Testimonianza di Domenico Oliverio

novembre 24, 2009

L’ANNO DELLA SVOLTA

Penso che davvero non basterebbero fiumi di inchiostro per raccontare le straordinarie esperienze da me attraversate in poco più di un anno, credo che nello scrivere seguirò i miei sentimenti ed i miei ricordi più vivi, così, sicuramente, riuscirò a focalizzare i punti più importanti di questo qualcosa che ha definitivamente cambiato la mia vita ed il mio modo di pensare.

Nell’ottobre dello scorso anno ero di ritorno da una crociera nei mari del Nord, un’incredibile esperienza condivisa con la mia famiglia. Al mio ritorno in città, però, il futuro immediato mi appariva un po’ come un’incognita in quanto avevo lasciato il mio appartamento universitario a Messina e dovevo organizzare le mie giornate a Crotone: doveva esservi qualcosa, oltre allo studio intenso delle ultime materie, che occupasse le mie altrimenti piatte giornate! La prima cosa che mi venne in mente fu quella di contattare la mia insegnante di catechismo la quale, più volte, aveva chiesto il mio contributo nell’insegnamento della dottrina cattolica ai bambini che si preparavano per la prima comunione.
Ciò che mi spinse ad un tale passo fu, soprattutto, l’idea di poter stare a contatto con dei bambini e quindi il fatto di poter chiacchierare con loro ed ascoltarli nonché la curiosità di voler meglio conoscere gli insegnamenti della Bibbia, a me in realtà poco noti.

Mi suscitò un certo interesse, poi, quella proposta che mia nonna mi fece relativa ad un poco precisato corso d’inglese non a pagamento, delle lezioni, mi disse, gestite da quattro bravi ragazzi americani molto disponibili ed educati. “Ecco”-pensai-“Mi dedicherò pienamente a queste due attività ed il mio grigio inverno passerà più in fretta”.
Ricordo il mio primo giorno da insegnante di religione, capii subito che la mia scarna conoscenza delle scritture non avrebbe in realtà potuto aiutare quei ragazzi, mi resi altresì conto del loro disinteresse e della loro apatia, della mancanza, in loro e negli altri insegnanti, di quel carisma e di quella spiritualità che io pensavo di dover sentire: ad ogni modo io ormai ero lì ed avevo finalmente un’occasione concreta per conoscere qualcosa a proposito di quel Dio sconosciuto del Quale avevo sempre professato, inconsapevolmente, il culto.

Mi emoziona, invece, pensare al mio primo giorno al corso d’inglese perché per la prima volta, mi ritrovai in quello che sarebbe diventato una dei luoghi centrali della mia esistenza. La prima persona che incontrai, seduta sulle scale di fronte all’ingresso della Chiesa, fu Rosaria, colei che presto sarebbe diventata come una sorella, la quale mi colpì molto per quello che mi disse e che io, inizialmente, non capii. Alla mia domanda sul perché questi ragazzi stessero qui in Italia ella mi rispose: “Sono missionari, hanno trovato la felicità grazie al vangelo di Gesù Cristo e vogliono condividere con gli altri la gioia che hanno nel loro cuore”. Mi disse queste parole con gli occhi pieni di luce e mi spiegò che era appena ritornata da una missione di cinque settimane a Catania.

Non nego che all’inizio mi sembrò un po’ strana, ma era normale per me a quel punto pensare tali cose poiché non ero ancora passato attraverso quelle esperienze straordinarie che Lui aveva preparato per me. Quando entrai per la prima volta nella mia Chiesa fui subito colpito da un’atmosfera diversa, un odore particolare, una serie di sensazioni che mi apparvero totalmente nuove. Mi guardai attorno e vidi numerose fotografie dei Templi quindi, finalmente, incontrai gli Anziani. La loro pulizia nel parlare e la loro strabiliante gentilezza destarono in me una grande attenzione, notai, in particolare, un certo Anz. Shumway, il quale emanava un qualcosa di non ben definito che lo rendeva diverso da tutte le persone che avessi mai conosciuto.

Passarono i giorni e cominciai ad imparare lentamente qualche nuova parola in inglese ma pian piano mi resi conto che a me non interessava tanto imparare la lingua, quanto passare più tempo possibile insieme a loro: dovevo capire cosa fosse quell’alone di luce che li accompagnava in ogni loro parola ed in ogni loro gesto. Aspettavo con ansia quei due giorni alla settimana in cui c’era il corso e, purtroppo, quell’ora passava sempre troppo in fretta perché io avrei voluto conoscerli meglio, informarmi riguardo le loro abitudini e parlargli di ciò che non accettavo della Chiesa Cattolica: mi sorprese il loro non voler prendere posizione in merito ed il non voler trasformare quell’ora in un occasione di proselitismo a loro uso e consumo.

Pur se in quel periodo io ed il mio amico Roberto non lo ammettevamo apertamente, in realtà, quando uscivamo insieme, speravamo sempre di incontrarli, passavamo spesso dalla loro sede e ricordo, in particolare, che una sera li osservammo per molto tempo dalla macchina, attraverso una finestra della Chiesa mentre, al buio e con una candela accesa, parlavano con un ragazzo: “Questo è strano”-pensai-“Chissà cosa combinano, in realtà, in quelle stanze!”.

Dopo qualche mese scoprii che stavano parlando con un loro contatto e che stavano usando quella candela solo perché gli avevano tagliato la luce! E comunque, ogni qualvolta li incontravo, ogni volta che parlavo con loro, il mio animo si riempiva di gioia e quando li vedevo passare per le vie della mia città notavo che c’era qualcosa, intorno a loro, che li rendeva diversi da tutto il resto della gente: erano come degli esseri che, pur vivendo nel mondo con tutto il resto delle persone, tuttavia non ne facevano parte. A quel punto la voglia di conoscere le abitudini ed il modo di vivere di questi ragazzi così speciali crebbe sempre più: era bello incontrarli durante il corso d’inglese ma cos’è che facevano, poi, per tutto il resto della giornata?
Avrei davvero voluto sapere su cosa basassero la loro vita nonché come fossero realmente, e l’opportunità si presentò quando, per la prima volta, parlai degli Anziani a mia zia, la quale, incuriosita, mi disse che era disposta ad invitarli a cena. Ed infatti, durante una lezione d’inglese, lei fece loro questa proposta ed essi, entusiasti, accettarono. Era stato molto più facile di quanto prevedessi eppure molte volte mi era mancato il coraggio di chiederglielo personalmente.

Ero emozionatissimo all’idea di passare un po’ di tempo con loro e non dimenticherò mai quando, la sera della cena, vidi Anz. Stock ad Anz. Thomas camminare per strada verso casa della zia: erano due angeli che camminavano attraverso il mondo, capivo che stavano venendo da me per portarmi qualcosa di speciale anche se ancora non sapevo cosa. Quella cena rappresentò il mio primo contatto con la mia Chiesa, quella fu la prima volta che sentii che con loro c’era una forza particolare: quella dello Spirito Santo. Prima di iniziare a mangiare Anz. Shumway ci chiese di poter offrire una preghiera di ringraziamento ed era strano, per me, pregare prima di cenare, eppure quella preghiera fece sì che la mia conversione avesse inizio, perché quel suo modo di rivolgersi a nostro Padre, quelle parole che uscivano dal suo cuore, quel grande Spirito che stavo sentendo era un qualcosa che non poteva venire solo da me, c’era qualcosa di superiore con noi in quel momento ed era la prima volta nella mia vita che potevo sentire vicino a me la presenza tangibile di Nostro Signore.

In quel periodo continuavo ad insegnare catechismo ma le mie domande sull’esatta interpretazione delle scritture stavano crescendo e non trovavano soluzione: ma cos’era che stavo insegnando a quei bambini? E soprattutto: perché quel grande senso di amore e di pace che provavo quando ero con gli Anziani lì non c’era? Cominciai a capire l’importanza dello Spirito Santo nel fare le opere che Dio Padre ci ha chiesto di compiere, compresi che anche se parliamo di Lui, pur se siamo istruiti, non possiamo sentire la Sua presenza senza lo Spirito che ci dà conferma della verità delle Sue parole.

