«Perché io?». Piangeva la donna, vedova da poco tempo.
«Perché no!» gridò l’uomo deforme, sicuro che le prove non sono per pochi eletti. Chi pensava di essere la donna, perché le venisse risparmiata la sofferenza?
La stessa cosa è vera per ognuno di noi quando potremmo pensare di essere diversi dal resto dei figli di Dio. «Perché io?». Perché no davvero. È parte del piano.
La prove viene in modi differenti in differenti periodi della vita. Ma qualunque essa sia e qualora essa venga, quando il problema è vostro fa male.
C’era per esempio la ragazza adolescente che protestava col fratello gemello sui colpi che la vita le dava. Lei gli disse «Non è giusto. Non è assolutamente giusto. Hai capelli arricciati e il naso diritto»
Lui era un bravo fratello e voleva aiutare sua sorella nell’unico modo che spesso i fratelli hanno. Rispose « Va bene, ma pensala in questo modo. Tu hai i capelli dritti e il naso arricciato».
I capelli dritti e il naso arricciato a un certo stadio della vita possono far soffrire molto, ma le cose possono peggiorare. Perché siamo tentati? Perché l’avversità? Chi ne ha bisogno?
In apparenza tutti.
Siamo qui sulla terra per essere messi alla prova, per perseverare. Tramite l’avversità possiamo ottenere grande esperienza e comprendere la vita, i principi, e la natura di Dio e dei suoi figli. L’avversità può ammorbidirci e prepararci ad avvicinarci a Dio. L’avversità mette alla prova le persone in cui Dio ha fiducia. L’avversità di dà esperienza, ci porta più vicini al Signore.
Un giorno stavo andando al lavoro e mi ero fermato a un semaforo. C’era un forte vento che frustava gli edifici intorno.
All’improvviso un ragazzo mi sorpassò mentre ero alla curva. Si fermò in mezzo al traffico che era molto intenso nell’ora di punta. Meravigliato mi feci avanti per fermarlo. E fu allora che capii che non era un giovane incosciente, ma era cieco. Stava andando al centro dei non vedenti che era due isolati più in là. Camminammo insieme in quella direzione, amici, ora che, egli disse, gli avevo salvato la vita. Mi spiegò che alla scuola per ciechi gli era stato insegnato di ascoltare i rumori del traffico prima di attraversare la strada. Comunque il vento quel giorno era così forte che non poteva sentire bene e decise di attraversare lo stesso. Era contento che io stessi guardando. Gli domandai da quanto tempo fosse cieco. Mi disse la sua storia.
«Quando avevo otto anni il mio unico scopo nella vita era di diventare il migliore e il più famoso giocatore di baseball» spiegò Glenn « un pomeriggio stavo facendo esercizio quando un compagno tirò la mazza dopo un’hit. Essa atterrò sui miei occhi. Questo incidente portò un terribile periodo di tribolazione per me e per la mia famiglia»
« Ero nel caos » disse Glenn «vissi ma non c’era niente che la scienza potesse fare per ridarmi la vista»
« Cosa è successo dopo?» domandai interessatissimo alla storia di questo ragazzo bello e vigoroso.
«Mi ritirai dalla vita, tenni il broncio, feci capricci. Non volevo andare a scuola, non volevo parlare con gli amici, odiavo la mia famiglia e specialmente gridai arrabbiato contro Dio Proprio a voce, gridavo il mio odio con molto dispiacere di mia madre, profondamente religiosa. Questo andò avanti per molti mesi. Un giorno mio padre mi invitò ad andare fuori con lui per far volare un aquilone. Disse che avrei potuto sentire lo strappo del filo. Sarebbe stato bello anche se non avessi potuto vederlo.
Mandammo su l’aquilone, mi sentivo bene a tenere il filo e sentivo la forza al lavoro. Improvvisamente il vento mutò e l’aquilone restò impigliato in un ramo.
«Persi ogni mio controllo, gridai e mi buttai sull’erba e scalciai. Ero un bambino terribile. Mio padre disperato chiamò i pompieri, essi vennero e presero l’aquilone dal ramo, ma era rotto, ancora capricci da parte mia:
“Aggiustalo, aggiustalo” gridai, mio padre tentò di farlo, spiegandomi tutto, ma io non potevo consolarmi.
Era soltanto un altro trucco sporco della vita. Poi papà prese la mia mano w muovendo le mie dita con le sue toccammo le bacchette rotte dell’aquilone.«Vedi figlio, è rotto, non può essere aggiustato, ogni lavoro di riparazione per quanto fatto bene aggiungerebbe peso all’aquilone ed esso non volerebbe. Non può essere aggiustato, proprio come i tuoi occhi! Andiamo e facciamo qualcos’altro».
