadio. Non c’era nulla che la scienza medica potesse fare.
Christine era la madre di tre bambini molto piccoli. Il Presidente Harold B. Lee stava consigliando noi e lei.
Il presidente Lee le disse per confortarla «Non preoccuparti, quando il Signore ti vuole ti prenderà e tutto andrà bene». Guardando indietro a questa esperienza le sue parole sembrano ironiche perché il presidente Lee morì il giorno dopo.
La giovane madre visse ancora per un anno. Ma in quella conversazione nella casa di Lee un profeta di Dio spiegò principi possenti che aiutarono tutti noi a capire. «Perché io?…Perché questa esperienza? Perché adesso?…Per cosa?»
Il Presidente Lee parlò di fede nel potere di Dio di fare i miracoli. Parlò del conforto e della pace che Dio può darci se i miracoli tanto desiderati non avvengono. Chiese a nostra nuora se era disposta ad attraversare qualsiasi ostacolo le fosse posto dinanzi secondo la volontà di Dio così che tante persone imparassero lezioni importanti.
In altre parole, sarebbe stata disposta a dare la sua vita per gli altri come fece Cristo? Questa era l’implicazione. La sua risposta positiva venne data quasi in modo malfermo. Questa bella e giovane madre era così piena di speranze di essere una buona moglie e mamma. Aveva dei sogni…era difficilissimo ammettere la volontà di sottomettersi alla morte e quello era la volontà di Dio.
Il presidente Lee fu gentile e delicato mentre accettava la sua risposta quieta e lacrimosa.
Poi disse concisamente:« C’è così tanto lavoro da fare. Questo popolo sta solo all’inizio delle proprie prove. Quando sei una pepita d’oro preparati per il fuoco dell’affinatore! Adesso va casa vivi ogni giorno che hai secondo la volontà di Dio. Alla fine nulla potrà farti più male».
Ciò diede una nuova dimensione alla nostra tribolazione. Innestò una nuova spinta ad osservare i comandamenti.
A volte nella riunione di digiuno e testimonianza la gente si alza e racconta storie di miracoli. Per esempio una persona potrebbe testimoniare che il “loro figlio militare viveva una vita pulita e per quello il Signore lo ha risparmiato in guerra, così come i figli di Helaman»
E poi là,nella fila accanto potrebbe sedere la famiglia di un figlio che aveva vissuto anch’egli una vita pura-e tuttavia non è stato risparmiato! Significa forse che Dio non amava quel figliolo, la sua famiglia?
Nel caso di Christine, lei aveva avuto il meglio delle cure mediche e aveva ricevuto aiuto spirituale dal presidente Lee. Nella sua breve vita non aveva dato offesa al Signore. Tutta la famiglia pregò, digiunò e mise in ordine la propria vita. Aumentammo le nostre offerte il nostro servizio. Ci furono benedizioni del sacerdozio e grida di fede, così intensa da spostare montagne. C’era la sua benedizione patriarcale che prometteva una vita lunga. Cionondimeno Christine morì.
Fu onorata con un bel servizio funebre. Il centro di palo traboccava di persone affettuose, devote, che domandavano. Il suo giovane marito, nostro figlio era colui che subiva il lutto più grande, ed era anche un oratore.
Era un grande esempio di credente e di uno che aveva imparato ciò che doveva imparare dalla tribolazione di perdere una sposa amata. Questo marito dal cuore spezzato ammise che le cose non erano andate nel modo in cui egli e Christine avrebbero voluto. Ma stava parlando al suo funerale perché era la sua ultima richiesta che lui condividesse con gli altri la conoscenza sicura che Dio vive e li ama. Questo avevano imparato nella loro prova. Andava tutto bene. Egli diede testimonianza di questo.
Non fu il suo cuore spezzato che occupò il centro della scena-per quanto fosse un tempo difficile. Fu il potere e il conforto di Dio che riversava nuova luce e comprensione su quelli che egli ama e quelli che può usare per compiere molto bene fra gli altri suoi figli.