Al corso d’inglese continuavo a fare domande sulla fede dei Mormoni ed, intanto, cominciai a fare amicizia con colui il quale avrebbe avuto un’importanza fondamentale nella mia conversione: mio fratello, Anz. Swensen. Ricordo ancora la prima volta che lo vidi: voleva dormire, era stanco, le uniche parole che riusciva a dire in italiano erano “Sono stanco, ho fame”, era troppo buffo, a quel tempo non potevo immaginare che tra noi sarebbe nata un’amicizia eterna. In ogni caso, in quel periodo, Anz. Shumway era per me un esempio incomparabile, so che il Signore lo aveva mandato da me affinché preparasse la strada per la mia nuova vita, lui rappresentava la prova di come, ognuno di noi, può divenire un valido strumento nelle mani di Dio: avrei davvero voluto essere come lui ma pensavo che sarebbe stato impossibile.

Il 26 Novembre 1998, durante una delle sue lezioni, ci parlò di come in America si svolge la festa del Ringraziamento, del significato che aveva per loro e subito dopo notai uno di quei libri con cui gli Anziani andavano sempre in giro. Gli chiesi dove potevo comprarne uno e lui mi disse di prendere quello e che era gratis: fu proprio quello il momento in cui ebbi per la prima volta fra le mani il libo di Mormon, il più grande tesoro che abbia mai trovato e che non mi costò neanche un soldo. Subito dopo ebbi però una bruttissima notizia: Anz. Shumway sarebbe partito il giorno successivo e questo mi fece provare un’indescrivibile tristezza perché sapevo che era alla fine della sua missione e sicuramente non l’avrei più rivisto; se ci penso adesso, dopo tutto questo tempo, provo invece un’emozione incredibile perché quel missionario, proprio l’ultimo giorno della sua missione, aveva regalato un libro ad un futuro membro della Chiesa ed era stato scelto dal Signore per un compito di estrema importanza: quella sera doveva piantare un seme nel mio cuore.

Ricordo bene le emozioni che quella sera mi passarono per la mente: ero davvero dispiaciuto per la partenza di Anz. Shumway ma, in realtà, ciò che mi preoccupava veramente, era la paura di non riuscire più a sentire quelle sensazioni così spirituali che lui riusciva a trasmettermi, il mio timore era che quel periodo così speciale appena trascorso fosse legato solo alla sua persona e che quindi dovesse finire; all’epoca non potevo minimamente immaginare quali meravigliosi piani avesse preparato per me il Signore.

Prima di andare a dormire, in ogni caso, presi quel libro e cominciai a sfogliarlo, ricordo che vicino a me c’era mia sorella Sara, anche lei incuriosita da quelle pagine. Lessi le testimonianze sulla verità del libro e la storia di Joseph Smith e mi addormentai ansioso di continuare il giorno successivo. In quei giorni venni a conoscenza di molte cose nuove riguardo al piano di salvezza ed ai profeti che testimoniarono la venuta del Figlio, soprattutto, per la prima volta, cominciai a capire chiaramente cosa facessi e chi fossi prima di questa vita, perché fossi qui e quale conseguenza avrebbero avuto le mie azioni su ciò che mi sarebbe aspettato al termine di questo passaggio sulla terra: finalmente ricevevo delle risposte esaurienti, finalmente tutto cominciava ad avere senso, e nessuna dottrina di cui avessi sentito parlare mi era sembrata così straordinariamente completa e perfetta come quella contenuta in quel libro prezioso.

Tutto ciò che scoprivo era per me assolutamente scontato e naturale, ogni parola che leggevo era indiscutibilmente reale in quanto le sensazioni che provavo grazie al potere dello Spirito Santo me ne confermavano la verità. Non ci fu mai un attimo, durante la mia lettura, in cui dubitai della effettiva esistenza di Lehi e della sua famiglia, sapevo che circa seicento anni prima della venuta di Cristo un residuo del Casato d’Israele sbarcò nel Continente Americano fondando una grande civiltà. Ora avevo tutte le conferme che stavo cercando e fu in quel momento che abbandonai definitivamente il mio impegno presso la Chiesa Cattolica: a quel punto non sapevo se, alla fine, sarei stato un mormone ma, in ogni caso, sapevo con certezza che non sarei più potuto essere cattolico.

Ciò che mi portò sulla strada della conversione fu, poi, oltre al libro di Mormon e le sue incredibili parole d’amore e di verità, la presenza di coloro che in quel periodo avevo accanto e che ebbero un ruolo decisivo nel cambiare la mia vita. Infatti, dopo la partenza di Anz. Shumway, arrivarono a Crotone i nuovi missionari, destinati a partecipare pienamente al mio processo di conversione nonché al mio futuro battesimo. Era la sera del primo Dicembre quando, in piazza, li incontrai tutti e quattro: stavano facendo una mostra per pubblicizzare la loro dottrina. Mi avvicinai e chiesi ad Anz. Swensen quando fossero stati liberi per mangiare una pizza dalla zia e lui mi rispose: “Pizza…Pizza…Pizza…Siamo sempre liberi per la pizza!” Mi misi a ridere e restai un po’ a parlare con lui, penso che fu proprio allora che la nostra grande amicizia ebbe inizio. I giorni che seguirono non li scorderò mai perché furono fra i più belli della mia vita: cominciammo a vederci spesso ed a stare sempre insieme ed intanto andavo avanti nella lettura ed, ogni sera, i miei occhi erano pieni di lacrime e di commozione: il Signore stava operando grandemente su di me.

Ogni volta che con gli Anziani si andava a Le Castella, alla Casarossa ed in molti altri posti ero così felice che non trovo le parole per esprimerlo, la nostra non era l’amicizia che fino a quel momento avevo conosciuto, era qualcosa che andava oltre l’invidia e la maldicenza, oltre a ciò che avessi fatto e condiviso con qualcuno fino ad allora: mi ritrovavo a fare cose semplici e genuine e ne ero felice, avevo ritrovato quella gioia che pensavo andasse via per sempre quando si diventa grandi. E così cambiò il mio modo di parlare, mutarono le mie abitudini, cessai di emettere giudizi affrettati sulle persone e, soprattutto, cominciai a capire quanto realmente preziose fossero le cose che il Signore ci ha donato e di cui non ci rendiamo conto, mi resi conto che la felicità stava nelle cose semplici e nello stare con le persone umili, nella fratellanza e nella condivisione di valori importanti, proprio come Cristo ci aveva insegnato.

Io, Stocky, Big T, Willardson ed Anz. Swensen eravamo veramente uniti e, soprattutto, eravamo ignari del fatto che presto avremmo vissuto un’esperienza che avrebbe segnato ognuno di noi. Quando una sera, al corso d’inglese, dissi ad Anz. Willardson che stavo leggendo Secondo Nefi ne fu molto colpito e mi chiese se avessi intenzione di ascoltare i colloqui che loro offrivano a chi ne avesse interesse: accettai subito e dopo qualche giorno facemmo il primo, poi vedemmo qualche film sulla Chiesa; in realtà tutto ciò che da loro io sentivo lo sapevo già e non perché avessi studiato o mi fosse già stato detto da qualcuno, io lo sapevo e basta: era così, era normale che fosse così.

E comunque continuavo a cambiare, da un po’ di tempo, per esempio, non stavo più bevendo alcolici: la cosa sorprendente era che all’epoca non sapevo assolutamente cosa fosse la Parola di Saggezza! Gli Anziani mi stavano vicino e la gente si stupiva nel vedermi sempre più spesso con loro in pubblico ed io ero fiero di stare con loro poiché erano persone degne di tutto il mio rispetto ed ammirazione e poi gli volevo troppo bene, erano miei fratelli.

Ricordo una sera in particolare, il 18 Dicembre, in cui andammo a vedere un concerto di Natale organizzato da mia zia: tutti gli occhi erano puntati su di noi ma io ero troppo intento a guardare Anz, Willardson, quel gran ragazzone con le mani sempre rosse per il freddo, che dormiva e russava: era troppo divertente!