Poi il giovane si fermò scosse la testa al ricordo, si volse verso di me e disse «Quella fu la frase che fece la differenza ‘andiamo e facciamo qualcos’altro’. Dio ci ha dato un sacco di opportunità e papà ne avrebbe trovata un altra per noi. Adesso vado alla scuola per i ciechi e sto imparando un mestiere».
I suoi piedi avevano sentito i ciottoli nel cemento di fronte alla scuola come segno per i ciechi.
«Sono arrivato» disse pieno di fiducia«Grazie di nuovo. Faccia una buona giornata».
Non disse «Abbia una buona giornata» come dicono tutti. Disse «Faccia una buona giornata».
Con tutto ciò che possiamo fare, perché non fare un buon giorno?» Un approccio positivo è l’inizio di una vittoria.
Una cosa certa è che né qui né da nessun’altra parte emergeremo improvvisamente con buone qualità di carattere a meno che non le sviluppiamo. Non raggiungeremo il livello della vita celestiale se non ci siamo preparati. L’avversità è una parte vitale di questa preparazione per almeno tre motivi.
1. L’avversità prova di chi può fidarsi Dio. Chi di noi, come disse Giobbe starà fermo, obbediente in tutte le circostanze e amerà Dio, non importa quello che succede nella nostra vita?
2. L’avversità ben sopportata può aumentare la nostra comprensione e compassione. Quando siamo sopravvissuti al fuoco del raffinatore siamo stati provati in modi che ci rendono più efficaci nell’incontrare le necessità degli altri. Impariamo tramite le avversità.
3. L’avversità può condurci più vicini a Dio, quando siamo in profondo bisogno, di solito le preghiere sono più fervide e più frequenti.
Se avessimo ogni cosa che desideriamo e di cui abbiamo bisogno senza dover chiedere al Padre Celeste non vedremmo la mano di Dio nelle nostre vite.
Le circostanze più difficili possono diventare di valore per noi, in qualche modo se le si considera un addestramento unico per portarci la saggezza, per provare la nostra dignità, affidabilità e il nostro amore per Dio, e per accelerare la compassione verso i bisogni altrui.
Chi ha bisogno dell’avversità? Tutti. È parte del piano. È “designata da Dio” per il benessere e lo sviluppo dei suoi figli. È saggio allora andare incontro a questo esame con SUCCESSO.
Un classico riguardo all’affrontare l’avversità con spirito vincente è il resoconto dell’incendio dei laboratori di Thomas A. Edison.
Capitò un’esplosione accidentale e se ne generarono altre in una drammatica ripetizione del primo scoppio, allargandosi tra i vari impianti, i macchinari e si propagò sino alle taniche di alcool, il ché mandò in aria torri fantastiche di fiamme.
La pressione dell’acqua mancava e il fuoco fu al di là di ogni controllo. Fu un incendio spettacolare Edison mandò a chiamare sua moglie dicendole di portare le sue amiche perché non avrebbero più visto un incendio così in vita loro.
Più tardi quando Edison diede un’occhiata alle rovine annerite che racchiudevano gli sforzi della sua vita si volse ai suoi soci scoraggiati e disse
«Potete sempre trarre una cosa buona da questo disastro: ci siamo liberati di un sacco di errori passati».
A quel tempo aveva 67 anni e cominciò a ricostruire gli impianti prima che l’ultima brace si fosse spenta sotto le rovine.
Avrebbe potuto arrendersi. Invece dimostrò che la giovinezza non è la sola ad avere il privilegio della crescita e che i predicatori non solo le sole persone che capiscono la speranza. Inoltre se l’avversità ci aiuta a liberarci dei nostri sbagli passati ne abbiamo bisogno!
Ogni persona giovane e vecchia deve alzarsi o cadere sotto le sfide della sua vita. Come rispondiamo all’avversità ci aiuta a diventare rapidamente quello che saremo.
Tempi piacevoli o terribili possono essere utensili per imparare se la nostra attitudine è appropriata. L’attitudine nell’avversità ci aiuta a trasformare la non speranza in speranza.
Dio è buono e onnipotente e tuttavia nelle strade della vita c’è indicibile sofferenza, sforzo, frustrazione, malvagità, crepacuore e ancora di più. Perché?
Alcune prove ce le procuriamo noi, su altre non abbiamo alcun controllo. Possiamo solo perseverare, affrontare, risolvere e imparare da esse. Ma qual è lo scopo di Dio per noi in tutto questo? Riferiamoci alla parola di Dio per capirla.
Ci fu una conversazione in cielo riguardo il piano di salvezza, riportata in Abramo 3:24- «… e
Creeremo una terra dove essi possano dimorare; e li metteremo alla prova per vedere se faranno tutte le cose che il Signore Iddio comanderà loro e a coloro che manterranno il loro primo stato sarà aggiunto; e coloro che non manterranno il loro primo stato non avranno la gloria nello stesso regno con quelli che la manterranno; e coloro che terranno il loro secondo stato avranno gloria aggiunta sui loro capi per sempre e in terno».