Molti impararono nuove lezioni-come aveva suggerito il presidente Lee. Dopo il funerale nostro figlio fu chiamato più volte a parlare con persone provate allo stesso modo. Lui poteva confortare con compassione profonda. Poteva indicare un modo per fiorire sotto il dolore. Poteva testimoniare che i principi applicati a un problema attirano lo spirito, la forza, e un senso di rettitudine. Tale è la bontà di Dio.
In questo libro di suggerisce che l’avversità può provare coloro che sono degni della fiducia divina, che lo ameranno in ogni modo. L’avversità può anche darci esperienza che sarà utile quando ci sforzeremo di essere di servizio nel lavoro del Signore.
Ci sono così tanti che hanno bisogno di aiuto.
L’avversità può essere un insegnante efficace. Quando abbiamo una testimonianza del vangelo, persino una non ancora stabile-è più probabile che applichiamo i principi eterni del vangelo alle situazioni; allora la tribolazione diventa una benedizione. La libertà di scelta in come reagiremo all’avversità è essenziale all’esistenza e al progresso. Quando la prova è difficile la fede nella bontà di Dio può essere tutto ciò che abbiamo per andare avanti per un po’. Ma poi, come ci viene ricordato in 2 Enfi 2:2 « Tu conosci la grandezza di Dio ed Egli consacrerà le tue afflizioni per il tuo guadagno».
Possiamo imparare dalle tribolazioni. Possiamo respingerle, passarci attraverso, aspettare pazientemente, fin quando non troviamo il principio che Dio ci ha dato per aiutarci ad affrontare una simile prova e a guadagnare da esse una grande esperienza.
C’è una potente promessa di Dio scritta in Dottrina e Alleanze 122 su cui ho tratto le seguenti righe:
Se i cieli raccolgono il nero
Se le mascelle dell’inferno si aprono
Se lo sguardo dei nostri cari si abbassa
Se i vecchi amici si fanno da parte,
Se i vostri sogni splendenti sono svaniti,
e i vostri sforzi sembrano vani
O, tenetevi fedeli, pieni di speranza, pazienti
Alzatevi al di sopra della disperazione, del disdegno!
Con l’aiuto di Dio potete sopravvivere a questo
Persino prosperare quando siete messi alla prova.
La vita è scuola, la vita è apprendimento.
Contate le vostre benedizioni e perseverate.
Accontentarsi della mediocrità non è sufficiente per un discepolo di Cristo. L’avversità può levigare, ripulire, allargare l’anima e anche se tale apprendimento è duro, può essere utile per piastrellare il Regno di Dio.
La vita non ha rispetto delle persone. L’avversità verrà quando verrà. Non conosciamo l’orario particolare di Dio per il nostro apprendimento e il nostro contributo. Non sappiamo come la nostra vita potrebbe avere impatto sull’apprendimento e il contributo di qualcun altro La vita è sofferenza. Muda sapeva che la vita era sofferenza. La prima delle sue nobili verità era che la vita è, davvero, sofferenza.
La Bibbia nelle sue prime pagine ci ricorda che, grazie ad Adamo ed Eva noi esistiamo per soffrire. Dobbiamo guadagnarci il pane col sudore della fronte. Dobbiamo generare bambini nel dolore. Ora, se le persone leggono così tanto sulle regole del piano della vita-studiando le scritture, com’è che i dettagli dello sforzo sfuggono loro così facilmente? Una tale dimenticanza o ignoranza porta il grido “Perché io? Perché adesso?».