Fu durante quella settimana che decisi per la prima volta di andare nella loro Chiesa e vedere cosa facessero ogni domenica; quel giorno ero molto spaventato e preoccupato, ora posso affermare con certezza che il mio reale timore era che se, in effetti, quel mondo mi fosse piaciuto, avrei dovuto prendere decisioni importanti che mi avrebbero certamente creato ostacoli rilevati. Non sentii un grande Spirito quella mattina, ero troppo impegnato ad individuare quali e quante differenze vi fossero state fra quella e la Chiesa Cattolica: per fortuna ora posso dire che ce ne sono molte! In ogni caso, pur se dissi a mia madre che quell’esperienza non mi aveva soddisfatto, la domenica successiva vi ritornai e da allora quella divenne per me un’abitudine ed ancor di più un’esigenza irrinunciabile.

Durante le riunioni domenicali gli Anziani mi stavano vicino così come i genitori si prendono cura di un neonato, avevano per me mille attenzioni e non smettevano mai di dimostrarmi la loro amicizia, ricordo chiaramente con quanto affetto Anz. Healy, colui che aveva sempre un sorriso per tutti, mi regalò una cassetta di George Michael, le prime volte che con lui e Stocky, una delle persone più umili e sensibili che avessi mai conosciuto, ascoltavamo le canzoni di Vasco Rossi nella mia Fiesta e la grande, grandissima amicizia fra me ed Anz. Swensen che cresceva ogni giorno di più fra una gita all’aria aperta, un pezzo di pizza mangiato alla Pimpinella e nuove frasi in Ebonic che lui mi insegnava: erano i giorni in cui leggevo con commozione riguardo la visita di Cristo ai Nefiti e comprendevo la verità di ogni cosa.

Era arrivata, intanto, la vigilia di Natale e quell’anno per me quel giorno si presentava molto speciale perché, per la prima volta, non ero distratto dalle vacanze o dai regali ma il mio pensiero era rivolto unicamente a quella fonte d’amore inesauribile che è Gesù Cristo, quell’uomo così speciale di cui ogni anno si ricordava la nascita. Era da Lui che provenivano le emozioni che stavo vivendo negli ultimi tempi e così ero molto disinteressato alle cose del mondo, a ciò che sentivo in televisione o dagli amici: il mio pensiero era con Lui, il mio cuore batteva per Lui e per ciò che di Lui era stato scritto. Quel 24 Dicembre significò definitivamente l’abbandono di quella che avrei in futuro considerato “la mia vecchia vita”, fu quello il giorno in cui la mia conversione divenne completa e consapevole.

La mia casa era incredibilmente bella, piena di luci e di decorazioni natalizie, c’era quel calore intenso che solo all’interno della propria famiglia si può ritrovare, e che nel periodo natalizio diviene più tangibile. Il giorno prima comprai per gli Anziani quattro calzettoni di lana con Babbo Natale, li misi sotto l’albero e sperai che venissero a trovarmi ed, infatti, quel pomeriggio, suonarono alla mia porta e cominciarono a cantare le canzoni di Natale… Che Spirito possente, che grande emozione, non mi ero mai sentito così ispirato come quel giorno, il Signore mi stava preparando a quell’incontro che presto sarebbe avvenuto fra me e Lui ed, intanto, continuava a servirsi dei missionari per farmi sentire indescrivibili sensazioni di pace e di grande umanità.

Il mio cuore era totalmente aperto, pensavo che sarebbe scoppiato, non pensavo fosse possibile percepire sentimenti d’amore così grandi ed intensi, il mio pensiero era con tutti quei miei fratelli che, lì fuori, per un motivo o per un altro, non erano felici come me e non avevano amici e famiglia da cui attingere felicità allo stato puro… E poi pensavo a Cristo, alla lezione che ci lasciò nascendo in quella fredda grotta pur essendo il Re dei Re, allo scopo della Sua missione, a quanto ci aveva amati…

I miei occhi si riempivano di lacrime per la commozione: quella sera nasceva il Salvatore, Colui che si era immolato per i nostri peccati e ci aveva dato la possibilità di vivere per sempre, Colui che aveva svergognato i ricchi ed i sapienti, ed aveva scelto le cose più umili del mondo per insegnarci quale fosse la vera grandezza: avevo sempre saputo queste cose ma fino a quel punto non ne avevo mai compreso il reale significato.

L’Anz. Swensen mi donò una grande calza rossa piena di dolci e subito pensai che quello sarebbe stato il più bel regalo che avrei ricevuto quell’anno perché mi era stato dato dall’amico a cui, in assoluto, volevo più bene. Ricordo bene il cenone a casa di mia nonna: quella sera io non ero lì, ossia mangiavo con gli altri, discutevo con gli altri ma il mio pensiero era completamente rivolto al Signore ed alle meravigliose esperienze condivise con i missionari; prima di iniziare a mangiare pregai silenziosamente il Padre Celeste e lo ringraziai per ogni cosa, Gli chiesi cos’era questa grande emozione che sentivo addosso e Gli dissi che quello era probabilmente il più bel Natale della mia vita.

Verso le 22.30 tornammo a casa per scartare i regali, aprii subito i miei e quindi andai nella mia stanza a guardare quella bella calza rossa di Anz. Swensen: volevo aprirla e vedere che tipo di dolci vi fossero stati all’interno. Rimasi molto sorpreso quando, in fondo ad essa, trovai una sua lettera: chiusi la porta della mia stanza e cominciai a leggerla. Diceva di volermi bene e mi ringraziava per tutto ciò che avevo fatto per lui e ciò mi apparve strano perché, in realtà, era lui che aveva portato tante cose belle nella mia vita, io non avevo fatto proprio niente. Ma nella lettera non c’era scritto solo questo, alla fine c’era la sua testimonianza sulla verità della Chiesa e la promessa che anche io avrei potuto conoscere la verità di ogni cosa se avessi chiesto a Dio una risposta.

Decisi di farlo: spensi la luce e, mentre tutti, lì fuori, festeggiavano il Natale e aprivano i regali, mi inginocchiai e cominciai a parlare con mio Padre. Mi rivolsi a Lui con parole semplici, lo ringraziai e mi rivolsi a Lui proprio come un figlio si rivolge ai suoi genitori. Ricordo che mi sentii subito amato, era come se Lui mi stesse mi stesse dicendo di non preoccuparmi perché tutto sarebbe andato bene.

Più andavo avanti con la preghiera più il battito del mio cuore accelerava ed un grande calore scendeva su di me, stavo così bene che sarebbe stato facile rimanere in quella posizione per ore ed, in effetti, non ricordo quanto tempo rimasi lì a pregare. Ad un certo punto Gli feci una serie di domande molto chiare e precise, Gli domandai de Joseph Smith era un profeta, se quella era la Sua Chiesa e se Cristo, Suo figlio, ne fosse il capo. Rimasi per molto tempo in silenzio quindi, rialzatomi in piedi, andai a letto e non so assolutamente nulla riguardo ciò che successe quella notte ma ricordo benissimo la prima cosa che notai al mio risveglio: io stavo ridendo!

Avevo un grande sorriso stampato sulla mia faccia e non era stato provocato da un qualcosa avvenuto dopo che mi destai dal sonno, no, c’era già, io stavo dormendo sorridendo e prima di allora non mi era mai capitata una cosa del genere. Mi misi a sedere nel letto e non pensai nemmeno per un attimo all’esperienza che avevo fatto la sera prima: il mio pensiero ora era un altro, dovevo assolutamente decidere una data per il mio battesimo, era come se lo avessi saputo da sempre, come se lo avessi stabilito già da tanto tempo.

E così, quella notte santa, mio Padre aveva risposto in maniera chiara e precisa alle mie preghiera, proprio nella maniera chiara e precisa in cui io mi ero rivolto a Lui. E quello che mi preme dire maggiormente è che tutti possiamo avere simili esperienze, tutti abbiamo la possibilità di parlare con il Signore, tutti riceveremo una risposta quando chiederemo con desiderio di sapere la verità e sarà molto più facile di ciò che pensiamo. Basta inginocchiarsi con fede e Lui farà il resto, io so che Dio Padre ci ama e vuole che arriviamo a Lui, porto testimonianza che questa è la Chiesa Di Cristo e che chiunque di voi manca di sapienza può chiederla a Dio che dona a tutti liberamente e senza rinfacciare, proprio come è scritto in Giacomo.