Quello è il piano. Sappiamo che nel mondo prima di questo tutti abbiamo udito presentare questo piano di salvezza. Potemmo scegliere se volevamo far parte dell’esperienza che esso forniva.
Come ci dev’essere apparsa preziosa, allora quell’esperienza! Come ci devono essere sembrate potenti le promesse! Tutti noi che siamo sulla terra decidemmo di venire. Avevamo il nostro arbitrio e decidemmo che non importava che cosa ci avrebbe potuto riserbare la vita nei minuti dettagli, non importava quello che avrebbe sofferto nell’apprendere e nel crescere volevamo essere parte di ciò. Votammo di prendere il corpo e affrontare la prova e apprendere.
Sebbene probabilmente non prendessimo visione dei dettagli della griglia quotidiana, per me la nostra decisione di venire sulla terra significa che possiamo aver detto qualcosa così:«Andrò e soffrirò una deformazione fisica e mentale»«Sopporterò un matrimonio pieno di frustrazioni»
«Avrò una vita solitaria»
«Lavorerò duramente per tutta la vita senza successo»
«Sarò vittima di un terribile aggressione, o oggetto di abuso».
Malgrado le sfide da fronteggiare volevamo andare lo stesso ed avere una notevole esperienza.
I grandi dirigenti della chiesa di Gesù Cristo hanno sempre incoraggiato le persone a venire a patti con lo scopo della vita. Comprendere il nostro scopo può aiutarci a fronteggiare la sofferenza e il sacrificio e può volgerle a nostro beneficio.
Nel parlare di questo il Presidente Joseph F. Smith disse che lo scopo della nostra esistenza mortale è di vedere se, tramite le tentazioni, le prove e le tribolazioni una persona possa mantenere un atteggiamento fedele e provarsi degna dell’esaltazione nel regno di Dio.
Disse il Presidente Smith, « Se per noi questo fosse l’ultimo momento della nostra vita non significherebbe molto, o niente…la vita ci è cara adesso perché ci sarà sempre cara per tutto il tempo che durerà-e anche dopo, quando i giorni non saranno più numerati e dove il passaggio degli anni è misurato solo dall’infinità delle cose a venire».
D. H. Wells suggerì che dobbiamo passare attraverso una prova mortale per dimostrare se saremo fedeli alla nostra fiducia, alla nostra integrità e al nostro Dio. Se le persone faranno questa cosa importante potranno «uscire alla prima resurrezione rivestititi di immortalità e vita eterna» (In Journal of Discourses, 12:136.)
Il presidente Ezra Taft Benson ci ha insegnato l’importanza del libero arbitrio nella vita di ogni figlio di Dio. Questo è stato al centro di tutti i suoi insegnamenti. Disse questo riguardo l’importanza delle scelte nella vita. «Questa vita è una prova-una prova in cui voi ed io scopriamo il meglio di noi stessi, una prova che ha conseguenze eterne per ognuno di noi. E adesso è il nostro tempo e la nostra stagione -ogni generazione ha il suo tempo e la sua stagione-per imparare i loro doveri e farli».
«Il Signore ha disposto le cose in modo tale che gli uomini sono liberi di agire da se stessi-di fare il bene o il male» (An Enemy Hath Done This [Salt Lake City: Parliament Publishers, 1969], pp. 53- 54.)
Questa grande avventura di scegliere bene è ad ogni stadio della battaglia. Siamo qui per imparare quello che il Salvatore imparò. Dio è l’autore del formato, e l’insegnante. Non ci negherà il nostro diritto di imparare da soli quelle lezioni che ci metteranno alla prova e segneranno il nostro sviluppo.
Questo sviluppo include la nostra reazione a ciò che ci può capitare, come sentiamo sulla vita e su Dio, e quanto impariamo ciò che è di valore per noi ora e nell’eternità. La vita è un tipo di scuola molto speciale. Essa è un terreno di prova per il nostro prossimo stato. Quando diventiamo convertiti a ciò-non solo convinti di quella verità e idea le nostre fatiche e privazioni avranno più significato per noi.
Avversità chi ne ha bisogno? Ognuno.
L’avversità è parte del piano di Dio. Nel resto del libro discuteremo l’avversità in termini dei suoi effetti nelle nostre vite. Dopotutto, se dobbiamo avercela è meglio sapere che cosa c’è in essa che ci può aiutare.
Questa è la sfida della vita:
vedere quanto possiamo perseverare
di sconfitta e crepacuore
e ancora venire avanti
con la nostra fede intatta.

Luglio 24, 2008 alle 9:09 pm |
Brava Maria
Luglio 24, 2008 alle 9:09 pm |
Brava