Poiché Gesù conosceva la sofferenza, perché non dovremmo noi? Gesù disse: «Ho bevuto da quella coppa amara che il Padre mi ha dato…nel prendere su di me i peccati del mondo e in questo ho accettato la volontà del Padre in tutte le cose, sin dal principio… mettete le vostre mani nel mio fianco, e possiate sentire anche le impronte dei chiodi, affinché possiate sapere che io sono il Dio di Israele…e che sono stato ucciso per i peccati del mondo». (3 Enfi 11: 11, 14)
Joseph Smith conosceva la sofferenza. Egli disse: « E sebbene fossi odiato e perseguitato per dire che avevo visto una visione, tuttavia era vero; e mentre essi mi perseguitavano, disprezzandomi, e dicendo ogni sorta di male contro di me falsamente io ero guidato a dire nel mio cuore. Perché mi perseguitano per aver detto la verità? (Storia di Joseph Smith-: 1:25.)
Avrebbe potuto chiedere quando pregava «Perché io?». Dopo tutto nella sua prima preghiera, lui aveva solo fatto una semplice domanda: a quale chiesa avrebbe dovuto unirsi.
Moroni,l’ultimo nefita dopo la distruzione della civiltà Nefita e del suo popolo, scrisse:« Io Moroni non negherò il Cristo, perciò vago da ogni parte per la salvezza della mia propria vita»
(Moroni 1:3).
Moroni e suo padre Mormon, che soffrirono agonie indicibili avrebbero potuto ben gridare :«Perché io?».
La comprensione fornisce una risposta a quella domanda: siamo qui per essere provati. Scegliemmo di venire giù e di essere messi alla prova per vedere se Dio può fidarsi di noi. Poi acconsentimmo ad aiutare il Signore nella sua opera. Tutte le tribolazioni che attraversiamo ci daranno esperienza. L’esperienza rafforza la comprensione e sviluppa i talenti. L’esperienza aumenta la compassione. Ci rende efficaci mentre aiutiamo il Signore nella sua missione.
Anche se tutti devono essere tentati, anche se molti che voi conoscete o amate stanno in questo momento lottando sotto avversità di ogni tipo, quando il problema è vostro, il dolore vostro, fa male. Non possiamo sempre essere nobili e forti. La maggior parte di noi durante le avversità si sentono venire meno il cuore. Per un momento la nostra forza può essere piccola e anche noi potremmo chiedere:« Perché io? Perché adesso? Perché così tanto, così tanto?».
Ma un’eco del Cristo sofferente può riempirci se ascolteremo «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?». (Marco 15:34). 44
O l’eco di Joseph Smith, prigioniero nell’infame carcere di Liberty, «O Dio, dove sei?…per quanto tempo la tua mano sarà trattenuta?».(D&A 121:1-2.)
Al vero credente c’è la promessa che può portare conforto al momento in cui ci si chiede:« Perché io? Perché adesso? Dove sei?».
Leggete di nuovo 1 Pietro 4:12-13 che dice:«Miei cari non vi sembri strana la prova del fuoco sorta contro di voi come se qualche cosa strana vi capitasse, ma gioite per la parte che venite a prendere alle sofferenze di Cristo, affinché quando apparirà la sua gloria anche voi potete essere felici».
Per quanto possa essere difficile c’è la sicurezza che c’è uno scopo, che le prove vengono a tutti i seguaci di Dio per il loro beneficio, e che il pianto dura solo per una notte perché «al mattino viene la gioia» Salmi (30:5).
La gioia spesso verrà, non solo perché la tribolazione è finita, ma anche perché sappiamo che con l’aiuto di Dio abbiamo passato l’esame. Se la gioia dipendesse da come dalla fine delle tribolazioni noi resteremmo molto spesso delusi, perché la sfilata dei problemi continua; quando una tribolazione è passata ce n’è subito un’altra al proverbiale angolo.
Ci sono tribolazioni terribili tra i santi. Cose bizzarre accadono. Cuori vengono spezzati. Testimonianza messe alla prova. Sogni infranti. Pressioni di tutti i tipi e tentazioni mai immaginate sono tutte dirette verso i figli scelti di Dio. Ma in D&A 106:5 impariamo una chiave critica: “Cingetevi dunque i lombi affinché siate figlioli della luce».