Il Salvatore amava le cose semplici, stava con le persone più semplici ed è con semplicità di cuore e di parole che possiamo incontrarlo nel corso della nostra vita. A tutti auguro di vivere quell’esperienza, a tutti auguro di sentire quell’amore infinito che quella sera ha riempito il mio spirito. Il giorno successivo eravamo tutti a pranzo dalla mia nonna paterna e come sempre c’era tantissima roba da mangiare e tantissimi dolci.

Quella mattina scrissi una lettera ad Anz. Swensen per ringraziarlo per quelle bellissime parole scritte in quella lettera; gli spiegai anche quanto sarebbe stato difficile il giorno in cui sarebbe dovuto partire. In realtà c’erano molte più cose che avrei dovuto dire a lui e agli Anziani, dovevo solo trovare il momento più opportuno per comunicargli la mia decisione.

C’è da dire, in ogni caso, che a quel tempo avevo già fatto due colloqui e che il secondo, in verità, non era andato benissimo. Dopo aver parlato dei principi e delle ordinanze fondamentali del vangelo di Cristo, infatti, Anz. Swensen mi fece una domanda molto importante che scatenò in me molte diverse emozioni. Proprio quando non mi aspettavo niente del genere lui mi chiese: “Seguirà l’esempio di Gesù Cristo facendosi battezzare da chi ne detiene l’autorità?” Io non scorderò mai la faccia di quel missionario in quel momento: era la prima volta che chiedeva a qualcuno di farsi battezzare ed era diventato rossissimo, era davvero troppo emozionato. Questa domanda mi spaventò moltissimo e la risposta che avrei voluto dargli sarebbe stata: “Certo che no, ma siamo pazzi, io sono già stato battezzato quando ero piccolo!”.

In effetti concetti come autorità di battezzare e scelta consapevole di volerlo fare erano per me, a quel tempo, ancora sconosciuti, eppure dalle mie labbra non uscì un inequivocabile “no” bensì un “ci penserò, vedremo…” Non volevo far rimanere male il mio amico perché mi aveva posto questa domanda con troppo affetto ed emozione. In ogni caso, quel giorno in cui eravamo tutti a casa di mia nonna, Anz. Stock mi disse che dopo poche settimane sarebbe stato il suo compleanno e che avrebbe voluto organizzare una grande festa con i membri; gli risposi che ci sarebbe stata e che avremmo avuto molto altro da festeggiare. Quel pomeriggio era stato fissato il mio terzo colloquio ed appena io, Anz. Willardson ed Anz. Swensen ci fummo seduti gli comunicai la mia decisione e la gioia che provavo.

Probabilmente quella fu la prima volta che portai una testimonianza, la mia bocca fu sciolta e dissi loro tutte le cose che ora conoscevo e sapevo essere vere, non dimenticherò mai i loro volti mentre parlavo: lo Spirito era lì e loro stavano vedendo in me il risultato di una potente trasformazione, gli dissi che non volevo aspettare molto tempo per il battesimo, che avevo urgente bisogno di questa ordinanza, che, al massimo, sarebbe dovuto avvenire entro un mese. “Dovresti vedere la luce che hai nei tuoi occhi” mi disse Anz. Willardson , “E’ veramente bellissima”.

Uscii fuori ed incontrai Healey e Stock: anche loro furono felicissimi di apprendere quella notizia. In quei giorni vidi anche un film che mi colpì molto, quello riguardante Vincenzo Di Francesca, il primo convertito italiano alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni: le nostre esperienze mi apparivano talmente simili che ne fui quasi scioccato.

Da quel momento iniziò un periodo abbastanza difficile perché sapevo che non sarebbe stato semplice per nessuno accettare questo mio cambiamento. Gli amici con cui parlavo mi dicevano che per me, questo, sarebbe stato solo un interesse momentaneo, che poi gli Anziani sarebbero partiti ed io mi sarei allontanato dalla Chiesa. Non riuscivano evidentemente a capire una cosa fondamentale: io ero già amico degli Anziani e la nostra amicizia non sarebbe diventata più grande solo per il battesimo!

Molte persone mi dicevano che la mia vita in società sarebbe stata problematica essendo un mormone in uno stato cattolico e forse questo sarebbe stato anche vero, ma io ora sapevo qualcosa di troppo importante, avevo l’assoluta certezza che fosse la verità, vedevo tutte quelle persone che andavano in Chiesa ogni domenica per tradizione e constatavo quello che invece era accaduto nella mia vita: il Signore camminava con me ogni giorno, faceva parte del mio essere ogni istante, non dovevo aspettare di andare in Chiesa per incontrarlo, volevo vivere la mia vita e compier tutte le mie azioni secondo la sua volontà e soprattutto, mi sentivo ricoperto di un amore infinito: “Se Dio è con me”-pensavo-“Chi è contro di me?”.

La cosa più difficile sarebbe stata sicuramente parlare con i miei genitori ed, infatti, passarono due settimane prima che mi decidessi a dirgli ciò che avrei fatto. Non so quante volte uscivo dalla mia stanza pronto a parlar loro e poi, improvvisamente, mi bloccavo appena li vedevo, ma una mattina, finalmente, le parole uscirono dalla mia bocca e davanti a mio padre ed a mia madre dissi: “Voglio diventare un membro di questa Chiesa”, e non aggiunsi altro. Mio padre si limitò solamente a chiedermene il perché mentre mia madre reagì malissimo: mi disse che stavo sbagliando tutto e che me ne sarei pentito, che da quel punto in poi i nostri rapporti sarebbero cambiati.

Ma perché per gli altri era così difficile accettare ciò che mi portava gioia e serenità? Non dicevano, forse, tutti quelli che mi volevano bene, che il loro più grande desiderio era che io fossi felice? Ebbene io lo ero come non ero mai stato, ero sicuramente una persona migliore, più forte, più ispirata. In fondo, quali sarebbero stati i miei principi? Essere onesto, umile, aperto verso gli altri, amante della famiglia e consapevole che solo all’interno di essa avrei trovato le cose più importanti di cui avevo bisogno. Non avrei mai fumato o fatto uso di sostanze tossiche per il mio organismo, avevo la ferma volontà di dedicarmi ai più bisognosi attraverso un servizio concreto, eppure dovevo giustificarmi per tutte queste cose: perché?

Che senso aveva? Perché suscitava tutto questo scalpore il fatto che avessi posto Gesù Cristo al centro della mia vita?

E poi questa Chiesa null’altro faceva se non stimolare gli uomini a fare il bene, ed “Ogni cosa che spinge a fare il bene viene da Dio”.

Ciò che mi faceva stare più male era che io avevo capito che tutto quello in cui la gente crede o pensa di credere qui in Italia non era assolutamente reale, contraddiceva le scritture, veniva dall’uomo e non da Dio. Perché, ad esempio, battezzavano i neonati se il Salvatore era stato chiaro nell’affermare che il battesimo era solo per chi era in grado di pentirsi? Potevano delle creature innocenti andare all’inferno solo perché non avevano ricevuto tale ordinanza? E tutte quelle persone che per malattie mentali non potevano intendere o volere come avrebbero fatto? E chi sarebbe stato in realtà Dio se le avesse condannate?

A parte questo, nessuno aveva ricevuto una testimonianza personale della verità, e la fede non nasce in noi solo perché qualcuno ci dice di credere. Ero veramente solo contro tutto il resto del mondo in quel periodo, solo mia sorella Daniela era in grado di ascoltarmi e di capirmi veramente, ma era in ogni caso troppo lontana per darmi un sostegno concreto. Nonostante queste grandi avversità ogni sera aprivo quel libro, e cominciavo a piangere di gioia, conoscevo nuove importanti verità e, soprattutto, mi emozionavo per come la Bibbia ed il Libro di Mormon si incastrassero perfettamente e si completassero a vicenda. I miei genitori mi dissero di non voler conoscere la data del mio battesimo perché in ogni caso non ci sarebbero venuti, così dissi ai missionari che non aveva più senso aspettare e che mi sarei potuto battezzare il 16 Gennaio. C’era solo una cosa che dovevo ancora decidere: chi avrebbe celebrato quest’ordinanza.

In realtà c’era solo una persona che avrebbe potuto farlo, colui che conoscevo prima di questa vita e che qui sulla terra, attraverso la sua amicizia , aveva il compito di portarmi a Cristo: era Anz. Swensen, quel missionario che pur essendo un verdino e conoscendo pochissimo la lingua italiana aveva compiuto un grande miracolo. Quando gli chiesi di battezzarmi quasi non riuscivo a trovare le parole che avrei voluto dirgli e quando lui mi abbracciò i miei occhi si riempirono di lacrime: avremmo condiviso un’emozione che non sarebbe stata mai più dimenticata.

Era intanto arrivato il nuovo anno e quel 31 Dicembre lo passai in maniera differente rispetto agli altri anni: non bevvi lo spumante per festeggiare l’arrivo del 1999 e tutti mi presero in giro dicendomi che mi ero messo a fare il mormone, evidentemente non si rendevano conto della serietà della mia scelta.

A mezzanotte chiamai Anz. Swensen per fargli gli auguri e tutti i missionari erano impressionati per tutte quelle bombe che la gente lanciava dalle finestre per festeggiare l’ultimo anno di quel millennio. I giorni successivi furono molto intensi, anche perché dovevo ancora ascoltare tre colloqui. Mi resi conto che non sarebbe stato facile essere un buon membro di questa Chiesa in quanto appariva difficile avere e continuare in seguito a possedere tutti i requisiti necessari per poter essere un degno seguace di Cristo: parole come castità, decima o astinenza dagli alcolici suonavano per me come promesse impossibili da mantenere e difficili da rispettare, soprattutto ripensando a come avevo vissuto fino a quel momento.

Eppure era per me incredibilmente facile e naturale accettare queste cose e capirne il significato: pensare, ad esempio, a quanto fosse sacro ed importante quel rapporto esistente solo tra marito e moglie quale completamento della loro unione, mi convinse dell’importanza di questo valore ed alla troppa superficialità con cui, in passato, avessi commesso determinate azioni.

Sapevo che da qualche parte qui sulla terra c’era una persona preparata per me fin dalla fondazione del mondo, una compagna con cui avrei potuto condividere tutto e formare una famiglia: volevo mantenermi puro per lei, così come lei lo stava facendo per me. La data del battesimo, intanto, si avvicinava sempre di più, tanto che era già arrivato il 15 Gennaio ed io e i missionari stavamo completando i preparativi per il giorno dopo. Stampammo gli inviti al computer e feci in modo che ciascun Anziano avesse un ruolo durante la cerimonia battesimale perché ognuno di loro, con i talenti che possedeva, aveva contribuito al mio cambiamento.

Quella sera del 16 Gennaio 1999 uscii di casa quasi di nascosto con uno zaino sulle spalle, dentro c’era un accappatoio e qualche indumento di ricambio. Quando fui sulla porta di casa guardai i miei genitori mentre guardavano la televisione e pensai a quanto sarebbe stato bello se anche loro avessero condiviso con me quel momento così importante, in ogni caso mi feci forza ed andai in Chiesa, ma non prima di aver comprato una grande torta al cioccolato.

Lì, oltre agli Anziani, trovai il Presidente Sarcone che mi fece l’intervista pre-battesimale, ricordo la sua emozione nel dirmi che secondo lui ero veramente pronto a compiere questo passo. Successivamente arrivarono Rosaria e Monica, coloro che mi stettero molto vicino durante quel periodo, coloro che mi lasciavano costantemente stupefatto ogni volta che portavano testimonianza della verità della Chiesa. Sapevo che presto Monica sarebbe ritornata negli Stati Uniti da suo marito, ma per fortuna lì con me sarebbe rimasta Rosaria ed insieme avremmo potuto condividere tanti momenti importanti. Sorprendentemente arrivò anche Alessandro, l’allora ragazzo di mia sorella e ne fui davvero felice perché sarebbe stata l’unica persona di famiglia presente.

C’era un’atmosfera particolare quella sera, con noi c’era lo Spirito del Signore: quel luogo mi sembrava come il più bel posto che fosse mai esistito sulla faccia della terra e non mi sentivo affatto solo, perché, sicuramente, in cielo, cori di angeli cantavano lodi all’Eterno in quanto un’altra anima stava unendosi al suo gregge. Ogni Anziano mi fece un dono e mi dimostrò il suo calore ed il suo affetto, poi rimasi un po’ a parlare da solo con Anz. Swensen e gli dissi che ero felice e soprattutto pronto, lui mi regalò il suo anello con su scritto “Choose the Right” e subito ci andammo a cambiare.

Mentre ero in quel bagno, mentre toglievo i miei vestiti per indossare le vesti bianche, la mia emozione cresceva ed il cuore mi batteva forte; ad Anz. Healy, che era lì con me, dissi che quel giorno l’avrei ricordato per sempre, che c’era un potere superiore con noi in quel luogo.

Quando fui vestito entrammo finalmente in quella piccola vasca: era la più bella di tutte le acque che ricoprono la terra e fu a quel punto che mi rivolsi a Cristo, mio Fratello maggiore, e gli dissi: “Eccomi, sono qui per prendere su di me il tuo nome”. Mentre il mio corpo scendeva in profondità ripetevo continuamente le stesse parole, ossia “Nel nome di Cristo”, “Nel nome di Cristo”.

A quel punto la mia vecchia vita era davvero finita, uscii dall’acqua completamente ripulito dai miei peccati ed Anz. Swensen ed io ci abbracciammo forte: entrambi avevamo sentito uno Spirito incredibilmente forte.

Non esisteva più il freddo a causa dei miei vestiti bagnati, non esistevano le mie preoccupazioni, non vi era nessun tipo di incertezza: quella era la Chiesa di Cristo ed io mi ero battezzato proprio come Lui aveva fatto 2000 anni fa! Quella sera portai testimonianza davanti a quelle persone e spiegai loro quanto avrei voluto che ogni persona, in ogni parte del mondo, avesse potuto sentire quei sentimenti che provavo quella sera.

Dissi che tutti avevano il diritto di scegliere cosa fare della propria vita e quindi quale religione seguire, il più grande dono che Dio Padre ci fece fu quello di crearci liberi, con pensieri e sentimenti propri, e non dovevamo rinunciare a tale privilegio. Ero fiero, e lo sono ogni giorno, di essere un membro della Chiesa di Cristo e posso testimoniare che ciò che Lui ci ha lasciato detto, ossia di metterci al servizio di chi è più sfortunato di noi, è la sola cosa che ci porta la felicità duratura.

Una volta, mentre stavo assistendo un ragazzo handicappato, che non poteva muoversi e parlare bene ed era senza genitori, notai che mi stava guardando ed io gliene chiesi il motivo. Lui cominciò ad accarezzarmi il collo e con gli occhi pieni d’amore mi disse: “Sorridi, perché la vita è bella”. Quale grande lezione: in nessun libro avrei potuto trovare un insegnamento così importante.

Ogni comandamento che Dio ci ha dato, ogni precetto che osserviamo, ha un senso e man mano che la mia conoscenza cresce ne capisco la grande importanza. In qualsiasi momento della nostra vita, nonostante ognuno di noi sia diverso dall’altro e viva esperienze differenti, è possibile che la voce del Signore giunga al nostro cuore e ci sussurri parole di verità e di infinito amore; tutto ciò che Lui vuole è la nostra felicità e ciò che ora sto provando a scrivere è che se quando Lui ci parlerà non Gli apriremo il nostro cuore perderemo un’occasione forse irripetibile, il più prezioso di tutti i tesori, l’unica via che ci condurrà a Lui con tutte le persone che amiamo.