Quando vi chiedete se il sole tornerà mai a risplendere su di voi spargete un po’ della vostra propria luce e sentirete il calore. Per esempio in seguito a una sessione mattutina della conferenza generale molti anni fa il mio telefono suonò. Mentre rispondevo udii queste parole shoccanti: « Ho chiamato per dirvi addio. Vado a suicidarmi».Un attacco di singhiozzi seguì quel grido. Aspettai. Poi gentilmente dissi frasi che calmavano. Mentre chi aveva telefonato recuperava un po’ di controllo e ripeteva la minaccia con ferma convinzione di scopo, mi spaventai. Conoscevo e amavo questa donna avevo trascorso ore con lei. Il suo dolore era reale e comprensibile. Ma perché il suicidio?
Mi pareva la sua unica risposta a lei. Spiegò che nella conferenza si era parlato di come la sua situazione fosse senza speranza. Non c’era posto per lei in una chiesa dove ci si aspettava la perfezione. Non aveva più famiglia. Il suo matrimonio al tempio era rotto. I suoi figli erano col loro padre. Aveva perso la compagnia dello Spirito Santo. Che scopo c’era per lei nella vita? La morte poteva porre fine alla sua sofferenza.
Quello era naturalmente il punto in cui si sbagliava. Aveva dimenticato il piano e la legge del raccolto. Ma la lasciai parlare e alla fine la indussi ad ascoltare veramente quando suggerii che c’era uno scopo per la sua vita. Era un piccolo inizio, ma era qualcosa a cui si attaccò.
Era stata scomunicata. Dopo anni di lotta era stata ribattezzata, ma le ordinanze del tempio non erano ancora state ridate. Lei poteva capire cosa dovevano attraversare coloro che peccavano. C’erano persone là fuori che stavano soffrendo e avrebbero dato il benvenuto a un’amica comprensiva. Parlammo di certi casi specifici e come metterla in contatto con persone che erano pronte a fare un passo avanti. Il suicidio non era una risposta per lei. Aveva bisogno di aiutare gli altri.
Fu rincuorata e alla fine il bene che ella fece non può essere misurato. Cercò l’aiuto del Signore. Il suo nuovo progetto portò via il pensiero da se stessa. Divenne consapevole che c’era qualcosa che poteva fare e che un membro che si era sempre comportato bene non avrebbe potuto fare con la stessa efficacia.
Alcuni anni fa incontrai un europeo, adesso morto, il cui corpo era curvo e deformato dalle torture incredibili che aveva sofferto da prigioniero durante
la II guerra mondiale. Mi lasciò esaminare le punte delle dita che erano state mutilate, dal bucare, tirare, storcere durante le torture. E c’erano altre torture indicibili. Ho pianto mentre egli testimoniava che valeva la pena di avere un’esperienza così terribile perché fu in quel campo di prigionia che gli fu fatto conoscere il vangelo da un membro della chiesa di Gesù cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Questo fratello disse che mentre veniva a conoscere il Padre Celeste e Gesù aveva un nuovo scopo per sopravvivere. Pregò per ricevere aiuto e forza di perseverare. Disse che la risposta alla sua preghiera venne in un’elargizione di potere da Dio. I miracoli di Dio permisero la sua sopravvivenza e alla fine il ritorno alla libertà. Questo fuoco del raffinatore lo preparò ad essere un grande dirigente nella Chiesa. Egli insegnò la verità alla sua famiglia e agli altri. Molti furono battezzati. Molti servono oggi nella Chiesa a causa del suo incrollabile esempio.