So che il vangelo di Cristo ha il potere di guarire tutte le nostre ferite, so che il suo amore ha cambiato la mia vita. Così come fece Paolo, anch’io spero di poter portare a più persone possibile la mia solenne testimonianza riguardo la verità della missione di Cristo, spero un giorno di poterlo riabbracciare e dirgli, proprio come fece Pietro, che so chi Lui è, so che Egli è il Cristo, colui che per noi ha sconfitto la morte.
Mio fratello, il mio Salvatore, il mio Pastore vive! Sta sempre vicino a noi e ci tende continuamente le sue braccia: spero che ogni persona abbia il desiderio di rifugiarsi nella Sua inesauribile bontà perché la sua fiducia sarebbe ben riposta, nel nome di Gesù Cristo, Amen.

 


Mente e Metamente

novembre 12, 2009

In molti libri sono menzionate le diverse componenti della nostra mente e le diverse funzioni del nostro cervello.

In effetti studiando bene la mente si arriva ad una constatazione che mette in imbarazzo tutti i materialisti: la mente è il prodotto dell’attività del cervello, come la digestione è il prodotto dell’attività dell’intestino. Solo reazioni chimiche.

Ma la mente fa due cose che l’intestino non fa: (1) sa di esistere (coscienza), e (2) decide cosa fare (libero arbitrio).

Queste due attività vengono attribuite dai materialisti ad una Metamente, un Omunculus che sarebbe un livello superiore della mente, senza poter però spiegarne la natura e l’origine.
Noi SUG diciamo semplicemente che le funzioni di questa Metamente sono quelle dello spirito, il quale esercita il suo influsso sulla mente materiale.

I Cinesi già 3.000 anni fa avevano il concetto di due menti distinte, che i moderni materialisti definiscono Mente e Metamente, entrambe frutto dell’attività del cervello.

Per i Cinesi una mente è Post-Natale, figlia del cervello, e si forma dopo la nascita; l’altra è Pre-Natale, figlia dello spirito, ed esisteva prima della nascita nello spirito dell’uomo.

Noi Santi degli Ultimi Giorni la pensiamo come i Cinesi antichi.

Le funzioni automatiche, dette neurovegetative, sono gestite dalla mente materiale; la logica e l’intuizione, il conscio e l’inconscio, sono tutte funzioni materiali. Ma la coscienza e la libertà di scelta vengono dallo spirito; per questo lo spirito è responsabile delle scelte che fa la mente.
Se lo spirito fosse innocente delle scelte che fa la mente, non potrebbe essere né punito né premiato per tali scelte.


Arcidiacono Gaetano un massone di Tortona

settembre 21, 2009

compasso1

Traduzione dal Latino all’Italiano del documento di adesione alla Massoneria di Arcidiacono Gaetano di Tortona

A   G   D   G   A   D   U

MASSONERIA UNIVERSALE

GRANDE ORIENTE D’ITALIA

Roma – Palazzo Giustiniani 

A tutti i liberi costruttori dell’universo sparsi sulla terra

Il maestro massimo delle italiche sponde 

SPD

Il nostro dilettissimo fratello 

A R C I D I A C O N O  G A E T A N O

costruttori della terra, secondo il rito e nel rito canonico e solennemente accettato, scelto ed eletto il giorno XXX/III/0005989. V. L . riconosciamo e confermiamo lo stesso Maestro Sacro e lo affidiamo alla benevolenza di tutti i fratelli. Lo stesso noi tutti promettiamo che gli stessi Maestri di tutti i liberi costruttori dell’universo che verranno nelle nostre terre saranno accolti.

Roma X X X / V / M C M L X X X I X.  E.V.        

Maestro Massimo

Tesoriere                                      Cancelliere 

Noi  M. V.  della R.  L. Giuseppe Garibaldi 611

Attestiamo che il fratello…………….è membro della nostra oll.

Il Venerabile

Il tesoriere                                           Il segretario


L’esistenza di Dio

gennaio 9, 2009

L’esistenza di Dio – dal momento che la fede in Dio costituisce il  fondamento del credo religioso e della pratica, e come una conoscenza degli attributi e del carattere della deità — è essenziale ad un intelligente esercizio di Fede in Lui, questo soggetto prende il primo posto nel nostro studio delle dottrine della chiesa mormone.

L’esistenza di Dio a stento può essere un tema per una disputa razionale; non richiede prove tratte dalle deboli dimostrazioni della logica dell’uomo, perché il fatto è ammesso praticamente dalla famiglia umana senza questione, e la consapevolezza della soggezione ad un potere supremo è un attributo innato dell’ umanità.

Le prime scritture non trattano di una dimostrazione primaria dell’esistenza di Dio, né di attacchi alle sofisticherie dell’ateismo, e da questo fatto possiamo dedurre che gli errori del dubbio si sono sviluppati in qualche epoca posteriore. Il consenso universale dell’umanità all’esistenza di Dio è a dir poco fortemente corroborante.

C’è , nella natura umana, una passione filiale che fiammeggia verso il cielo. Ogni nazione, ogni tribù, ogni individuo, anela a qualche oggetto di riverenza. Per l’uomo è naturale adorare ; la sua anima non è soddisfatta fino a quando non trova un dio. Quando gli uomini, tramite la trasgressione cadono nelle tenebre riguardo al Dio vero e vivente, si sono stabiliti altri dei, e così sorsero le abominazioni dell’ idolatria. E tuttavia, persino le pratiche più rivoltanti testimoniano dell’esistenza di un Dio dimostrando così la passione ereditaria dell’uomo per l’adorazione

L’ evidenza su cui l’umanità basa la sua convinzione riguardo all’esistenza di un Essere Supremo, può essere classificata per convenienza sotto i tre punti seguenti:

1. L’ evidenza della storia e della tradizione.

2. L’ evidenza fornita dall’esercizio della ragione umana .

3. L’ evidenza conclusive della rivelazione diretta da Dio.

  • 1. La storia e la tradizione storica come scritta dall’uomo, e autentica tradizione come trasmessa di generazione in generazione prima della datazione di ogni documento scritto ora esistente, dà evidenza dell’attualità di Dio e dei rapporti intimi e personali fra Dio e l’uomo nelle prime epoche dell’esistenza umana.

Uno dei primi resoconti conosciuti, la sacra Bibbia, chiama Dio Creatore di tutte le cose, e inoltre dichiara che Egli si è rivelato ai nostri progenitori terrestri ed a molti altri sacri personaggi nei primi giorni del mondo.

Adamo ed Eva udirono la sua voce nel giardino, e persino dopo la loro trasgressione  continuarono ad invocare Dio ed a sacrificare a Lui. Perciò è chiaro, che essi portarono con loro, fuori dal Giardino una conoscenza personale di Dio. Dopo la loro cacciata udirono ‘la voce del Signore dalla direzione del Giardino di Eden sebbene non lo vedessero; ed Egli diede ad essi comandamenti a cui essi obbedirono. Poi venne ad Adamo un angelo e lo Spirito Santo,  ispirò l’uomo e gli portò testimonianza del Padre e del Figlio.

Caino ed Abele seppero di Dio dagli insegnamenti dei loro genitori e dalle loro esperienze personali. Dopo che l’offerta di Abele fu accettata e quella di Caino rigettata e dopo il fratricidio di Caino, il Signore parlò con Caino, e Caino rispose al Signore. Caino perciò deve aver portato una conoscenza personale di Dio dall’Eden alla terra dove ando a dimorare. Adamo visse novecentotrenta anni e gli nacquero molti figli. Egli li istruì nel timore di Dio e molti di essi ricevettero, ministrazioni dirette da Lui.

 Dei discendenti di Adamo, Set, Enos, Cainan, Mahalaleel, Jared, Enoch, Matusalemme, e Lamec il padre di Noè, ognuno rappresenta una distinta generazione, vivevano tutti al tempo di Adamo. Noè non nacque che centovent’anni dopo la morte di Adamo, e inoltre visse quasi seicento anni con suo padre Lamec, da cui, senza dubbio, fu istruito nelle tradizioni che riguardavano le  manifestazioni personali di Dio, Lamec aveva appreso dalle labbra di Adamo.

Tramite Noè  e la sua  famiglia una conoscenza di Dio per tradizione diretta fu portata al di là del diluvio; e, inoltre, Noè aveva una diretta comunicazione con Dio, e visse per istruire dieci generazioni dei suoi discendenti. Poi seguì Abramo, il quale anch’egli aveva una comunione personale con Dio, e dopo di lui Isacco, e Giacobbe o Israele, fra i cui discendenti il Signore operò grandi meraviglie tramite Mosè. Così, se non ci fossero stati resoconti scritti, la tradizione avrebbe preservato e trasmesso una conoscenza di Dio.

Ma anche se i resoconti della più antica comunione personale con Dio fossero stati sbiaditi col tempo, e perciò avrebbero avuto una risonanza più debole avrebbero potuto non fare altro che dare luogo ad altre tradizioni basate su manifestazioni posteriori della personalità divina. Fino a Mosè  il Signore si faceva conoscere, non solo da dietro la Cortina di fuoco e lo schermo di nuvole, ma con una comunione faccia a faccia, laddove l’uomo contemplò persino “le sembianze” del suo Dio.

Questo resoconto di comunione diretta fra  Mosé e Dio, era condivisibile in parte col popolo a seconda della sua fede e purezza, è stato preservato da Israele in tutte le generazioni. E da Israele le tradizioni dell’esistenza di Dio si sono diffuse in tutto il mondo; cosicché troviamo tracce di questa antica conoscenza persino nelle mitologie pervertite delle nazioni pagane.

2. La ragione umana, operando su osservazioni della natura, dichiara a gran voce l’esistenza di Dio. La mente, già imbevuta di verità storiche della divina esistenza e la sua intima relazione con l’uomo, troverà evidenza confermatoria nella natura da ogni parte; e persino a colui che rigetta la testimonianza del passato, e presume che il suo giudizio è superiore al credo comune delle epoche, le natura rivolge un appello le molteplici evidenze del disegno della natura si rivolgono. L’ osservatore è impressionato dall’ordine manifesto e dal sistema della creazione; egli nota la regolare successione del giorno e della notte che forniscono alternati periodi di lavoro, gli animali, le piante. La sequenza delle stagioni, ognuna coi suoi periodi di attività più lunghi e recupero; la dipendenza reciproca di animali e piante; la circolazione dell’acqua dal mare alla nuvola, dalla nuvola ancora alla terra con effetto benefico.

Man mano che l’uomo procede ad un esame più accurato delle cose, trova che tramite lo studio e l’investigazione queste prove sono moltiplicate molte volte.

Egli può imparare le leggi tramite le quali la terra e i suoi mondi  associati sono governati nelle loro orbite, tramite le quali i satelliti sono subordinati ai pianeti, e i pianeti ai soli; egli può contemplare le meraviglie dell’anatomia vegetale e animale, ed il meccanismo insuperabile del suo proprio corpo ; e con tali appelli alla sua ragione che crescono a ogni passo, la sua meraviglia su chi ha ordinato tutto questo da luogo all’adorazione per il Creatore la cui presenza e potere sono così proclamate con forza; e l’osservatore diventa  un adoratore.

Ovunque in natura c’è l’evidenza di causa ed effetto; da ogni parte c’è la dimostrazione dei mezzi adatti allo scopo. “Ma tali adattamenti”, dice uno scrittore pensieroso, “indicano adattamento per un dato scopo, e l’adattamento è l’ evidenza di intelligenza, e intelligenza è l’ attributo della mente,  e la mente intelligente che ha costruito l’universo stupendo è Dio .”

Ammettere l’esistenza di un disegnatore davanti all’evidenza del disegno, dire che ci dev’essere un adattatore in un mondo di adattamento intelligente, credere in un adattatore quando la vita dell’uomo dipende direttamente dall’adattamento più perfetto che ci possa concepire non è altro che accettare verità evidenti in se stesse.

Il fardello di prove sulla non esistenza di Dio spetta a colui che mette in dubbio la solenne verità che Dio vive. “Ogni casa è costruita da qualcuno;  ma colui che costruisce tutte le cose è Dio.”

Chiaro come la verità così espressa, che fra gli uomini ci siano alcuni che professano di dubitare dell’evidenza della ragione e di negare l’autore del loro stesso essere.  Non è strano che, qui e là ci sia uno, che trova nell’adattamento esibito dalla formica nel costruire la sua casa, nell’architettura dell’alveare e nella miriade di casi di istinti ordinati, fra i più piccoli esseri viventi , una prova di intelligenza da cui l’uomo potrebbe imparare ad essere saggio, e tuttavia mette in discussione l’operazione dell’intelligenza nella creazione dei mondi e nella costituzione dell’ universo?

La consapevolezza dell’uomo gli parla della sua stessa esistenza; la sua osservazione prova l’ esistenza di altre del suo tipo e di innumerevoli ordini di esseri organizzati.

Da questo concludiamo che qualcosa dev’essere sempre esistita, perché se ci fosse stato un tempo di non esistenza , un periodo di nulla, l’esistenza non avrebbe mai potuto iniziare, perché dal niente non può derivare niente. L’esistenza eterna di qualcosa, allora, è un fatto al di là di ogni discussione; e la domanda che richiede risposta è cos’è quell’eterno qualcosa quell’esistenza che è senza inizio e senza fine? 

La materia e l’ energia sono realtà eterne; ma la materia in se stessa non è né vitale né attiva , né lo è la forza intelligente in se stessa; tuttavia la vitalità e l’ attività sono caratteristiche di cose viventi, e gli effetti dell’intelligenza sono presenti universalmente. La natura non è Dio; e scambiare l’una per l’altro è chiamare l’edificio un architetto, la stoffa disegnatore, il marmo scultore, e la cosa il potere che l’ha fatta.

Il sistema della natura è la manifestazione di un ordine che implica un’intelligenza direttiva; e quell’ intelligenza è di caratteristica eterna, coeva con l’esistenza stessa.

La natura stessa è una dichiarazione di un essere superiore, la cui volontà e scopo mostra nei suoi variati aspetti.  Al di là e al di sopra della natura sta la natura di Dio.

Mentre l’esistenza è eterna, e perciò non c’è mai stato un inizio all’esistenza, non ci sarà mai una fine, in un senso relative ogni stadio dell’organizzazione deve aver avuto un inizio, e ad ogni fase di esistenza come manifestata in ognuno degli innumerevoli ordini delle cose create, ci fu un primo come ci sarà un ultimo; sebbene ogni fine o  conclusione in natura non è che un altro inizio.

Così, l’ ingenuità dell’uomo ha inventato teorie per  illustrare, se non per spiegare, una possibile sequenza di eventi tramite i quali la terra è stata portata da uno  stato di caos alla sua condizione abitabile al presente; ma tramite queste ipotesi questo globo una volta era una sfera sterile, su cui non avrebbe potuto esistere nessuna delle innumerevoli forme di vita che la popolano adesso.

Il teorico deve ammettere perciò un inizio di vita sulla terra, e tale inizio è spiegabile solo presumendo qualche atto creativo, una generazione spontanea, o un contributo dall’ esterno della terra. Se ammette l’ introduzione della vita sulla terra da qualche altra e più antica sfera, non fa altro che estendere i limiti della sua inchiesta riguardo all’inizio della vita; perché spiegare l’ origine di un roseto nel nostro giardino dicendo che è stato trapiantato da un germoglio di rosa che cresceva altrove, non è una risposta alla domanda concernente l’ origine delle rose.

La scienza presume di necessità un inizio per i fenomeni vitali su questo pianeta, e ammette una durata finita della terra in suo corso corrente di cambiamento progressivo; e come per la terra così coi corpi celesti in generale.

 L’eternità di esistenza, poi, non è più positiva come indicazione di un Governatore eterno di quanto lo sia l’infinita sequenza del cambiamento, ogni stadio del quale ha sia l’inizio che la fine. L’ origine delle cose create, l’inizio di un universo organizzato, è dichiaratamente inspiegabile su ogni assunzione di un cambiamento spontaneo della materia, o di un’operazione fortuita ed accidentale delle sue proprietà.