Il Presidente Ezra Taft Benson in un messaggio ai santi di oggi ha espresso allarme perché i cuori degli uomini vengono a mancare spiritualmente quando sono sotto una durezza «Molti perdono il coraggio nella battaglia della vita…mentre il contrasto bene-male si avvicina con i triboli e le prove che l’accompagnano, Satana è sempre più impegnato a sopraffare i santi con la disperazione, lo scoraggiamento, l’abbattimento e la depressione.
«Tuttavia, di tutte le persone, noi come Santi degli Ultimi Giorni dovremmo essere i più ottimisti e i meno pessimisti. Perché mentre sappiamo che ‘la pace sarà tolta dalla terra e il diavolo avrà potere sul suo proprio dominio’ siamo anche assicurati che ‘ il Signore avrà potere sui suoi santi e regnerà in mezzo a loro’» (D&A 1:35-36.)
«Con l’assicurazione che
la Chiesa resterà intatta con Dio che la guida nei difficili tempi futuri, poi diventa nostra responsabilità individuale vedere che ognuno di noi resti fedele alla Chiesa e ai suoi insegnamenti. Colui che resta fedele e non è sopraffatto, lo stesso sarà salvato’ (JS-M 1:11.) (“Do Not Despair,” Ensign, Oct. 1986, p. 2.)
La vita è scuola. Di tutte le tribolazioni e le prove nella vita, la sfida critica, è quella di “non marinare la scuola”. Ogni esame , quando affrontato applicando i principi del vangelo alla situazione ci porta alla laurea. Una persona che comprende che la vita è scuola è probabile che trarrà beneficio dall’avversità più di uno che si aspettala felicità nella vita non comprendendo che la vita, per disegno del nostro Padre Celeste e del Signore Gesù Cristo, può prepararci per un livello di apprendimento e comprensione più alto che mai. Questa consapevolezza dello scopo della vita e del piano di salvezza può essere il posto da cui iniziare quando tentiamo di aiutare qualcuno che sta cedendo alla disperazione, le cui passioni sotto la tribolazione hanno preso il sopravvento sulla ragione passata o sul conforto di Dio. Noi non possiamo riportare in vita i morti, riportare le cose perdute, tacitare i nemici,o persino eliminare un problema serio che affligge un nostro caro. Ma come un agente del Signore volenteroso e ben preparato possiamo mostrare gentilmente la verità sul significato della vita e sui principi che governano la nostra crescita durante il nostro viaggio qui. Secondo Alma 12:24
«Questa vita divenne…un tempo per prepararsi ad incontrare Dio; un tempo per prepararsi a quello stato senza fine».
Leggiamo di nuovo il resoconto della missione di Alma presso gli Bramiti che si trova in Alma 31-36. Tramite lui la gente umile e sofferente fu istruita a crescere nella fede della parola di Dio che dà le risposte ai problemi della vita e il segreto della crescita spirituale.
Volere aiuto da Dio invece che da qualsiasi altra fonte è infine l’ultima soluzione. Noi cominciamo con un seme, un po’ di fede, e seguiamo i passi accurati che ci portano ad avverare gli scopi del Signore, ad avere il conforto del Signore e a crescere ulteriormente.
Alma parlò delle benedizioni che vengono dall’essere spinti all’umiltà a causa delle circostanze della vita. Quando siamo umili, siamo pronti ad imparare la saggezza, a udire, udire veramente la parola di Dio. Quest’apprendimento tramite l’esperienza valorizza i nostri sforzi per assistere gli altri.
Quando siamo spinti, punti, sconfitti, imbarazzati, rigettati, tormentati, dimenticati, quando siamo in lotta spirituale gridando “perché io?” siamo nella posizione di imparare qualcosa. Le risorse interiori possono essere risvegliate sotto un tale sforzo. Le forze nascoste risvegliate possono essere una benedizione per gli altri. E noi possiamo diventare più vicini a Dio!
Se avessimo ogni cosa
Che vogliamo e che ci serve
Senza domandarla
Al Padre Celeste
Perderemmo di vista
La mano di Dio
Nelle nostre vite.