La ragione umana, così facile ad errare trattando soggetti di minore importanza, non può da sola condurre il suo possessore a una convincente conoscenza di Dio; tuttavia il suo esercizio lo aiuterà nella sua ricerca, rafforzando e confermando verso il suo il Fattore il suo istinto ereditato.

“Lo stolto ha detto in cuor suo: “Dio non c’è “. In questo passaggio secondo l’uso della scrittura in altri passi, lo sciocco è un uomo malvagio, uno che ha perso la sua saggezza facendo il male, portando tenebra al posto della luce nella sua mente, ed ignoranza invece di conoscenza. Con un percorso del genere, la mente diventa depravata e incapace di apprezzare i migliori argomenti della natura. Un peccatore incallito diventa sordo sia alla voce dell’intuizione che della ragione nelle cose sacre e perde il privilegio di comunicare col suo Creatore, perdendo così i mezzi più forti di ottenere una conoscenza personale di Dio.


Testimonianza di Alberto Malara

gennaio 4, 2009

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Io so nel mio cuore, attraverso lo Spirito Santo che abbiamo un Padre in cielo un Dio onnipotente che esiste e ci ama più di quanto immaginiamo, e che ascolta sempre le mie preghiere. Sto imparando a confidare sempre di più in Lui e a credere nel Suo potere eterno.

 So che grazie a Gesù Cristo e tramite il pentimento potrò tornare alla Sua presenza nel Regno celeste se mi manterrò degno.

So che il matrimonio è ordinato da Dio e credo nel potere di suggellamento di questa alleanza stipulata nel sacro tempio.

So che gli articoli di fede mi aiutano di più a credere in Dio e nella chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Sono grato per il sacerdozio che detengo e uso nel nome di Dio.

So che il Libro di Mormon è la parola di Dio e che è la chiave di volta della chiesa e che mi rafforza spiritualmente quando lo leggo e che davvero può cambiare la vita delle persone.

So che la felicità proviene dall’osservanza dei comandamenti di Dio.

So che abbiamo bisogno di imparare di più a parlare con Dio e a riporre in Lui la nostra vita ed Egli ci dirigerà e ci benedirà in eterno come sta facendo con me nella mia vita e in quella della mia amata compagna eterna.


Testimonianza di Vanessa Malara

gennaio 4, 2009

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Testimonianza di Vanessa Cicciò

 

Desidero condividere la mia testimonianza che io so che Gesù Cristo vive. So che Egli mi ama e che continua a parlare con suoi figli mediante i profeti, e risponde alle nostre preghiere, quando i nostri desideri sono sinceri.

So che Joseph Smith è stato chiamato da Dio per riportare la verità sulla  terra. So che il Libro di Mormon è un altro testamento di Gesù Cristo e che nel leggerlo possiamo sentire lo spirito di Dio che ci conferma la sua veridicità.

So che le famiglie possono essere eterne ed essere felici per sempre, grazie al sacrificio di Gesù Cristo fino alla fine della vita su questa terra Egli continuerà a dimostrare il suo amore e misericordia verso i suoi figli.


Se un fiore potesse parlare

dicembre 27, 2008

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Se un fiore potesse parlarti, svelerebbe il grande
amore che ha per il Suo Creatore.
Ti farebbe sentire le lodi che Gli manda.
E ti affermerebbe che è in armonia con Lui.

Ti esprimerebbe tutta la gioia che emana dal suo splendore.
Ti farebbe cancellare ogni tuo dolore.
Ti indicherebbe la via che porta alla vita.

Susciterebbe in te il desiderio di amare.
Ti inviterebbe a percepire il suo dolce profumo.
E ti chiederebbe di accarezzare amorevolmente i suoi petali.

Quando nasce un fiore, nasce un sorriso,
Quando sboccia un fiore, tutto il Creato si rallegra.
Quando si vede un fiore, si percepisce la gioia.

I colori dei fiori, sono bellissimi e ineguagliabili.
Sono per l’uomo l’arcobaleno dell’anima.
Sono come i colori del paradiso.

Chi nota un fiore, presta attenzione alla vita.
Chi parla a un fiore, comunica con il mondo intero.
Chi sorride a un fiore, sorride al suo Creatore.

I fiori saziano l’occhio e rallegrano il cuore.

I fiori sono nati per te, vivono per te, gioiscono per te e ti invitano a
percepire la loro gioia.

Se i fiori potessero parlarci, ci darebbero una lezione di vita.
Se tutta la creazione potesse parlarci, tutti i fiori esulterebbero di gioia

Franco Genovese


Un tempio in Italia

ottobre 4, 2008

UN TEMPIO IN ITALIA

Un tempio a Roma!

 

Oggi nel corso della prima sessione della 178 conferenza, il Presidente della chiesa Thomas Monson ha annunciato la costruzione di un tempio in Italia, proprio in Italia, a Roma!

Una sorpresa per tutti mormoni italiani, e la voce si è diffusa subito anche fra coloro che non avevano visto la sessione, perché le buone notizie corrono presto.

Cosa si può dire quando si riceve una notizia che si era aspettata da tanto tempo, e che ormai non si sperava più di ricevere?

Che è bello.

Che cambierà la nostra vita.

Che vorremmo fare qualcosa anche noi per contribuire ad affrettare la realizzazione di questo “sogno”, ma che da qui, da Alessandria a Roma, ci sono quei seicento chilometri che ci impediscono di essere là, a portata di mano, e che il tempio possiamo solo desiderarlo, e andarci ma solo quando sarà completato, e invece, i fortunati saranno quelli che lo vedranno crescere, come si vede crescere un bambino che gattona, poi si alza e vacilla e poi corre.

Noi lo vedremo solo correre….

Sinora ci eravamo recati al tempio svizzero, due, tre volte l’anno, ma fra due anni circa, il nuovo tempio entrerà in funzione e potremo recarci in questo luogo santo senza spese eccessive, e di conseguenza più frequentemente.

L’emozione ci fa vibrare, certo, il tempio è nostro, un altro punto fermo nell’universo, un punto in cui esiste solo il bene, e la presenza di Dio, un luogo dove potremo recarci quando le cose di fuori si faranno troppo difficili, per vincerle solo con le nostre forze. Un luogo dove riceveremo potere e illuminazione e forza.

Non bastano parole per esprimere i sentimenti di gioia che sentiamo nel cuore.

Grazie Padre!


Dialogo tra ebrei e cristiani sul Messia

settembre 7, 2008

Quali prove avete che Gesù è il messia?

È importante cominciare dicendo che per chi ha già deciso che Gesù non è il Messia, nessuna dimostrazione sarà mai convincente. Ma per coloro che si pongono onestamente la domanda, l’evidenza parla da sè.
Se posta sinceramente, questa è una buona domanda. Dopo tutto, vi sono stati falsi messia nella storia giudaica: tra i più noti ricordiamo Bar Kochba e Shabbetai Zevi.

Bar Kochba capeggiò una rivolta contro Roma negli anni 132-135 C.E. Durante questa rivolta, una delle figure più famose della storia ebraica, Rabbi Akiva, proclamò di essere il Re Messia. Sfortunatamente, Bar Kochba, Akiva e migliaia di ebrei furono uccisi nel 135, quando i Romani sconfissero la città roccaforte di Betar. Shabbetai Zevi, d’altro canto, fu un messia autoproclamato. Leggi il seguito di questo post »


Primi resoconti dell’infanzia di Gesu’

agosto 18, 2008
 Ci sono due tradizioni separate del tutto, in merito all’infanzia di Gesu’. Quella piu’ antica e piu’ valida, il cui documento principale e’ uno scritto noto come il Protovangelo di Giacomo, fu condannata da San Gerolamo, insieme con un cumulo di documenti autentici ed antichi della chiesa cristiana e cosi’ venne ad essere disapprovata dai Papi.1Al suo posto sorse una tradizione piu’ recente, una massa di favole popolari e storie di miracoli che colpi’ le menti medievali e arrivo’ sino a noi come “I vangeli dell’Infanzia .”2  Leggi il seguito di questo post »